TIM BRUNO.
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OSSIDEA 1. LA CITTA' DEL CIELO.
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2014. Editrice Salani, MILANO.
ISBN 978-88-6715-772-3.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Alla vigilia del suo dodicesimo compleanno, David Dream riceve la lettera che cambier per sempre la sua vita. Seguendo le indicazioni contenute nel messaggio, il ragazzo trova la porta nel tempo che si  fermato e apre il libro incompiuto. Dun tratto una creatura fantastica, ferita e sofferente, irrompe nella sua camera attraverso un varco di luce. Pronunciando parole incomprensibili di una lingua sconosciuta, passa al giovane il testimone di una missione disperata. Il ragazzo suona il taharn, il corno magico che la creatura aveva al collo, e viene proiettato in un luogo misterioso e selvaggio: la Terra di Arcon. David dovr intraprendere un lungo viaggio per raggiungere la Citt del Cielo e salvare il regno degli elfi dal sanguinario esercito di Kahs; ma un segreto terribile accompagna il giovane della razza degli uomini.
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ALCUNI GIUDIZI.
E' la saga fantasy che ha conquistato i giovani lettori con il suo intreccio di mondi, creature e lingue fantastiche.
Un eroe di dodici anni che viaggia nel tempo e nello spazio. Un fantasy a pieno titolo e una storia di amicizia.
Corriere della Sera.

Ogni pagina  percorsa dal fascino e dalla forza della natura, dei suoi pericoli e delle sue meraviglie.
Il Venerd di Repubblica.

La porta del tempo, il regno degli elfi, il corno magico, una lingua sconosciuta il successo continua.
Io Donna, Corriere della Sera.	
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L'AUTORE.
Tim Bruno  oggi uno degli autori di libri per ragazzi fra i pi amati e affermati. Biologo, nei suoi libri convivono loriginale passione del bambino per la natura e il rigore dello scienziato; i suoi
mondi fantastici emergono dalle pagine vividi e veri. Cos  nata la Terra di Arcon, regno di elfi e gurbl, di kahuri e gobli; un universo di magia e avventura che ha conquistato critica e pubblico.
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OSSIDEA: 1 LA CITTA' DEL CIELO.

Ai miei adorati figli.

PROLOGO.
Era lalba e una bruma sottile avvolgeva le chiome degli alberi. La creatura si ferm per riprendere fiato, cercando rifugio tra le fronde, ma il respiro affannato, che il freddo tramutava in
vapore denso, trad il suo nascondiglio; linseguimento riprese.
Quellessere, piccolo ed esile, si muoveva con agilit straordinaria e i lupantichi non avrebbero avuto nessuna possibilit di prenderlo se non fossero stati in numero  cos superiore. Tra loro ve nera uno dalla mole colossale e nero come la notte: lasciava che i compagni lo precedessero, ma non perdeva mai di vista la preda. Il suo sguardo era gelido come la  morte.
Un lupantico rosso, pi veloce degli altri, riusc a raggiungere la creatura degli alberi e, accecato dalleccitazione, salt tra i rami, ansioso di trascinarla nel fango; larboreo, rapido come una frusta, sguain una sottile lama dargento e gli mozz un orecchio. La bestia url di dolore e di rabbia e subito si lanci in avanti in cerca di rivincita, ma lelfo lo colp di nuovo, lasciandogli una profonda ferita sullocchio sinistro.
Quando si ritrasse, un fiotto di sangue gli sgorg dalla bocca; anche lui era stato ferito. Fu allora che il lupantico nero parl:
Kahsh ahinmarrr Ossidearrr!
La sua parola era rozza e stentata, come se parlasse una lingua non sua o come se parlare fosse qualcosa al limite delle sue capacit. Lelfo rispose senza mostrare paura:
Ossidea etheranhim, vaurghfohm! disse sprezzante, ma per quanto fosse scaltro e veloce, non poteva resistere a lungo. Il lupantico nero lo sapeva e gli parl ancora in tono di scherno: Elphrr ahikarr, maurgorr?
Larboreo si guard attorno, cercando una via di scampo allaccerchiamento; poi riprese la sua fuga disperata, saltando di ramo in ramo.
Linseguimento continu finch i lupantichi riuscirono a spingere la loro preda al margine del bosco; senza alberi su cui saltare, lelfo era in trappola. Leccitazione delle bestie aument; ringhiavano e saltavano e sembrava che una nuova forza animasse i loro corpi  selvaggi. Infine, comera inevitabile, uno dei lupi riusc a serrare le fauci sullesile corpo; le zanne affondarono nella gamba e losso si spezz con un suono orribile. Larboreo soffoc un gemito, alz la spada e di nuovo colp, ma i suoi movimenti erano diventati lenti; la fine era vicina. Per un solo  istante il suo volto giovane trad la paura e la disperazione. Cerc con lo sguardo il lupantico nero; la belva era l, paziente e spaventosa. I due si fissarono e la creatura degli alberi pot quasi sentire nella mente la  parola storpiata del suo carnefice: 
finita, elfo... persa la tua battaglia.
Larboreo scosse la testa, raccolse le forze rimaste e spicc lultimo salto, un salto disperato... nel vuoto.
Il nero sferr il suo attacco; veloce come una folgore e silenzioso come un demone del buio,
salt davanti ai compagni, pronto a cogliere la vittoria. Fu allora che lelfo prese il corno che teneva a
tracolla e ci soffi dentro con forza. Il bosco si riemp di un suono vibrante che fece agitare le foglie
degli alberi come vento; il corpo dellarboreo parve infiammarsi come una torcia e si disintegr in una
scia di luce e scintille color delloro che riempirono la bocca del suo assalitore. Il lupantico ricadde a
terra e ringhi la sua rabbia con un solo rantolo cupo.

CAPITOLO 1.

LORA DI MATEMATICA.

E, come potete vedere, la somma dei quadrati costruiti sui cateti  uguale al quadrato costruito
sullipotenusa concluse il professor Bowler tracciando un cerchio con il gesso attorno al risultato.
Era un ometto gentile e severo allo stesso tempo, con dei piccoli occhiali tondi sul naso e lo
sguardo arguto e spietato. Terminata la spiegazione si rivolse agli alunni guardandoli da sopra le lenti.
David Dream era seduto nellultimo banco e appuntava le operazioni su un foglio... o almeno cos
sembrava.
Dream! Puoi venire alla lavagna per un esercizio?
Il ragazzo non rispose e neppure alz gli occhi dal banco.
David Dream! ripet il professore in tono pi alto.
Uh?! il giovane sembr svegliarsi in quellistante da un sogno a occhi aperti. Come dice?
Ti ho chiesto se puoi venire alla lavagna; forza!
David si sent avvampare e le orecchie, diventate subito rosse, tradirono il suo imbarazzo.
Bowler percorse laula tenendosi il mento con la mano sinistra; i suoi passi risuonarono lenti nel
silenzio della classe.
Il ragazzo si allung sul banco e copr il foglio con le braccia, ma il professore allung la mano
e, alzando appena lindice, chiese in tono forzatamente educato:
Posso?
David esit un istante, poi alz le braccia.
Linsegnante prese il foglio, si sistem gli occhiali sul naso e lo guard con attenzione, mentre
il ragazzo, le orecchie paonazze, fissava il banco rimasto vuoto.
Richard Bowler si riconobbe subito nel ritratto, nonostante il giovane gli avesse messo indosso
una tunica lunga fino ai piedi e un cappello da mago, con la punta allins e una larga falda. La barba
infine, che il professore portava corta, era diventata lunga e bianca come quella di un vecchio druido.
E questo sarei io? chiese il professore senza staccare gli occhi dal disegno.
David, che non sapeva mentire, annu con il capo chino. Aveva ritratto Bowler durante tutta
lora di matematica, senza ascoltare una sola parola.
Mi sapresti enunciare il teorema di Pitagora, David Dream? gli chiese infine il druido,
scandendo il suo nome con una vocetta crudele e guardandolo da sopra le lenti con aria di
compatimento. David scosse la testa.
Benissimo! concluse il professore facendo sibilare la doppia esse nelle orecchie del ragazzo.
Poi torn alla cattedra, si sedette e con calma apr il registro e inizi a scrivere e a scrivere, tanto che
sembrava voler consumare tutto linchiostro della penna.
Greta, seduta nel banco davanti, si gir e guardDavid con i suoi occhi verdi, ammiccando
come a diremamma mia quanto scrive!; lo stesso fece faccia da porcello Walton, arricciando il
naso lentigginoso e mimando il percorso della penna nellaria.
Lo vedo da me che sta scrivendo, Porcello! pens il ragazzo, poi torn a fissare il banco,
ascoltando in silenzio lo scricchiolio della stilografica di Bowler sulla carta del registro.
Era la vigilia del suo compleanno; David Dream stava per compiere dodici anni e, sebbene non
ne avesse alcuna coscienza, era di una bellezza straordinaria, che non mancava di attirare gli sguardi
delle ragazze. E questo nonostante laspetto sempre un po arruffato, i capelli castani che sparavano in
tutte le direzioni e lattitudine pensierosa e taciturna. Era forse lo sguardo, uno sguardo cos profondo e
misterioso che sembrava davvero poter contenere ogni mondo possibile, a renderlo cos speciale agli
occhi degli altri. Allo stesso tempo questa sua originalit, di cui lui solo non sapeva rendersi conto, non
mancava di insospettire i compagni di scuola, che lo guardavano con diffidenza e forse anche un po di paura.
Di corporatura era piuttosto esile, come molti giovani della sua et; di statura appena sotto la norma.
Bench non amasse cimentarsi nelle gare di destrezza, era noto per la sua agilit e le gambe
veloci, ma anche di questo David Dream aveva a malapena coscienza.
Bene. Per oggi  tutto concluse il professor Bowler avvitando con cura il cappuccio sulla
penna prima di riporla nel taschino del panciotto. Fate gli esercizi a pagina 17 e 18 e ci vediamo gioved.
Il suono della campanella giunse un istante dopo. I ragazzi si alzarono allunisono con gran rumore di sedie; David ripose i libri, mise lo zaino sulla spalla e si  affrett verso luscita. Lungo il
corridoio incroci nuovamente lo sguardo furbo di Greta. La giovane stava appoggiata al muro, vicino
agli armadietti e, reggendo i libri con entrambe le braccia, chiacchierava con Melissa Pampleton, alta e
grossa, dai capelli corvini, che aveva labitudine di dipingersi sempre le unghie di nero. Era una di
quelle che David catalogava come chesmate, ovvero chewing gum, smalto e telefonino.
Le due ragazze parlavano fitto e ogni tanto gli rivolgevano unocchiata, ammiccando
maliziosamente. Non sapendo bene che fare, David rispose con un mezzo sorriso un po ebete e loro
ridacchiarono sussurrandosi qualcosa allorecchio.
Ma che avranno tanto da ridere?
Il giovane le osserv perplesso, senza smettere di camminare, finch inciamp nello zaino di
Sam Bullock e in un attimo si ritrov con la faccia a terra. Cadendo sent un tintinnio e subito si port la mano al collo.
Dov? Dov finita?
Guard sul pavimento dinnanzi a s e intravide la chiave tra le gambe degli studenti che andavano e venivano. Subito si alz e scatt in avanti per recuperarla, ma faccia da porcello Walton
fu pi veloce: gliela prese da sotto il naso e cominci a stuzzicarlo.
Ehi, guardate un po qua! Dream se ne va in giro con una chiave appesa al collo! Che chiave ,
Dream? La chiave del gabinetto, forse? Ah, ah, ah!
I compagni gli fecero eco ridendo come scimmie.
Ridammela subito! intim David facendosi avanti.
Altrimenti cosa succede, Dream? O dovrei chiamarti... Sleep?
Cos dicendo Walton lanci uno sguardo di intesa a Bullock.
Due volte ripetente, Sam Bullock era una spanna pi alto dei compagni e aveva fama dessere attaccabrighe e manesco.
Ridammi la chiave! ripet David senza arretrare di un passo.
Bullock si fece avanti, ma il giovane Dream lo scans e si avvent su faccia da porcello.
Colto di sorpresa dalla velocit del compagno, il ragazzo cadde allindietro e si ritrov con le spalle a
terra. David stava a cavalcioni sopra di lui, cercando di strappargli la chiave, ma nonostante la
posizione sfavorevole e qualche colpo sul naso, Walton non mollava la presa, deciso a proseguire la sua bravata fino allultimo.
David riusc infine a bloccargli il polso con una mano ma, proprio quando stava per afferrare la chiave, si sent agguantare alle spalle con una forza ben superiore alla sua. Bullock lo aveva preso da
dietro e gli stringeva il collo con il braccio. Walton, bench dolorante a terra, alz il pugno e mostrando la chiave lo stuzzic di nuovo.
Che cosa credevi di fare, Sleep?! Ce lho io la tua chiave! Vieni a prenderla, forza!
David sent il sangue ribollire sotto la pelle; afferr il braccio che lo stringeva e senza pensarci
lo morse con forza; Bullock grid di sorpresa e di dolore e lasci andare. Il giovane Dream si avvent
nuovamente sul compagno a terra, ma prima che potesse colpirlo vide una mano afferrare faccia da
porcello e sollevarlo fino a rimetterlo in piedi.
Che cosa sta succedendo qua?
Bowler stava fermo dinnanzi a lui e teneva Walton per il braccio. David, ansimante, rosso di
rabbia, con la maglietta tutta tirata da un lato e strappata sul colletto, reclam senza esitazione quel che era suo.
Quella chiave  mia!
Il professore guard lalunno con la solita espressione gentile e spietata.
 vero, Walton?
No, signore.  mia! rispose questo guardando il compagno con aria di sfida.
David si fece ancora pi rosso e si sarebbe gettato di nuovo su di lui se non fosse stato per Bowler.
Fermo l!
Il professore si rivolse per primo a faccia da porcello.
Che cosa apre questa chiave, Walton? Me lo sai dire?
Il ragazzo esit un istante, ma poi rispose con tono sicuro.
Il lucchetto della mia bicicletta! David Dream me la voleva rubare!
Il professore si sistem gli occhiali sul naso e osserv con attenzione la chiave senza toccarla,
tirando il braccio di Walton ancora pi su.
Ma davvero! comment infine. Un lucchetto molto antico, direi!
Il ragazzo ammutol.
Bowler si rivolse a David e gli fece la medesima domanda.
Che cosa apre questa piccola chiave, David Dream?
Il giovane esit, mentre tuttintorno gli studenti lo guardavano in silenzio.
Non ne ho la minima idea, signore rispose infine.
Il professore lo guard serio da sopra le lenti.
E cionondimeno ci tieni cos tanto?
S, signore.
Allora cerca di non perderla! concluse Bowler estirpando la chiave dalla mano di Walton.
Ahia! protest questo senza troppa convinzione.
Il professore restitu la chiave a David e si allontan impassibile lungo il corridoio.
***
David Dream non poteva sapere che cosa aprisse la chiave che portava al collo; sapeva solo di
averla da un sacco di tempo, da quando era poco pi che un neonato, esattamente dal giorno in cui suo
padre era scomparso.
Nessuno sapeva con certezza come fosse successo, ma lui aveva ricostruito quel giorno nella
sua mente, aggiungendo di volta in volta nuovi particolari.
Undici anni prima, Robert Dream si era alzato nel cuore della notte, si era vestito in silenzio e
aveva preso da una vecchia scarpa, che non avrebbe pi usato, una stringa di cuoio. Poi era salito nel
suo studio, che stava in soffitta, e da un cassettino della scrivania aveva tirato fuori la piccola chiave di
ferro; uscito sul ballatoio, aveva incontrato Petardo, il gatto, che lo aveva guardato con un po di
curiosit. Robert Dream gli aveva fatto una carezza sulla testa ed era sceso in camera di David. Il
bimbo dormiva profondamente, comera normale a quellora della notte. Il padre aveva infilato il laccio
nellanello della chiave, si era chinato sulla culla e con amorevole delicatezza aveva legato la stringa
attorno al collo del bambino, facendo attenzione a non svegliarlo. In un sussurro, gli aveva detto che
presto o tardi sarebbe tornato da lui e dopo avergli rimboccato bene le coperte lo aveva baciato sulla
fronte per lultima volta. Poi, con il cuore straziato dal dolore, Robert Dream era uscito di casa e da
allora nessuno ne aveva saputo pi nulla.
S... doveva essere andata proprio cos.

CAPITOLO 2.
SULLA STRADA DI CASA.

Erano le quattro e mezzo. David camminava sul bordo del marciapiede, cercando di evitare la
calca del pomeriggio e intanto rimuginava su quanto successo a scuola. Quando pass davanti al fast
food, il drago soffi nellaria le bolle di sapone e i bambini gridarono di gioia e corsero da una parte e
dallaltra per acchiapparle. David li guard con un filo di malinconia; fino a pochi anni prima anche lui
si divertiva a rincorrere le bolle del drago, ma ora non pi; sentiva che quel tempo era passato e che
alcuni giochi gli erano ormai negati. Ma quando una bolla di sapone gli pass davanti al naso, non
seppe resistere e la soffi nellaria con delicatezza, cercando di prolungarne il magico volo; in quel
mentre una pioggerellina, fine come polvere, inizi a cadere sulle auto e sui cappotti.
Il ragazzo super la vecchia scuola abbandonata, coperta dalle piante rampicanti che crescevano
sui muri ed entravano dalle finestre; un mendicante, seduto sulle scale, lo guard sornione da sotto il
cappello.
David acceler il passo e si infil nella metropolitana, facendo lo slalom tra i pendolari che
rientravano dal lavoro. Dentro il vagone, schiacciato tra i passeggeri, spiava i volti delle persone
cercando di immaginare quale parte avrebbe potuto avere ciascuno di loro nel suo mondo fantastico.
Quello alto e grosso, con la barba rossa, potrebbe essere un armigero pens, mentre
quellaltro, piccolo e magro e con gli occhi sottili, potrebbe essere un ladro di tesori.
Mentre osservava i suoi compagni di viaggio, David incroci lo sguardo di una chesmate. La
ragazza lo guard per un istante con la faccia da trota, poi riprese a digitare veloce sul telefonino,
masticando rumorosamente. Davanti a lei stava seduto un giovanotto poco pi grande, con le cuffiette
alle orecchie. Muoveva la testa avanti e indietro, al ritmo della sua musica, accentuando il movimento
con il mento, e intanto fissava con aria da tordo la chesmate.
Gi, ma quei due? Chi mai potrebbero essere quei due? pens David.
Giunto alla sua fermata usc veloce e, nonostante il peso dello zaino sulle spalle, raggiunse di
corsa la scala mobile. Quando usc allaperto era quasi buio. Nuvole color carbone si accalcavano nel
cielo e la pioggia cadeva incessante. I pochi passanti rimasti si affrettarono verso le case e in breve la
strada rest deserta.
David si strinse nella giacca, scacci un brivido di freddo e riprese il suo percorso lungo i muri.
Attravers di corsa il mercato cinese e si infil in via del Glicine.
Mentre procedeva verso casa, cominci a sbirciare da lontano il giardino dei Ludvig.
Grugno non c si disse con sollievo, con questo tempo lo avranno fatto entrare.
Ma quando arriv pi vicino si fece cauto. Guard con attenzione oltre la siepe, fece ancora
qualche passo e si ferm poco prima del cancello. Non cera traccia del grosso meticcio che faceva la
guardia alla villa dei Ludvig, ma il giovane sapeva che quel cane era molto furbo. Ogni volta che
doveva passare di l sentiva il cuore farsi piccolo piccolo e le gambe diventare dure e fragili come
vetro. Non che Grugno lo avesse mai morso o aggredito, perch il cancello della villa era sempre
chiuso; il meticcio, grosso e scuro come la notte, con il pelo ispido e sempre arruffato, si limitava a
comparire allimprovviso, abbaiando e ringhiando come un demonio. E siccome la via era stretta, non
cera modo per il ragazzo di sottrarsi a quel tormento. Il cane lo seguiva per tutto il tratto, dal cancello
fino alla fine del giardino, digrignando i denti e fissandolo con i suoi infernali occhi gialli. David
sapeva che non cera modo per il cane di uscire, ma questo non gli impediva di avere paura, una paura
incontrollabile, che gli bruciava i piedi e lo costringeva a correre.
Devo andare pens il giovane o mi bagner dalla testa ai piedi.
Ma le gambe non si muovevano.
Non c si disse ancora una volta, mentre lacqua gli gocciolava dai capelli sulla fronte e sugli
occhi.
Fece un passo, poi un altro e...
Bauarrr!!!
Il latrato di Grugno gli fece saltare il cuore in petto. Una folgore fotograf quellistante,
lasciando impressa negli occhi del ragazzo limmagine terrificante del meticcio che lo fissava furioso.
David si diede a correre come una lepre, con il cane che lo incalzava cercando di mettergli quanta pi
paura possibile.
Solo quando sent i latrati lontani, il giovane Dream cominci a rallentare finch si ferm e
guard indietro, ansimante; Grugno, allangolo della recinzione, festeggiava la sua ennesima vittoria.

CAPITOLO 3.
UNO STRANO POSTINO.

Ciao, tesoro! grid la mamma dalla cucina.
Ti sei bagnato?
Un po.
Meno male!
Susan Dream non ascoltava molto. Non lo faceva di proposito, era fatta cos: per non essere
sopraffatta dalle vicende della vita, le precedeva, forzando il mondo ai suoi desideri. Anche della
scomparsa del marito parlava pochissimo e malvolentieri, temendo che questo potesse turbare
larmonia della casa. David lo sapeva e ormai non ci faceva pi caso. Questa curiosa attitudine della
madre gli aveva insegnato a cavarsela da s quasi in tutte le circostanze.
Il ragazzo sal veloce le scale e pass davanti alla camera della sorella; stranamente la porta non
era chiusa, ma solo accostata. Era questo un fatto talmente straordinario che il giovane non seppe
resistere alla tentazione di sbirciare allinterno. Sua sorella era sdraiata sul letto e bisbigliava nel
telefonino, rimirandosi le unghie appena smaltate. Sarah Dream era a tutti gli effetti una chesmate;
anzi, per David avrebbe meritato il titolo di presidentessa. Aveva da poco compiuto sedici anni e, a
giudicare dal numero di giovanotti che le ronzavano intorno, doveva essere piuttosto attraente. Se fosse
buona o cattiva, non avrebbe saputo dirlo, perch ormai era del tutto estraneo al suo mondo.
Chiudi la porta, bamboccio!
Certo la gentilezza non era il suo forte.
Il ragazzo si infil in camera sua, appoggi la cartella sulla sedia e si tolse la giacca zuppa.
Il vecchio Petardo stava seduto sulla scrivania e guardava il temporale attraverso il vetro della
finestra. Il grande olmo, in giardino, agitava i lunghi rami nella pioggia battente. Il ragazzo si avvicin
e il gatto cerc una carezza allungando il collo.
Buongiorno, Petardo! disse David accarezzandolo. Non si esce oggi, eh?
Petardo emise un sottile miagolio di saluto e torn a guardare fuori.
Il giovane si accorse allora che intorno ai suoi piedi si era formato un laghetto. Sfil le scarpe, si
tolse le calze e le appese sullo schienale della sedia. Poi, a piedi nudi, usc dalla stanza.
In fondo al ballatoio, oltre la camera della mamma, cera la porta che conduceva alla soffitta. Vi
si accedeva attraverso una stretta scala di legno che si insinuava misteriosamente tra le pareti.
Che la soffitta fosse un posto speciale lo si capiva subito, guardando le travi di legno che
reggevano il tetto, ma la ragione per cui David amava salire lass era unaltra: in solaio la mamma
aveva ammucchiato tutte le cose appartenute al marito. Nel tempo il ragazzo le aveva catalogate una
per una e attraverso quegli oggetti aveva cercato di ricordare suo padre.
Nellangolo a destra, appoggiato su un piedistallo girevole, cera un grosso planisfero di legno;
le immagini raffigurate sulla superficie del globo erano cos insolite che a malapena David vi poteva
riconoscere la geografia che aveva studiato sul libro di scuola. Sospettava dunque che quel mondo non
fosse esattamente la Terra, ma un pianeta simile eppure diverso. Vicino al planisfero, montato su un
treppiede traballante, cera il telescopio. Era costituito da un grosso cilindro rivestito di pelle e da
spesse lenti che lo chiudevano da una parte e dallaltra. Un ingegnoso sistema di viti e di leve
permetteva di muoverlo e puntarlo verso il cielo. Una volta David era riuscito a vedere la luna e i suoi
crateri dalla finestra del lucernario.
Allinterno di una robusta valigia di pelle, cos pesante che a fatica era riuscito a tirarla gi
dallarmadio, il ragazzo aveva trovato un sestante, un antico strumento utilizzato per calcolare la
posizione delle navi. Quella scoperta lo aveva convinto che suo padre fosse un esploratore. A conferma
di questo, sugli scaffali della soffitta erano disposti strani oggetti, provenienti da ogni parte del mondo:
la conchiglia a forma di spirale, con la targhetta ingiallita che ne riportava il nome scientifico, il ramo
di corallo, il pugnale dalla lama ricurva, lelefante di pietra, la pelle di serpente, la grossa ametista
viola, il guscio di tartaruga; cera persino un animale impagliato, una specie di incrocio tra un grosso
gatto e una volpe, con le zanne sguainate e lo sguardo feroce.
Sul lato opposto troneggiava un grosso armadio di legno scuro pieno di vestiti: pantaloni,
camicie, giacche, cravatte erano ben sistemati sulle grucce di legno, mentre in basso stavano
ammucchiate le scarpe. Era proprio in quel mucchio che David aveva trovato la scarpa senza stringa,
quella stringa che suo padre certamente aveva usato per legare la chiave. Accanto allarmadio,
nellangolo pi buio della soffitta, cera unantica pendola rotta. Pi volte il ragazzo aveva cercato di
farla funzionare, ma le lancette erano rimaste immobili.
David si lasci cadere sulla vecchia poltrona di pelle che stava sotto allabbaino e rest per un
po a guardare quel mondo fantastico, quella stanza delle meraviglie. Mettendo assieme i vari elementi,
come i pezzi di un puzzle, si era convinto che suo padre stesse cercando una terra perduta. E siccome
non riusciva a trovarla sulla Terra, la cercava anche tra le stelle, usando il telescopio. Quanto gli
sarebbe piaciuto conoscerlo.
Ragazzi! Venite che  pronto!
La voce della mamma giunse attutita attraverso le scale. Il ragazzo si alz di malavoglia e scese
in cucina.
Allora, com andata a scuola? chiese lei appena lo vide entrare.
Cos cos.
Bene!
Sarah arriv un istante dopo e si sedette in silenzio di fronte al fratello.
Niente musica a tavola, signorina disse la signora Dream sfilandole gli auricolari.
La ragazza non fece una piega. Si lev il chewing gum dalla bocca e lo appoggi sul tavolo
vicino al bicchiere. Poi prese la forchetta e laffond nel risotto.
Fu allora che suon il campanello della porta.
Vai ad aprire, Sarah disse la mamma, devessere la signora Buddington; doveva portarmi
dei vestiti.
La ragazza aspett che la madre si girasse e poi si rivolse al fratello.
Vai tu! biascic.
David la fiss in silenzio.
Lo ha detto a te! avrebbe risposto in altre circostanze, ma questa volta si alz senza ribattere.
Corse alla porta e apr senza esitazione, convinto di vedere la figura rotonda della signora Buddington
sulluscio.
Sei tu David Dream? chiese una voce cos fonda che sembrava provenire dal regno dei morti.
Era un uomo di alta statura, vestito con un abito grigio scuro e un lungo cappotto che gli
arrivava fin quasi ai piedi. Indossava uno strano cappello e si appoggiava su un bastone da passeggio
con limpugnatura a forma di testa di drago. I suoi occhi azzurrissimi scintillavano sotto le sopracciglia
folte.
S... s rispose il ragazzo.
Domani compirai dodici anni.
David annu.
Luomo sbirci in casa alle spalle del giovane, poi riprese.
Undici anni fa tuo padre mi ha consegnato questa, pregandomi di dartela solo oggi, alla vigilia
del tuo dodicesimo compleanno.
Luomo estrasse dalla tasca del cappotto una busta sgualcita, con un sigillo di ceralacca rossa, e
la porse al ragazzo. David la prese senza dire una parola. Subito dopo luomo si volt e zoppicando
vistosamente si allontan di qualche passo. Prima di scomparire si gir nuovamente e, guardando il
giovane impietrito sulla porta, aggiunse:
Se fossi in te, David Dream, non ne parlerei con nessuno. Non tutti sanno vedere oltre la
nebbia che ci circonda disse muovendo la testa del drago nellaria.
Poi riprese per la sua strada accompagnato dal rumore del bastone sul selciato.
David rest per qualche istante immobile, con la busta in mano, finch la voce della mamma lo
riport alla realt.
 la signora Buddington? Falla entrare, che devo darle una cosa!
Il ragazzo infil la busta in tasca e chiuse la porta.
No... non era la signora Buddington disse comparendo sulla porta della cucina pallido come
un cencio.
Ah, no? E chi era? chiese stupita la signora Dream.
Ne... nessuno rispose il ragazzo.
Ma... ho sentito parlare!
Pa... parlavo da solo.
Sarah alz la testa dal piatto e guard il fratello con insolita curiosit.
Da solo? Sei strano, figliolo. Bah, vieni a mangiare che si fredda.
Il ragazzo torn a tavola, si sedette e rest a fissare il piatto in silenzio.
Non hai fame, David?
Meccanicamente il giovane raccolse la forchetta e prese a mangiare come un automa. Di tanto
in tanto appoggiava la mano sulla tasca dei pantaloni e controllava che la busta ci fosse ancora, perch
temeva davvero daver immaginato tutto.
***
Terminata la cena, David corse in camera sua, chiuse per bene la porta e con il cuore che
batteva forte tir fuori la busta.
La carta era ingiallita e consunta dal tempo, ma il ragazzo non fatic a leggere il proprio nome.
David Dream cera scritto e subito sotto la data di quel giorno: 9 maggio 2011.
Il giovane appoggi la busta sul tavolo e lentamente lapr, usando un piccolo righello come
tagliacarte.
Il sigillo si ruppe con un rumore secco.
Con le mani tremanti per lemozione, David estrasse un piccolo biglietto e lo lesse al ritmo del
proprio cuore.
Buon compleanno, figlio mio.
Quella che porti al collo  la chiave
per la Terra di Arcon.
Cerca la porta
nel tempo che si  fermato
e non dimenticare mai
che la realt  invisibile agli occhi.
Robert Dream, tuo padre.

CAPITOLO 4.
LA PORTA NEL TEMPO.

Quando lultima luce della casa si spense, David aveva ancora gli occhi aperti. Rileggeva nella
mente il biglietto che ormai aveva imparato a memoria.
Questa  la chiave... cerca la porta... il tempo che si  fermato...
Lentamente le sue palpebre si abbassarono e pian piano la realt si fece un poco pi lontana;
quelle parole, per, continuarono a girargli nella testa, accompagnandolo fin sulla soglia del sonno.
La chiave... la porta... il tempo fermato.
Allimprovviso, unimmagine balen nella sua mente, cos nitida che il ragazzo apr gli occhi
nel buio e ripet ad alta voce:
La chiave! La porta! Il tempo che si  fermato!
Si mise a sedere sul letto.
Ho capito!
David si alz e cominci a frugare nella cesta, piena zeppa di roba: vecchi giocattoli, la palla da
basket sgonfia, il guantone da baseball... Ma dov finita?... Una scarpa da tennis, il frisbee, la corda
per saltare... Eppure ero sicuro che fosse qui... Un retino da pesca, il cannocchiale, la maschera da
sub... Eccola! La torcia elettrica.
Al primo tentativo la lampada rimase spenta, ma dopo qualche colpetto proiett il suo fascio
luminoso sul soffitto della stanza.
Oh, finalmente!
Il ragazzo si affacci dalla porta, gett unocchiata verso la stanza della madre e si avventur
verso la soffitta, camminando in punta di piedi e dirigendo la luce sul pavimento; le scale di legno
cigolavano appena sotto il peso dei suoi passi leggeri. Giunto in cima afferr la maniglia e lentamente
labbass. Appena la serratura scatt, luscio si apr silenziosamente di un palmo; David esit un
istante, spiando con la torcia attraverso la soglia; poi si fece coraggio ed entr.
Appena fu dentro, gli sembr che ogni cosa nella soffitta si muovesse. Gli oggetti si erano
animati e si agitavano nelloscurit in una festa segreta e spaventosa. Le loro ombre correvano veloci
sui muri, deformandosi. Il giovane fu preso dalla paura ed ebbe la tentazione di uscire di corsa e tornare
in camera sua.
No! Non  possibile si disse. Stai calmo.
Per alcuni istanti rest immobile, puntando il fascio di luce sul pavimento e guardandosi intorno
senza girare la testa. Gli sembr allora che gli oggetti si fossero fermati. Cap allora che era lui stesso,
muovendo la torcia da una parte e dallaltra, ad animare le cose. Ritrovato il coraggio, David si diresse
verso larmadio; la figura terrificante del gatto-volpe balen per un istante nel fascio di luce. Il giovane
trasal e punt la torcia di nuovo verso il basso, per evitare di animare altri oggetti spaventosi.
Cammin guardandosi i piedi fino in fondo alla soffitta e solo allora alz la luce. Il vecchio armadio di
legno scuro comparve davanti a lui. David punt il fascio verso destra e illumin la pendola.
Eccola qua!
Il ragazzo la ispezion attraverso la vetrinetta, finch trov quello che stava cercando: un
piccolo foro tondo, orlato da una corona metallica. Era quella limmagine che gli era balenata davanti
agli occhi un istante prima di addormentarsi.
Il giovane afferr il pomello della porticina e tir; la vetrina si apr senza difficolt. David
osserv di nuovo il buco nel legno.
Sono sicuro che  questa! si disse.
Appoggi la torcia sulla scrivania e sciolse il laccio di cuoio che portava al collo. Afferr la
chiave e lentamente la infil nel buco. Gir verso destra senza forzare e sent subito il click.
Lo sapevo! si disse. La porta nel tempo che si  fermato!
Lorologio si apr con un cigolio sottile, rivelando il grosso pendolo nascosto al suo interno,
quel pendolo che non ne voleva sapere di oscillare per muovere le lancette. Due pesi, collegati a una
catenella di ferro, scendevano ai lati.
David perlustr linterno con la luce, finch not un oggetto in fondo alla cassa, incastrato tra i
congegni del meccanismo. Lentamente intrufol una mano tra gli ingranaggi, lafferr delicatamente da
un lato e prov a tirarlo verso di s.
 incastrato!
Prov di nuovo, finch riusc pian piano a liberarlo dal suo nascondiglio; solo allora cap di
cosa si trattava: un grosso libro scuro era nascosto in fondo alla cassa della pendola, quasi invisibile
dietro al congegno dellorologio. Appena il ragazzo lo tir fuori, i pesi andarono in tensione e la
pendola batt luna di notte con un colpo che risuon per tutta la casa. David rest pietrificato per lo
spavento e il suo cuore prese a picchiare cos forte che il giovane fu certo di poterne sentire il battito.
Solo quando vide le lancette girare cap che il rumore proveniva dallorologio.
Ha ripreso a funzionare! pens.
Il ragazzo appoggi il libro per terra, ai piedi della pendola, e lo illumin con la torcia. La
copertina era scura e sembrava fatta di cuoio. Vi era incisa limmagine di un corno, uno di quei corni
da segnalazione che si usavano nel passato. David fece per sollevarla, ma questa gli sembr
straordinariamente pesante.
Ma cosa...? si disse tirando con maggior forza.
Appena il libro si apr, una corrente daria gelida percorse la soffitta, come se qualcuno avesse
spalancato la finestra. Un gemito, breve e terribile, echeggi nella stanza, poi tutto torn silenzioso.
Chi c? chiese David illuminando attorno con la torcia. La soffitta era vuota.
Il giovane rest in silenzio, ansimando per la paura.
Meglio andarsene di qui pens infine e, preso il libro sottobraccio, si avvi verso le scale.
Giunto sul ballatoio, vide due grandi occhi brillare nel fascio di luce; Petardo era seduto davanti alla
porta della soffitta e lo fissava fermo come una statua. David prosegu verso la sua stanza.
Appena fu entrato in camera si infil nel letto e rest a lungo immobile, aspettando che il cuore
smettesse di battere allimpazzata.
Poi si tir la coperta fin sulla testa, in modo che nessuno potesse vedere la luce della torcia, e di
nuovo apr il libro.
Northerborg, 9 maggio 2001
Da oltre un mese cerco di terminare il libro, ma le parole scritte durante il giorno
scompaiono durante la notte.
Allinizio ho pensato di essere impazzito, ma adesso ho capito: la fine di questa storia non
pu essere ancora scritta e io non ho pi tempo.
Temendo che il libro potesse cadere nelle mani sbagliate, lho nascosto dentro la pendola,
in attesa che tu crescessi.
Ora solo questa pagina ti separa dalla Terra di Arcon, ma stai attento; se continuerai,
nulla sar pi come prima. Conoscerai la paura e il dolore, la guerra e lonore, il tradimento...
lamore.
Buon viaggio, figlio mio.
Io sar sempre con te se saprai riconoscermi.
Il suo cuore aveva preso a battere pi forte di prima.
Emozionato fino allo spasimo, David esit per un istante, poi volt la pagina e riprese a leggere
dalla prima riga.


CAPITOLO 5.
IL CORNO DI VIAGGIO.
Nella Terra di Arcon, la guerra di Kahs... Aveva letto solo queste poche parole, quando gli
parve di sentire il rumore del vento tra le foglie e il ringhio lontano di una bestia.
David cacci la testa fuori dalle coperte e sgran gli occhi nel buio. Fu allora che tutto ebbe
inizio.
In un angolo della stanza si accese una piccola luce, non pi intensa della fiammella di una
candela. Mentre il giovane la fissava con gli occhi sbarrati e il cuore in tumulto, la luce divenne pi
forte e si allarg a formare un grande anello scintillante.
Ma che cos...?
Improvvisamente, un fuoco dartificio scatur dallanello di luce e, trascinandosi dietro una scia
di scintille color delloro, schizz nella camera con una tale forza che sbatt contro il muro e cadde sul
pavimento.
Il ragazzo url per lo spavento e pens che forse un animale, un pipistrello o un gufo, fosse
entrato nella stanza; ma la finestra era chiusa e non cerano buchi nel vetro. Cominci a frugare tra le
coperte, cercando la torcia elettrica, e finalmente la trov sotto il cuscino, spenta.
Accenditi! Accenditi! implorava scuotendola.
Quando finalmente il fascio torn a illuminare la stanza, David lo punt subito nella direzione
in cui gli era parso di veder cadere quella cosa; esplor ogni angolo e... non not niente di insolito.
Forse ho sognato pens, forse  solo la mia immaginazione. Ma prima che potesse
convincersi, ud un suono debole e terrificante. Il giovane rabbrivid: era il rumore inconfondibile di un
respiro affannato. David scese dal letto e con le gambe tremanti cerc di capire da dove provenisse: 
dietro la cesta!
Si avvicin piano, impugnando la torcia con entrambe le mani e puntandola davanti a s come
una pistola. Prese il bastone da hockey e piano piano cerc di scostare la cesta dal muro, ma dovendo
usare una sola mano non riusciva a far forza. Cerc allora di far leva contro la parete e finalmente riusc
a muoverla. Quel che vide subito dopo lo lasci di ghiaccio.
Una creatura minuta giaceva ansimante sul pavimento e lo fissava con gli occhi sbarrati; David
rest pietrificato dalla paura e dalla sorpresa. Mentre lo illuminava, quellessere cerc di alzarsi in
piedi, forse nel tentativo di sottrarsi alla luce, ma subito ricadde a terra; appariva stremato.
Il ragazzo rimase per alcuni lunghi istanti a fissarlo, incredulo, finch una parola prese forma
nella sua mente.
E... Elfo!
Fu allora che la creatura cominci a parlare: con una voce flebile che sembrava un gemito,
inizi a pronunciare parole incomprensibili e il suo racconto si fece via via pi concitato e angosciante:
Eoghim dehem Etheria viehin. Ossidea nexhen persihor. Kahs harmas irgham!
David lo fissava attonito.
Kahs ohinm Ossidea! Etheria assedair! Inhuc Arbora hios harmar!
N... non capisco niente balbett il giovane e, preso coraggio, si avvicin e si chin su di lui:
Co... cosa ti  successo?
La creatura smise di parlare, come se avesse compreso che le sue parole erano inutili. Prese il
corno che teneva a tracolla e con uno sforzo che gli storpi il volto lo mise tra le mani del ragazzo.
David lo afferr senza capire e sent che era caldo come una pietra al sole destate. Lelfo gli prese la
mano e stringendola con forza lo fiss negli occhi; una piccola lacrima rig il suo volto giovane.
Ossidea etheranhim! sussurr con unespressione che pareva di supplica.
Ossidea... Ossidea... Ossidea ripet ancora. Poi i suoi occhi si chiusero e la creatura reclin la
testa.
Ossidea? Cos? Cosa vuol dire Ossidea? Cosa devo fare? esclam David, sconvolto. Cosa
devo fare? Rispondimi!
Ma lelfo giaceva come morto.
Il giovane si accorse che portava una sacca a tracolla. Lentamente gliela tolse; poi lo sollev, lo
adagi sul letto e rimase a guardarlo in silenzio. Aveva i capelli lunghi, legati da un rametto ritorto, e
indossava un vestito fatto di cuoio e di foglie cuciti assieme. La pelle era verde oliva e i piedi erano
nudi e sporchi. Del sangue raggrumato gli macchiava il collo e il petto.
Quando la luce della torcia illumin la ferita, David rest pietrificato dallorrore: era profonda e
terribile come il morso di una belva. Copr lelfo con le coperte e non ebbe il coraggio di sentire se
respirava ancora.
***
La sacca era di pelle scura, morbida e robusta allo stesso tempo; un legaccio di cuoio la teneva
chiusa. Dopo qualche istante di esitazione David lapr, sperando di trovare l dentro le risposte che
lelfo non aveva potuto dargli. Tir fuori gli oggetti uno a uno e li dispose in ordine sul tavolo: dodici
noci, una mela rossa, una specie di galletta dura, un piccolo coltello con il manico dosso, uno
strumento metallico che David non riconobbe e infine un quaderno; la copertina, scura e rigida,
sembrava fatta di...
Corteccia dalbero! E profuma anche come un albero pens il ragazzo annusandola. Era ornata
da una placca metallica e recava dei segni incomprensibili incisi nel legno. Il ragazzo apr il quaderno e
scopr con sorpresa che le pagine erano tutte bianche. Scroll la testa deluso e stava per rimettere gli
oggetti nella borsa quando vide brillare qualcosa sul fondo.
E quello cos?
Infil la mano ed estrasse una grande moneta dargento. La mise sotto la luce della torcia e la
guard con attenzione. Su una faccia era raffigurato un cigno in volo, con il lungo collo teso in avanti e
le ali spiegate; sullaltra il profilo di una fanciulla, poco pi che bambina, con i capelli sciolti in lunghi
boccoli e ornati da una corona di foglie. Era bellissima.
Meglio rimettere tutto a posto, adesso.
Ripose con cura gli oggetti dentro la sacca; poi prese il corno e not che era diventato freddo.
Lo rigir tra le mani, osservandolo. Era ricoperto da intarsi finissimi, simili a disegni di rami e
di foglie.
La punta era protetta da un lungo bocchino doro e finimenti in oro lo avvolgevano a spirale,
fino a unirsi a un grosso cilindro attorno alla bocca. Una catena dargento era agganciata al bocchino da
una parte e al cilindro doro dallaltra e permetteva di portare il corno a tracolla.
Quasi senza rendersene conto, il giovane lo port alla bocca e ci soffi dentro. Ne usc uno
sbuffo muto. David sbirci dentro il cavo, temendo che fosse otturato, ma questo era perfettamente
vuoto. Gli venne in mente allora che per suonare alcuni strumenti a fiato non bisogna soffiare dentro il
bocchino, ma piuttosto far vibrare le labbra come quando si fa una pernacchia. Appoggi di nuovo la
bocca sul corno e riprov.
Un suono potente, simile a quello delle navi quando entrano in porto, echeggi per la stanza. Il
ragazzo stacc subito le labbra temendo di svegliare lintero vicinato, ma il suono non si interruppe,
anzi, divenne sempre pi forte; gli oggetti della stanza iniziarono a tremare e a cadere e poi tutto
cominci a deformarsi, come attraverso lo specchio di un luna park, e a girare e girare in una vertigine
incontrollabile, accompagnata da quel suono assordante.
David chiuse gli occhi e si accasci a terra, coprendosi le orecchie con le mani. Gli sembr
allora di sollevarsi e di fluttuare nellaria, spinto da una forza invisibile, una corrente, un turbine. Poi,
improvvisamente, il rumore cess e gli parve di udire il canto di uccelli lontani e il suono gentile
dellacqua che scorre. Quando apr gli occhi, vide il cielo azzurro attraverso le fronde di un albero.
Giaceva a pancia in su sotto le chiome di un melograno.

CAPITOLO 6.
LA TERRA DI ARCON.
David si mise seduto e si rese conto di essere altrove. Il suo letto, la sua stanza, la sua casa, tutto
era sparito. Gli erano rimasti solo il corno e la sacca dellelfo con le sue poche cose; e il pigiama.
Dove sono? Cosa  successo?
Guard il corno; i finimenti doro brillavano come fuoco e tutto lo strumento pulsava di energia,
producendo un calore intenso.
Ma com possibile?
Si alz in piedi e si guard attorno: davanti ai suoi occhi increduli si stendeva una valle boscosa,
solcata da un torrente che scorreva lungo il pendio fino a scomparire tra la vegetazione. In lontananza,
la vista si perdeva su una foresta sconfinata, su cui era sospesa una nebbia sottile. Un grande uccello
rapace dal piumaggio dorato volteggiava sul bosco; il suo grido acuto risuon nellaria.
Kiiiiii... kiiiiii... kiiiiii.
Non cerano case, n automobili, n strade e neppure sentieri; nessun segno della presenza
delluomo turbava quel luogo fantastico. Laria era fresca e aveva un buon odore di terra e di selva.
David guard di nuovo il corno; i finimenti doro erano tornati del loro colore naturale e il
calore era diminuito.
Questo corno ... magico! pens. Forse se lo suono di nuovo riuscir a tornare indietro,
riuscir a tornare nella mia stanza!
Appoggi le labbra sul bocchino, prese fiato e...
Ma se fosse proprio questa la Terra di Arcon di cui parlava mio padre? si disse, allontanando
il corno. Non posso rinunciare adesso!
David era combattuto.
Ma la mamma mi cercher! E anche Sarah, forse! Devo tornare subito indietro!
Appoggi nuovamente il bocchino sulle labbra e stava per soffiare quando una parola gli affior
alla mente.
Ossidea... lelfo ha pronunciato questa parola. Sembrava cos importante... David allontan di
nuovo il corno. Devo scoprire cosa  successo.
Quella decisione, cos repentina e definitiva, lo fece vacillare per lo sgomento.
Improvvisamente si sent solo e sperduto in un mondo sconosciuto.
Cerc di farsi coraggio. Aveva letto che gli esploratori del passato erano soliti disegnare i
luoghi e le creature che incontravano nei loro viaggi. Quei disegni erano lunica testimonianza di ci
che avevano visto e costituivano dunque un materiale preziosissimo.
David apr la sacca e tir fuori il quaderno.
Gi, per non ho la matita.
Fu allora che gli torn alla mente il piccolo oggetto metallico. Frug nella borsa finch non lo
trov.
Era simile a un bussolotto dargento, anchesso ricoperto da intarsi di rami e di foglie.
 leggero pens David soppesandolo.
Lo studi da vicino e not una piccola fessura al centro. Allora prov a far girare le due parti
finch sent un piccolo scatto. Loggetto si apr e rivel un piccolo stiletto, nero e sottile. Mentre il
giovane lo osservava, una goccia nera spill dalla punta e gli cadde sul piede.
 un pennino!
Il ragazzo apr il quaderno e prov a scrivere; nonostante non avesse mai usato quello
strumento, il tratto riusc perfetto.
Primo giorno nella terra selvaggia, cos scrisse, giacch non sapeva dove fosse finito.
Si accovacci su una roccia e per prima cosa decise di disegnare il melograno, lalbero che lo
aveva accolto in quel mondo. Non era molto grande, ma era ricco di frutti. Inizi piano, non sapendo
esattamente come si sarebbe comportato il pennino, ma subito si accorse che la punta scivolava sulla
carta senza errore, come se riuscisse a intuire le sue intenzioni. Sembrava quasi che fosse lei a guidare
la mano e non viceversa. In pochi minuti aveva finito e il risultato era... Bellissimo pens,
confrontando il disegno con loriginale.
Quel melograno, sulla prima pagina del diario, segnava linizio della sua avventura.
Quando si alz in piedi un refolo fresco si insinu sotto il pigiama, facendolo rabbrividire.
David tir un lungo sospiro, sistem la sacca e il corno sulle spalle e inizi a discendere lungo il
torrente, facendo attenzione a non scivolare sulle rocce lisce con i piedi nudi.

CAPITOLO 7.
LE CREATURE DEL LAGO.
I pesci nuotavano tra le pietre chiare, contrastando la corrente con repentini colpi di coda. Il
giovane segu il corso del torrente lungo il limite del bosco, finch si ritrov al margine di un burrone;
lacqua correva impetuosa tra le rocce e precipitava nel vuoto formando una cascata. Quando David si
sporse per guardare in basso, ebbe la sensazione di udire, confuse tra il fragore delle rapide, delle voci
di bambini; tuttavia da quella posizione era impossibile vedere quel che succedeva l sotto. Gli ci volle
quasi unora di cammino per aggirare il dirupo e giungere nel punto in cui la cascata terminava il suo
salto. Lacqua si gettava in un laghetto cristallino, contornato da grandi rocce grigie. Minuscole gocce
si alzavano dalla superficie, formando una bruma effimera che avvolgeva i tronchi degli alberi. Una
coltre di muschio cresceva sulle cortecce sempre umide.
David si guard attorno, ma non vide nessuno; rest in ascolto per qualche istante, ma riusc a
sentire solo il rumore della cascata.
Non c nessuno qui si disse con un filo di delusione e stava gi per riprendere il cammino
quando, improvvisamente, qualcosa salt fuori dallacqua e, velocissimo, si arrampic su un tronco
dalbero che sporgeva dalla riva. David, colto di sorpresa, cacci un grido e balz indietro per lo
spavento. Per prima cosa pens a un animale, una lontra o un procione, ma appena si fu ripreso, scopr
dessersi sbagliato: una creatura molto pi simile a lui che a una bestia lo fissava con grandi occhi
scuri. Era di corporatura minuta e aveva la pelle liscia e lucida, color del bronzo. Mentre il giovane la
osservava attonito, altre creature a lei simili uscirono dallacqua e salirono sulle rocce della riva; tutte
lo guardavano curiose con i grandi occhi liquidi. David si avvicin cauto e si rivolse loro nella lingua
degli uomini:
Capite quello che dico? Mi chiamo David Dream e...
Non appena sentirono la sua voce, le creature si gettarono in acqua spaventate; poi, una dopo
laltra, tornarono sulle rocce e ripresero a guardarlo con curiosit.
David Dream! grid una improvvisamente.
Quello che dico! aggiunse unaltra.
Ah, parlate la mia lingua disse il ragazzo sollevato. Che fortuna! Allora ditemi, dove mi
trovo?
Parlate allora! rispose quella che stava sulla roccia pi alta.
Ditemi! Dove trovo David? chiese una compagna che le stava accanto.
Il giovane era perplesso.
 proprio quello che vorrei sapere! Che posto  questo?
Vorrei proprio sapere che posto , David! esclam lultima arrivata e con tono mesto
aggiunse: Dove trovo la mia fortuna?
Io... non saprei rispose il ragazzo, sempre pi confuso. Fino a poco fa ero nella mia camera,
poi ho suonato il corno e... e ora sono qui.
Suonato il corno! esclam la pi piccola rivolta alle compagne. Ora qui!
S,  vero! Guardate!
Cos dicendo, il ragazzo prese il corno e lo mostr.
Appena lo videro, le creature si zittirono e i loro occhi si fecero ancora pi grandi, finch una,
rapidissima, rub il corno dalle mani del giovane e scapp nellacqua.
Ferma! Ridammelo! Ridammi subito il corno! grid David.
Questo corno ridammelo subito! gli rispose quella.
Ridammi subito la mia lingua, suonato! url unaltra.
David si convinse allora che quelle creature non capivano nulla di quel che diceva; si
limitavano a ripetere le sue parole a casaccio, senza alcun significato. Il loro aspetto, cos grazioso e
cos simile al suo, lo aveva ingannato, perch nei fatti si comportavano proprio come... Scimmie
dacqua... concluse il ragazzo e, sicuro che le creature non si sarebbero allontanate dal bagnasciuga,
fece qualche passo indietro, si tolse la sacca e la agganci al ramo di un albero; poi torn verso il lago,
deciso a riprendersi il maltolto.
Le scimmie dacqua cominciarono a rubarsi il corno lun laltra. Nuotavano con grande abilit e
il ragazzo faticava a seguirne i movimenti veloci. Correva da una parte allaltra, ma quelle, rapide come
pesci, sembravano burlarsi di lui.
Il carosello continu per alcuni minuti, finch una, disturbata dalle compagne, si lasci sfuggire
il corno che prese a fluttuare vicino alla riva. David, velocissimo, salt su una roccia e allung il
braccio, cercando di afferrarlo prima che affondasse, ma riusc solo a sfiorarlo.
Accidenti! Lavevo quasi pre... stava dicendo, quando perse lequilibrio e cadde nellacqua
gelida.
Il freddo e la sorpresa gli tolsero il respiro. Il giovane annasp cercando la superficie e gi
temeva dannegare quando sent il fondo di ghiaia sotto i piedi nudi.
Ma tocco!
Si tir su e si accorse che lacqua gli arrivava sotto i fianchi. Rincuorato si gett nuovamente
nella mischia, correndo come poteva e alzando grossi spruzzi, finch, con un tuffo goffo ma efficace,
riusc ad afferrare il corno. La creatura che lo teneva, per quanto sorpresa dalla rapidit del ragazzo,
tenne la presa e lei e David iniziarono una specie di tiro alla fune; infine lui, che era un pezzo pi
grosso, diede uno strattone e riusc a riprenderselo.
Subito usc dallacqua e si allontan veloce guardandosi indietro. La scimmia lo segu fino al
limite del bagnasciuga, soffiando come un gatto.
Il povero David, bagnato e infreddolito, recuper la sacca e si addentr nel bosco.

CAPITOLO 8.
GRULFUS.
Quando si ferm, la foresta lo avvolgeva con le sue ombre. Querce e faggi, alcuni di dimensioni
colossali, crescevano fianco a fianco e oscuravano il cielo con le loro fronde. Il terreno era ricoperto di
foglie ed era impossibile camminare senza fare rumore.
David si guard attorno cercando di capire da dove fosse venuto, ma la selva si era gi richiusa dietro di lui.
Si sforz di stare calmo e di ragionare.
Camminavo in discesa si disse e dunque devo andare in salita!
Ma dopo molti minuti di marcia, il bosco si era fatto pi fitto e buio. Quando si ferm, gli
sembr che un rumore di passi lo seguisse. Si gir di scatto.
Cos stato?
Il bosco era di nuovo silenzioso.
Forse era solo un uccello pens. Dopo un istante per lo ud di nuovo e questa volta non ebbe
alcun dubbio: qualcuno o qualcosa si muoveva tra gli alberi a poca distanza.
David sent la paura bruciargli i piedi. Sgran gli occhi nelloscurit del sottobosco e vide...
unombra; unombra lo osservava immobile dal fitto della vegetazione.
Il ragazzo scelse la direzione opposta e cominci a correre pi svelto che poteva; e sebbene non
riuscisse a sentire altro che il calpestio dei suoi passi veloci, era certo che quellombra lo stesse
seguendo.
Si butt a correre a rotta di collo, scansando i tronchi e le fronde che gli sbarravano la strada.
Poi la discesa divenne cos ripida che le gambe non riuscirono pi a stargli dietro e cominci a rotolare,
spezzando rami e sbattendo da una parte e dallaltra, finch sent che sotto di lui non cera pi terra;
stava precipitando nel dirupo.
Ahhh! grid, certo che fossero i suoi ultimi istanti.
Atterr a pancia in gi in un pantano di terra molle, con la faccia sprofondata nel fango.
Ouhhhg... mugol mentre cercava di capire dove gli facesse pi male. Gambe, piedi,
braccia... per quanto doloranti sembrava che le ossa fossero tutte intere.
Gohurgnoul!
Prima che potesse riprendersi, un verso bestiale gli gel il sangue e un alito caldo gli accarezz
il collo.
Quando alz la testa vide due paia di zampe nere e robuste piantate nel pantano; poco pi su un
grugno enorme lo fissava da pochi centimetri di distanza.
Un verro, un cinghiale maschio di proporzioni gigantesche, lo guardava serio muovendo appena
il grosso naso da porco.
David rest a fissarlo immobile, con gli occhi sbarrati e la faccia coperta di fango.
Trascorsero cos alcuni lunghi istanti, finch il giovane prese liniziativa; lentamente, molto
lentamente, si tir su e camminando a quattro zampe cerc di mettersi al riparo. Quando il cinghiale si
accorse che il ragazzo tentava di svignarsela, grugn minaccioso:
Gourgh rorch porcnoh!
David si paralizz.
Grulfus ergnoh iornh! grugn ancora quello.
Poi si avvicin, lo annus per bene e ripet quel verso, alitandogli sulla faccia.
Grulfus!
Il giovane sent il tanfo del suo ventre salire nelle narici, ma si sforz di restare immobile.
Muovendo solo gli occhi, riusc a scorgere un grosso bastone a portata di mano e, piano piano, allung
un braccio. Prima che riuscisse ad afferrarlo, il cinghiale gli si fece ancora pi vicino e di nuovo gli
grugn sulla faccia:
Grulfus! Poi lo tocc delicatamente sul petto con il muso enorme.
Il ragazzo, stralunato dalla paura, ripet quasi meccanicamente:
Grulfus...?
Grulfus! ribad soddisfatto il cinghiale e subito dopo mosse la testa in avanti come a dire e
tu?
Da... David rispose il giovane, e mentre lo diceva non pot fare a meno di sentirsi stupido.
Davidhorn? ripet il cinghiale e il ragazzo rest di sasso.
Davidhorn? insist il verro.
No... non esattamente. David... mi chiamo David.
Davidhorn! esclam il cinghiale con evidente soddisfazione e poi: Davidhorn, gourgh
rorch porcnoh! Grulfus rambulhorn!
La bestia fece qualche passo in avanti, poi si ferm a guardare indietro e ripet:
Rambulhorn! Rambulhorn!
Il ragazzo si alz, si ripul dal fango come pot e lo segu senza fiatare. Dopo pochi passi il
cinghiale inizi ad accelerare finch la sua andatura si fece cos lesta che David faticava a stargli dietro
anche correndo. Quando il giovane perdeva terreno, quello rallentava appena e lo incitava con lo stesso
verso:
Rambulhorn! Rambulhorn!
I due percorsero cos un bel po di strada, correndo nel pantano molle, finch il verro,
improvvisamente, si gir e cominci a marciare deciso nella direzione opposta, ripercorrendo al
contrario la stessa strada. Poi sterz bruscamente e si arrampic su per il dirupo. Un centinaio di passi
pi avanti, il cinghiale si infil veloce in una tana scavata nel terreno ripido e si gir per controllare che
il giovane lo seguisse. David, stremato e ansimante, tentenn, ma la bestia lo invit a entrare grugnendo
con forza. Infine il ragazzo si mise a quattro zampe e scivol nel buco.
Allinterno era cos stretto che i due dovevano stare schiacciati luno contro laltro; era chiaro
che Grulfus era solito rifugiarsi l dentro da solo. Il verro teneva la testa rivolta verso lingresso e
guardava in basso, immobile e silenzioso. A un tratto si ud un calpestio rapido e disordinato. David si
sforz di vedere tra gli alberi e scorse delle figure scure che correvano verso di loro. Appena furono
abbastanza vicine da distinguerne i contorni, il giovane rabbrivid.
Somigliavano a lupi, ma erano molto pi grandi e terrificanti. Quando giunsero ai piedi del
dirupo, laria si riemp di un odore acre e il giovane sent la paura impadronirsi di lui. Una delle bestie
era di colore nero e appariva enorme, pi simile a un leone o a un orso, per dimensioni, che a un lupo.
Unaltra, dal pelo rosso, aveva un orecchio mozzato e una profonda ferita sullocchio sinistro. Il
branco, che in tutto contava cinque animali, si ferm sotto di loro, annusando il terreno.
Seguono le nostre tracce! pens David e cap solo allora che la manovra del cinghiale era
servita a confonderli.
I lupi esitarono nel punto in cui Grulfus aveva cambiato direzione finch il rosso prese a salire
lungo il pendio con il muso a terra. Il ragazzo vide rizzarsi il pelo sulla schiena del cinghiale e si sent
gelare il sangue.
Il lupo avanz annusando il terreno, fino a giungere a pochi metri dal buco. Era cos vicino che
se solo avesse alzato la testa avrebbe certamente visto lingresso della tana. I due lo guardavano
immobili come statue.
La bestia si avvicin ancora, passo dopo passo, sfiorando il terreno con il naso fremente. Man
mano che avanzava, appariva pi grande e terribile. Per un istante David ripens a Grugno, il meticcio
dei Ludvig, e gli sembr un cagnolino innocuo al confronto di quella belva.
Il cinghiale rest immobile, con il pelo dritto e le orecchie tese in avanti, mentre il ragazzo si
ritrasse nellombra in preda al terrore. Fu allora che sent una specie di guaito.
Un lupo aveva fiutato la falsa pista e uggiolava eccitato per richiamare i compagni. Il rosso
esit indeciso, ma quando vide gli altri allontanarsi, abbandon la traccia e corse verso di loro. Il
branco si ricompose e prosegu veloce comera arrivato.
Il ragazzo e il cinghiale rimasero immobili per diversi minuti, finch Grulfus, che non aveva
mai smesso di muovere il naso annusando laria, grugn:
Gourgh rorch porcnoh... e fece seguire quellespressione da un lungo sbuffo. Poi si sdrai a
terra e, come se nulla fosse successo, si mise a dormire. Il giovane lo guard esterrefatto e cap che
quella bestia gli aveva appena salvato la vita.
Quel giorno aveva imparato una lezione importante: non sempre le cose sono come appaiono.
Stremato per le molte avventure, anche David si sdrai e, approfittando del calore che veniva
dal corpo del cinghiale, si addorment.
***
Era notte e dal rumore che facevano le sue scarpe, cap che stava camminando su un letto di
cenere. Un refolo, freddo come la morte, gli gir attorno alzando una nube di polvere nera. Il giovane
sent la sua anima gemere dangoscia. Nascosto dalloscurit, un cavallo procedeva al passo tra le
rovine fumanti.
Chi sei? chiese David.
Il cavallo si ferm.
Chi sei? chiese ancora il ragazzo con la voce rotta dal pianto.
Tre volte il cavallo rasp con lo zoccolo nella cenere.
Il fragore di un tuono lo ridest. David apr gli occhi e si accorse di essere al buio.
Istintivamente allung una mano nelloscurit e sent la terra sotto le dita.
Do... dove sono? tast ancora, ma la terra sembrava schiacciarlo da ogni parte. A... a...
aiu...
Mentre cercava di ritrovare la voce per chiamare aiuto, la sua mano si appoggi su un corpo
caldo, coperto di peli ispidi. Quando il fulmine illumin il corpo del cinghiale, David finalmente
ricord tutto e torn in s.
Grulfus! Sono nella tana di Grulfus; era solo un sogno... uno strano sogno.
Incurante dei tuoni, il verro dormiva profondamente.
Il ragazzo si arrampic fino allingresso, camminando carponi, e si affacci dal buco. Il bosco
era immerso nelloscurit e a malapena si distinguevano i tronchi degli alberi; la folgore fece giorno per
un istante, poi torn la notte. Subito dopo la foresta si riemp del rumore della pioggia. Piccoli rivoli
iniziarono a scorrere lungo il pendio, tra le felci e i rovi di more. Lodore della terra bagnata si diffuse
nellaria umida.
Quando i tuoni cessarono, la pioggia continu il suo canto indisturbata. David si sdrai nel
cunicolo e rimase ad ascoltare quel suono bellissimo, protetto dalla volta di terra. Non gli era mai
capitato di sentire la natura cos vicina.
Questo mondo  cos... diverso pens, e allo stesso tempo cos familiare.
Rest ad ascoltare la pioggia finch il sonno torn a prenderlo. Allora si accost di nuovo al
cinghiale in cerca di calore e si addorment, rannicchiato come un animale.

CAPITOLO 9.
IN VIAGGIO NEL BOSCO.
Quando si svegli, la tana era vuota. David gatton fino allingresso e sporse la testa dal buco:
il temporale era passato e i primi raggi di sole filtravano attraverso le fronde delle querce e dei faggi,
facendo brillare le gocce dacqua sulle foglie e sulle cortecce. Il cinghiale stava seduto poco distante e
sembrava montare di guardia.
Grulfus! chiam il ragazzo.
Davidhorn! rispose quello alzandosi e correndogli incontro. Quando fu vicino gli sfior il
naso con il grugno e senza lasciar tempo al giovane nemmeno di sgranchirsi le gambe, lo invit ad
andare con il solito modo.
Rambulhorn! Rambulhorn!
Come rambulhorn?! Mi sono appena alzato! Dove vuoi andare?
Ma Grulfus era gi in marcia.
Pochi minuti dopo si fermarono sotto una grande quercia e il cinghiale cominci a grufolare nel
terreno, raccogliendo e mangiando le ghiande con grande soddisfazione. Il ragazzo rimase a guardarlo
per un po, finch quello si gir verso di lui e grugn:
Davidhorn, gahindhorn?
Questa volta David cap subito.
Uhm... no, grazie. Io non mangio le ghiande. Non posso proprio.
Apr la sacca che teneva sempre a tracolla e prese la mela rossa.
Manger questa, piuttosto.
Il cinghiale guard la mela con interesse, tanto che David prese il coltello dellelfo, ne tagli
uno spicchio e glielo porse come a dire vuoi favorire?
Grulfus rifiut e al solito grido di rambulhorn! riprese a marciare deciso. Il ragazzo gli corse
dietro, sbocconcellando come poteva.
Dopo circa mezzora, i due raggiunsero il limite del bosco; oltre gli alberi si poteva scorgere
lerba della brughiera illuminata dal sole. Il cinghiale percorse cauto il margine della foresta, restando
nascosto, finch si ferm vicino a una grossa roccia che spuntava tra le foglie; da l mostr al ragazzo
un grande melo selvatico che cresceva solitario a pochi passi dalle querce e dai faggi.
Omphorn! disse guardando lalbero. Poi fiut laria con attenzione, rimase in ascolto
muovendo le orecchie da una parte e dallaltra e infine si decise a uscire allo scoperto. Fece qualche
passo nellerba e di nuovo annus laria e tese le orecchie, cercando di cogliere ogni minimo segnale di
pericolo.
Infine si gir verso il ragazzo, che lo guardava tra gli alberi.
Omphorn! grugn e senza pi riserbo si mise a trotterellare verso lalbero di mele. David lo
segu.
Giunti sotto le chiome, una gazza li salut dallalto di un ramo.
Craak!
Era bianca e nera, con la coda lunga e il becco forte. Sulle sue piume danzavano dei riflessi
verdi e lucenti, accesi dai raggi del sole che si insinuavano tra le foglie. Li scrutava dalla sua
postazione, girando rapida la testa da una parte e dallaltra. Grulfus alz il muso e rispose al saluto:
Craakhorn!
Poi si mise a ispezionare il terreno in cerca di mele cadute. David invece scelse un frutto alla
sua portata, lo colse e, dopo averlo osservato per un breve istante, lo addent. Era succoso e aveva un
buon sapore, sebbene leggermente asprigno.
Mentre masticava tranquillo, assaporando quel frutto selvatico, si accorse che Grulfus aveva
smesso di cercare e lo guardava attento. Il ragazzo colse unaltra mela e gliela porse; questa volta il
cinghiale la prese senza esitazione e la mangi con gusto, poi torn nuovamente a fissarlo con
insistenza. In breve David fu costretto ad arrampicarsi sullalbero per lanciare qualche mela al suo
nuovo amico, che mangiava avidamente, biascicando: Davidhorn omphorn Grulfus!
Mentre se ne stava lass, il ragazzo si guard attorno e cerc di immaginare in quale direzione
avrebbe dovuto continuare il suo viaggio. Boschi e prati lo circondavano da ogni parte e nessun segno
di civilt era visibile.
Grulfus! disse infine. Che cosa vuol dire Ossidea? Tu lo sai?
Lanimale smise di grufolare, alz la testa e lo guard muto. Poi scroll le orecchie, grugn
qualcosa di incomprensibile e riprese a mangiare. David sospir e addentando una mela torn a
guardare lorizzonte.
***
Sulla via del ritorno, Grulfus procedeva con passo deciso davanti al ragazzo, scegliendo senza
esitazione i sentieri naturali tracciati nel bosco. Dopo oltre due ore di cammino, il giovane cominci a
sentire un gran dolore ai piedi; non era abituato a camminare senza scarpe e aveva limpressione che la
strada per tornare alla tana fosse molto pi lunga di quella che avevano percorso allandata.
Quando il sole stava ormai tramontando, erano ancora in marcia e David era sfinito.
Basta! Non ce la faccio pi! esclam. Ma dove stiamo andando? Hai perso la strada?
Grulfus lo guard senza capire.
Rambulhorn! Rambulhorn!
Ma dove? Dove stiamo andando?
Ossidehorn! Rambulhorn Davidhorn!
Ossidea? Mi stai portando a Ossidea?
Il cinghiale agit la grossa testa come a dire s e di nuovo incit il ragazzo alla marcia.
Daccordo disse David rimettendosi in cammino. Andiamo, andiamo a... Ossidehorn.
***
Quando si fermarono per riposare, il sole era gi tramontato. Sfinito per la stanchezza, David si
lasci cadere a terra come un sacco vuoto; i piedi gli dolevano terribilmente. Si mise seduto e li
esamin uno alla volta: erano pieni di tagli ed escoriazioni. Il verro si avvicin, lo annus e lecc le
ferite; poi si sdrai tra le fronde e si mise a dormire tranquillamente.
Certo, se avessi anchio degli zoccoli come i tuoi non mi preoccuperei disse il giovane
osservando le zampe del cinghiale; poi torn a guardarsi i piedi. Prese una foglia e cerc di pulire le
piaghe dalla terra, ma il dolore era troppo forte. Il ragazzo si accost al suo nuovo compagno, facendosi
largo tra le felci; la luce stava scemando e gli uccelli si erano gi zittiti.
David pens alla sua casa, alla sua stanza, alla madre; perfino il ricordo della sorella scorbutica
gli parve dolcissimo. Esausto, appoggi la testa sulla schiena di Grulfus e lasci che il sonno lo
avvolgesse assieme alle fronde del sottobosco.
La mattina seguente il cinghiale lo svegli alle prime luci dellalba, alitandogli sulla faccia con
il grosso naso da porco. David si svegli dolorante. Aveva male alla schiena e alle gambe, per non
parlare dei piedi. Si alz barcollando e cerc di scrollare via il torpore.
Rambulhorn! grugn il cinghiale, che era gi pronto a riprendere la marcia.
Oh, no! disse David. Quando mosse il primo passo, poco ci manc che cadesse a terra per il
dolore.
Non ce la far mai!
Rambulhorn! Rambulhorn! lo incit Grulfus muovendo il capo.
Il ragazzo fece un altro passo e poi un altro ancora; infine raccolse un bastone e si mise in
cammino dietro al compagno, zoppicando.
Quando il sole comparve tra le chiome degli alberi, David era gi esausto.
Basta! implor accasciandosi al suolo. Non ce la faccio pi! Fermiamoci un momento.
Il cinghiale osserv il ragazzo a terra, gir le orecchie per ascoltare i rumori del bosco, poi si
mise a grufolare in giro senza allontanarsi. David si sedette con le spalle appoggiate a un tronco e tir
un sospiro di sollievo.
Rest cos per un po, osservando il cielo attraverso le fronde, aspettando che le forze
tornassero nei muscoli doloranti.
Fu allora che not delle grosse bacche di corbezzolo proprio sopra la sua testa. Si alz in piedi e
si allung per prenderne una. La osserv con cura, poi ne addent un pezzetto. Il succo dolce gli riemp
la bocca.
Hmm,  buonissima!
Ne prese unaltra e poi unaltra ancora e continu a mangiare le bacche finch non si fu tolto la
voglia.
Quando Grulfus torn, il ragazzo gli porse la mano piena di corbezzoli, certo che lamico
avrebbe apprezzato quella prelibatezza. Il cinghiale annus le bacche e fece uno strano verso.
Roglohorn!
Sono buonissime! Ne ho mangiate un sacco!
Il verro scost la testa e si rimise in marcia. David lo segu stupito, mangiando lui stesso le
bacche rifiutate.
***
Mentre Grulfus si grattava energicamente la schiena contro la corteccia di un albero, un rantolo
terribile risuon nel bosco.
Bueeegh...
Era la terza volta che si fermavano. David, con le mani appoggiate al tronco di una quercia,
stava vomitando le bacche ingurgitate la mattina. Aveva camminato per tutto il pomeriggio
accompagnato da un terribile mal di pancia; e ora il sole stava tramontando.
Forse non erano poi tanto bu... bueeegh...
Terminato quel supplizio, il ragazzo, ciondolante, raggiunse il compagno.
Potevi dirmelo!
Grulfus lo guard distrattamente e ripet:
Roglohorn!
S, s, adesso ho capito replic il giovane trattenendo a stento la nausea.
Fu allora che improvvisamente il verro si alz in piedi, tendendo indietro le orecchie e rizzando
il pelo della schiena.
Cosa c? chiese David allarmato.
Grulfus rest immobile, annusando laria e ascoltando ogni minimo suono.
Gourgh rorch porcnoh! disse infine, e il ragazzo sent un brivido correre lungo la schiena.
Ancora i lupi?! Oh, no!
Rambulhorn! lo esort il cinghiale mettendosi in marcia.
David si affrett dietro di lui, ma faticava a tenere il passo.
Rambulhorn! Rambulhorn!
Non ce la faccio... disse il giovane incespicando.
Grulfus guard il compagno a terra, muovendo le orecchie; un latrato giunse dal folto della
foresta.
Grulfus rambulhorn; horg gourgh rorch porcnoh! disse infine.
Come? Cosa dici, non capisco?!
Il cinghiale spinse David dentro un cespuglio di ginepro, poi si gett nel fitto del sottobosco e
scomparve alla vista. Pochi istanti dopo il ragazzo ud un ringhio terrificante; e poi latrati e guaiti,
confusi a un trapestio ininterrotto. Lentamente i rumori si allontanarono, finch la foresta torn
silenziosa. David sedeva immobile, gli occhi sbarrati nella penombra, ascoltando ogni piccolo suono.
Lo hanno preso! si disse infine.
Gli occhi gli si riempirono di lacrime e la vista si fece confusa. Atterrito, sconvolto, il ragazzo
strisci come pot nel punto pi fitto. Piccoli funghi dal gambo sottile crescevano sulle cortecce
coperte di muschio.
Non posso farcela pens osservando il mondo selvaggio che lo circondava, e la disperazione
si impossess di lui.
Quasi senza accorgersene David afferr il corno e lentamente lo port alla bocca. In quello
stesso istante vide un ramo di capelvenere agitarsi tra le pietre; il giovane scost le labbra dal bocchino
e rest a guardare finch una grossa lumaca, dal guscio marrone, fece capolino dietro le piccole foglie.
Teneva le lunghe antenne distese e procedeva lenta sulla roccia umida; quando giunse al limite
del masso, si ferm e alz il capo esplorando laria.
Quella visita inaspettata gli diede un grande conforto. David appoggi il corno e segu la
chiocciola con lo sguardo finch il buio lentamente lo avvolse.
***
Qualcosa si muoveva tra le fronde vicino a lui; il rumore di passi sul letto di foglie lo aveva
destato dal sonno leggero.
Sono tornati! pens David sbarrando gli occhi nelloscurit.
Rest in ascolto. Confuso ai canti degli insetti notturni, il fruscio si fece pian piano pi vicino,
finch giunse a un passo dal suo rifugio. Il giovane smise di respirare. Lentamente infil una mano
nella borsa, cercando a tentoni il piccolo coltello elfico; ma prima che potesse estrarlo, un grugno
orribile sbuc tra le fronde e lo guard agitando il grosso naso tondo.
Grulfus!
Davidhorn!
Non ti hanno preso, allora?!
Gourgh rorch porcnoh nor Grulfus! rispose il cinghiale scrollando la testa.
Come sono contento di rivederti disse il ragazzo abbracciandolo; si accorse allora che la
bestia aveva un brutto taglio sullorecchio sinistro. Accidenti... ti hanno morso! esclam sentendo il
sangue sulla mano.
Incurante della ferita, il verro si sdrai vicino al giovane, facendosi largo tra i cespugli, e in
breve si addorment, come se nulla fosse successo. David si accoccol vicino a lui e subito ritrov la speranza.

CAPITOLO 10.
I CAMPI PROFUMATI.
Erano trascorsi diciotto giorni da quando David aveva incontrato Grulfus; durante quel periodo,
i due avevano camminato quasi ininterrottamente, percorrendo forre, crinali, greti di torrente. Mai
erano usciti dallombra del bosco, lunico regno dove il cinghiale si sentisse al sicuro.
In quel tempo il ragazzo aveva imparato a distinguere le bacche buone da quelle velenose, a
costruirsi un rifugio per la notte, a orientarsi nel bosco. I suoi piedi si erano abituati a camminare senza
scarpe e le piante erano diventate dure e callose quasi come gli zoccoli del cinghiale. Quella notte
dormirono alladdiaccio, sdraiati su un letto di foglie, e il verro gli si coric pi vicino del solito, quasi
fosse lui a sentir freddo.
La mattina seguente ripresero il cammino alle prime luci dellalba e il giovane not che lamico
camminava insolitamente piano. Quando il sole fu alto, giunsero al margine della foresta; dinnanzi a
loro si ergeva una collina erbosa.
Dove siamo, Grulfus? chiese il ragazzo.
Il cinghiale fiut laria con circospezione, comera solito fare quando doveva allontanarsi dagli
alberi. Guard di fronte a s e tese le orecchie nervoso.
Rambulhorn... sussurr, come se temesse dessere sentito.
Poi si avventur nellerba alta, annusando la brezza a ogni passo; David lo segu cauto.
Avevano percorso solo poche decine di passi in campo aperto, quando il ragazzo cominci a
sentire un intenso profumo di fiori.
Dove stiamo andando, Grulfus? Che cos questo profumo?
Il verro prosegu senza rispondere. In breve giunsero sulla sommit della collina e il giovane
pot guardare dallaltra parte; quello che vide non lo avrebbe mai pi dimenticato. Unimmensa distesa
di fiori ricopriva la valle e le colline tuttattorno e continuava a perdita docchio senza interruzione. I
colori lo investirono assieme al profumo, che risaliva il pendio portato da un vento caldo e lieve.
...  bellissimo!
Grulfus guard verso i fiori e pronunci una parola che David non aveva mai sentito.
Nuk nukhorn!
Nuk nuk? Cosa significa?
In risposta lamico gli si avvicin, gli sfior delicatamente il viso con il grugno e disse:
Davidhorn... Ossidehorn nuk nukhorn nohorn. Rambulhorn!
Il giovane rest di sasso: Grulfus lo stava salutando.
E... tu non vieni?
Il cinghiale si sedette, sospir profondamente e di nuovo invit il ragazzo ad andare.
Rambulhorn!
Ma... perch non vieni anche tu?
Il verro guard il bosco alle sue spalle, poi si gir verso David e scosse la testa.
S,  vero disse il ragazzo guardando nella medesima direzione, la tua casa  nel bosco.
Si chin e il cinghiale gli appoggi la grossa testa sulla spalla; il giovane sent le lacrime
inumidirgli gli occhi.
Grazie, amico mio! disse abbracciando il compagno che lo aveva scortato per tutti quei
giorni. Non ce lavrei mai fatta senza di te! Un giorno torner a salutarti.
Poi si alz in piedi, si sistem il corno e la sacca sulle spalle e si mise a correre gi per la
discesa, in direzione dei campi fioriti.
Grulfus lo guard allontanarsi, in silenzio, finch divenne un puntolino appena visibile in fondo
al pendio. Solo allora il cinghiale punt verso il bosco e si mise a trottare veloce, nascosto dallerba
alta.
***
Il profumo era talmente forte da far girare la testa;
i fiori, che dalla cima della collina gli erano sembrati piccoli, erano abbastanza alti da sovrastarlo e
cos fitti che era impossibile camminarci in mezzo, a meno desser piccoli, molto piccoli. Api, bombi,
farfalle e insetti dogni specie danzavano nellaria con i loro voli incessanti, accompagnati da un
laborioso ronzio.
David, con il cuore in subbuglio e gli occhi lucidi, percorse il margine del campo, finch si
ritrov dinnanzi a un viottolo stretto stretto che conduceva dritto in mezzo ai fiori. Il ragazzo si gir
verso il bosco e per lultima volta cerc con gli occhi lamico cinghiale, poi si incammin cauto.
Il terreno era ricoperto da un prato verdissimo e morbido che gli solleticava i piedi; lungo il
ciglio del sentiero, le piante crescevano cos fitte da formare pareti fiorite.
Percorso un centinaio di passi, il giovane si trov dinnanzi alla prima svolta. Guard il
passaggio da cui era entrato e questo gli parve cos piccolo e lontano.
Questo posto sembra un labirinto si disse, dovr fare attenzione a non perdermi.
Fu allora che vide una figura scura passare veloce oltre il varco dingresso.
Grulfus! pens e stava gi per tornare indietro quando sent un guaito che gli gel il sangue.
Un solo passo sarebbe stato sufficiente per scomparire tra i fiori, ma la paura gli legava le gambe.
Uno dopo laltro i lupantichi imbucarono il sentiero veloci come furie. Il giovane trasal, sgran
gli occhi e si diede a correre come un coniglio.
Una svolta, unaltra, unaltra ancora e si trov di fronte al primo bivio. Un solo istante di
esitazione e gi poteva sentir sopraggiungere i suoi inseguitori.
Destra! decise, e riprese a correre pi veloce che poteva, sfrecciando tra le pareti strette.
Le bestie indugiarono a loro volta, annusando il terreno per ritrovare le tracce, ma il profumo
dei fiori era cos intenso da coprire ogni altro odore.
Un altro bivio! A sinistra! Via! Via!
Ogni bivio li costringe a fermarsi pensava David mentre fuggiva, devo fare in fretta! A
destra! A sinistra! Di qua!
Oh, no!
Dopo lennesimo bivio, vide i lupantichi davanti a s; per strade diverse erano giunti allo stesso
punto.
Si volt e cominci a correre in senso opposto, ma le bestie erano pi veloci di lui e gi gli
sembrava di sentire le fauci mordere le caviglie e i polpacci.
Alla svolta successiva, il ragazzo correva cos veloce che non fece in tempo a curvare e fin
faccia a terra in mezzo ai fiori.
 finita pens mentre si rannicchiava come un riccio; i lupantichi gli sfrecciarono accanto,
cos vicini che avrebbe potuto toccarli, e proseguirono senza fermarsi. Appena furono scomparsi,
David, incredulo, torn sul sentiero e riprese a correre nella direzione contraria; sebbene non potesse
vederli, sentiva che erano vicini, nascosti da una parete di fiori.
A lungo dur quel gioco mortale: destra e sinistra, avanti e indietro, finch il giovane, sfinito
dalla corsa e dalla paura, si gett in mezzo ai fiori e cammin carponi fin dove riusc. Quando la
vegetazione divenne cos fitta da avvolgerlo come un bozzolo, si lasci cadere a terra e, cercando di
soffocare il respiro impazzito, rest come morto. Per ore giacque immobile, finch il sole inizi a
calare. Inutilmente i lupantichi lo cercarono, percorrendo il campo in tutte le direzioni; i fiori si
chiusero attorno al suo esile corpo e fecero buona guardia.

CAPITOLO 11.
I RACCOGLITORI DI NETTARE.
Quando David apr gli occhi era un nuovo giorno. A malapena riusciva a intravedere il cielo
azzurro tra le corolle dei fiori sopra di lui.
Lentamente si alz in piedi, si sgranch le ossa e si fece largo tra gli steli, finch sbuc
nuovamente sul sentiero. Guard da una parte e dallaltra, senza sapere quale direzione prendere;
durante la fuga disperata del giorno prima aveva del tutto perso lorientamento. Infine decise di andare
a sinistra, sperando di procedere cos verso il cuore dei campi fioriti e lontano dai lupantichi.
Continu a camminare per tutta la mattina, cercando inutilmente di orientarsi. Quando il sole
era abbastanza alto da poterlo vedere nel cielo, David, stanco, sudato e mezzo morto di fame e di sete,
si accasci a terra, cercando un po dombra lungo le pareti di fiori.
Questo posto  un vero labirinto si disse in preda allo sconforto, non riuscir mai a uscire da
qui!
Mentre se ne stava accovacciato, osservando gli insetti che indifferenti continuavano il loro
mestiere, sent un fruscio e gli sembr di vedere i fiori agitarsi, come se qualcuno o qualcosa si
muovesse tra gli steli a pochi passi da lui. Il giovane si alz in piedi, scrut tra le foglie e di nuovo vide
la vegetazione muoversi. Veloce frug nella sacca finch trov il coltello con il manico dosso. Con
quella piccola arma in pugno, si fece coraggio e si avvicin piano. Fu allora che sent una specie di
parlottio sommesso, come una preghiera. Pochi istanti dopo lo vide.
Ma chi...? Cosa?
A prima vista poteva sembrare un uomo, sebbene di statura ridottissima, ma la sua pelle era
quasi gialla. Ispezionava i fiori uno a uno, velocissimo, borbottando parole incomprensibili. Era cos
indaffarato che non si accorse del ragazzo.
David lo spi per qualche minuto, cercando di capire cosa stesse facendo, finch decise che era
venuto il momento di uscire allo scoperto. Fece ancora qualche passo in avanti, diede un colpo di tosse
e... Non fece in tempo a proferire parola che per lo spavento la creatura fece un salto in aria, come se
volesse prendere il volo, lanciando allo stesso tempo un grido acuto:
Hiiich!
Poi, velocissima, si cacci in mezzo ai fiori e scomparve alla vista. Il ragazzo rest di sasso;
evidentemente gli stranieri non erano frequenti da quelle parti.
Dopo qualche minuto i fiori ripresero a muoversi, finch una testolina gialla fece capolino.
David riprov: Mi dispiace averti spaventato.
La creatura lo guard con il massimo dello stupore e della curiosit, spalancando i grandi occhi
color nocciola; poi, forse riconoscendo che, nonostante le dimensioni, si trattava pur sempre di un
ragazzo, usc e si fece pi vicina.
Non aveva capelli n ciglia n peli da nessuna parte, almeno per quel che si poteva vedere.
Indossava degli abiti marroni che sembravano fatti di iuta o di qualche altro tessuto grezzo. I piedi
erano nudi e senza unghie, come le mani.
David, ricordando lesperienza con le creature del lago, fu cauto. Prese la moneta e la mostr
tenendola a distanza di sicurezza. La creatura la osserv con attenzione e finalmente ruppe ogni
indugio.
Cnik unkiach niak uk oikniuc? disse rapido.
La sua lingua era tutto uno schioccare di kiuk e kniuk e kniak e naturalmente il giovane non
capiva una sola parola. Si convinse tuttavia di aver finalmente trovato i nuk nuk di cui aveva parlato
Grulfus.
Non capisco niente di quel che dici. Sto cercando Ossidea.
Ossidea? ripet quello.
S.
Ossidea cnik hiank! Nankiuc okniuc oikniuc kniu disse il nuk nuk e in preda a una grande
eccitazione fece cenno al ragazzo di seguirlo attraverso il labirinto tra i fiori.
Camminarono per molte ore e molte volte si trovarono di fronte a svolte e incroci, ma il nuk
nuk sembrava orientarsi in quel luogo con la stessa facilit con cui David si muoveva per le strade della
sua citt.
Quando venne la sera il ragazzo, che da quasi un giorno non beveva n mangiava, dovette
fermarsi; le gambe non lo reggevano pi.
Non ce la faccio disse mentre il nuk nuk lo guardava stupito. Ho sete! Muoio di sete!
La guida prese il piccolo otre che teneva a tracolla e glielo porse.
Niunk nek, mirk nuk! esclam.
David annus e sent un intenso aroma di fiori. Ne prese un sorso e lo tenne in bocca senza
inghiottire; era fresco e dolce come il succo di rosa. Mand gi e continu a bere con avidit, finch
lotre non fu vuoto. Subito sent tornare le forze e in breve fu in grado di rimettersi in piedi e riprendere
il cammino.
Poco pi tardi il sole tramont dietro ai campi e laria divenne pi fresca. Uno dopo laltro gli
insetti pronubi abbandonarono la loro attivit e si ritirarono nei nidi; il ronzio che li aveva
accompagnati per tutto il giorno in pochi minuti cess. Pian piano i fiori persero i loro colori e uno
dopo laltro scomparvero nelloscurit. Quando la prima stella brill alta nel cielo, i Campi Profumati
si riempirono del canto dei grilli che, invisibili, si cercavano tra gli steli. David ormai faticava a vedere
davanti a s, ma il nuk nuk non sembrava disturbato dal buio; il giovane si convinse che, con i suoi
grandi occhi, lindigeno dei fiori potesse vedere nellombra, proprio come i gatti. Di tanto in tanto la
guida si fermava e guardando il cielo borbottava poche parole nella sua lingua schioccante; poi
riprendeva il cammino.
Improvvisamente un chiarore tenue, appena percepibile, rischiar i campi dinnanzi a loro.
Nankik! disse il nuk nuk e acceler il passo.
I due svoltarono ancora una volta a sinistra e poi unultima volta a destra e finalmente David
pot scoprire lorigine di quel chiarore: decine, centinaia di costruzioni simili a grandi zucche, appena
pi basse di lui, erano accalcate in una radura tra i fiori; una luce di fiamma splendeva allinterno e
filtrava da un foro rivolto verso lalto.
 un villaggio! disse il giovane incantato.
Nankik, Nankik! ripet la guida.
Seguendo un sentiero invisibile i due sfilarono tra le zucche illuminate. Dallinterno giungevano
di tanto in tanto le parole schioccate di altri nuk nuk. Gli insetti notturni, attratti dalla luce,
svolazzavano sui fori.
I due si fermarono dinnanzi a una zucca spenta; la guida pronunci poche parole e scomparve
allinterno. David sent armeggiare finch una luce calda e tremula rifulse verso lalto e si aggiunse alle
altre. Subito dopo il nuk nuk si affacci dalla porta e invit il ragazzo a entrare; la soglia era cos
piccola che il giovane dovette mettersi carponi.
La casa del nuk nuk non era certo una reggia, ma da dentro sembrava comunque pi spaziosa
che da fuori. Lerba cresceva miracolosamente anche allinterno e un prato verde e morbido faceva da
pavimento. Al centro cera una grossa pietra rotonda, leggermente rialzata, che evidentemente serviva
da tavolo. Poco pi in alto, sospesa sotto la volta forata, brillava la lucerna; le fiamme danzavano
instancabili verso le stelle. Lungo la parete di terra erano ammucchiati quelli che a prima vista
sembravano dei sacchi di patate.
La guida nuk nuk ripose il suo attrezzo da lavoro in una piccola cassapanca e pos lotre su un
barile. Poi apr uno dei sacchi e ne trasse degli strani tuberi, gialli e contorti, che raccolse dentro una
ciotola di legno, senza smettere di parlottare nella sua lingua schioccante. Da una piccola nicchia nel
muro prese delle piccole tazze ricavate dal guscio di qualche frutto e appoggi tutto sul tavolo di pietra.
Il nuk nuk si sedette per terra e, afferrato un tubero, lo addent con soddisfazione, invitando il
suo ospite a fare altrettanto. David prese una radice e la osserv alla luce della fiamma. Non aveva mai
mangiato nulla di simile, ma con la pancia vuota non  facile rifiutare il cibo. Port il tubero alla bocca
e fece per addentarlo, quando improvvisamente lo sent muovere tra le mani.
Aaah!
Il ragazzo url di sorpresa e lasci cadere il tubero sul tavolo; lo fiss con gli occhi sbarrati,
ritraendo la mano. La radice giaceva immobile sulla pietra.
Ma cosa...?
Il nuk nuk cominci a ridere, schioccando forte la lingua.
Che c da ridere? Quellaffare si  mosso! Ne sono sicuro.
La creatura dei fiori raccolse il tubero e lentamente lo avvicin alla lucerna. Quando la luce la
illumin, la radice inizi a contorcersi in modo orribile e continu finch il nuk nuk non la allontan
dalla fiamma.
Senza smettere di ridere, il nuk nuk restitu il tubero al giovane. David lo prese con cautela tra il
pollice e lindice e tenendolo a distanza di sicurezza fece il medesimo esperimento. La radice riprese a
muoversi convulsamente e subito David la allontan dalla lucerna.
Io dovrei mangiare questa... roba?
Per tutta risposta la creatura dei fiori addent il suo tubero e lo mastic con gusto. David sentiva
i morsi della fame divorargli lo stomaco. Lentamente port il tubero alla bocca e tenendolo ben lontano
dalla luce lo addent. Poi rest immobile, pronto a sputare il boccone al minimo movimento.
Fortunatamente in bocca quel cibo si comportava proprio come qualsiasi altro: era morbido e aveva un
buon sapore di patata dolce. David non resistette oltre e prese a masticare con forza ingoiando
voracemente. Mangi tre tuberi e bevve di nuovo quello strano succo di rosa che il nuk nuk versava nei
gusci.
Terminata la cena la creatura dei fiori tir fuori dalla cassapanca uno strano arnese bislungo,
simile a una tromba sottile, con lestremit pi grande avvolta a spirale. Si sedette sulla cassapanca e
armeggi con calma attorno a quelloggetto. Lo pul con cura, usando un rametto ritorto, e lo riemp
con delle foglie secche che tir fuori da un sacchettino ricamato che teneva in unaltra nicchia della
parete. Poi si alz in piedi e, tenendo loggetto in bocca dallestremit pi sottile, lo avvicin alla
lanterna. Uno strano odore, simile a quello delle bucce di mandarino gettate nel fuoco, si diffuse rapido
nellabitazione assieme a un fumo sottile.
Il nuk nuk torn a sedersi e reggendo la sua strana pipa con entrambe le mani tir due lunghe
boccate; il fumo formava ampie volute nellaria prima di uscire dal buco sopra la lanterna. La piccola
guida offr la pipa al ragazzo, pronunciando alcune parole di cortesia. David la prese e se la rigir tra le
mani, guardandola con attenzione. Emanava un calore lieve e sembrava fatta con il fusto cavo di
qualche pianta, simile a una canna di bamb. Un coperchio metallico, pieno di fori, chiudeva
lestremit della spirale. Attraverso quei buchi si vedeva la brace brillare nel cavo.
Grazie, ma io non fumo proprio disse David restituendo la pipa al suo ospite.
Quando ebbe terminato di fumare, il nuk nuk sistem un sacco pieno di morbida paglia sopra la
cassapanca e l si coric per dormire. Il giovane si sdrai sul prato, che era morbido e asciutto; dopo
tanti giorni trascorsi nel bosco, gli sembrava quella una sistemazione davvero accogliente. David si
addorment subito, cullato dal canto dei grilli.

CAPITOLO 12.
NAINK NIK.

Quando riapr gli occhi vide lazzurro del cielo attraverso il buco nel tetto; al centro, una
piccola nuvola bianca si muoveva lenta. Qualche insetto transitava in volo, accompagnato da un ronzio dali.
Il ragazzo si tir su e si accorse dessere solo; la sua piccola guida era sparita. Tuttavia
nellabitazione del nuk nuk si udiva un rumore disordinato di legno che batte. David si guard attorno,
cercando di capire da dove provenisse quello strano suono, finch vide la ciotola sbatacchiare sul
barile, come se si fosse animata. Si alz e si avvicin lentamente, convinto che un animale fosse entrato
l dentro. Quando vide il tubero contorcersi sul fondo della ciotola, prov un senso di ribrezzo.
Il giovane prese il recipiente e tenendolo a una certa distanza fece scivolare la radice in un
sacco; al buio il tubero si quiet subito.
Ma che razza di cibo... pens David chiudendo il sacco con lo spago. Poi si mise in ascolto,
cercando di capire dove fosse finito il suo amico nuk nuk.
Non si sente nessuno.  come se il villaggio fosse deserto.
Dopo qualche minuto di esitazione, si decise a dare unocchiata fuori: a quattro zampe, si infil
nel buco dingresso.
Appena sporse la testa allesterno, fu accolto da un Ohooo!!! che lo fece sobbalzare. Centinaia
di nuk nuk si erano accalcati fuori dalla soglia, chi in piedi, chi seduto, e attendevano pazienti il suo
risveglio. Come lo videro uscire sgranarono i grandi occhi e gridarono di sorpresa. Poi iniziarono a
parlare tra loro, cos in fretta e cos in tanti che laria crepitava dei loro schiocchi.
Spaventato da quella folla, David si rifugi nuovamente dentro la casa-zucca e si mise con la
schiena contro la parete, in modo che nessuno potesse vederlo.
E adesso cosa faccio?
Mentre se ne stava seduto pensando al da farsi, il giovane vide i sacchi muoversi e subito pens
ai tuberi animati; ma poco dopo vide spuntare una testolina e riconobbe la sua piccola guida.
Eccoti qui! Ma da dove sbuchi?
Nascosto tra i mucchi di radici cera un pertugio che conduceva a un cunicolo sotterraneo.
Nihik nik! Naink nik Nuuk. Inhink nuk uk rispose quello e fece segno al giovane di seguirlo
dentro il tunnel. David lo guard incredulo.
Cosa? Guarda che io non ci passo di l! disse scuotendo la testa.
Il nuk nuk lo guard con attenzione, poi guard il buco, poi di nuovo David, misurando con gli
occhi le sue dimensioni.
Niek, niek! disse infine, scuotendo a sua volta la testa.
Senza perdersi danimo, la creatura dei fiori si diresse verso lingresso e invit il giovane a
seguirlo allesterno. Il ragazzo esit timoroso, ma infine si convinse che non cera altro da fare.
Quando si alz in piedi davanti alla soglia, gli indigeni dei fiori ammutolirono; quellessere
straniero li sovrastava tutti di molte spanne. Mille occhi lo fissavano increduli e solo qualche schiocco
qua e l rompeva il silenzio. David not che tra gli indigeni dei fiori ve nerano di piccolissimi, dei
bambini, pens, ma tutti si somigliavano, sia nellaspetto sia negli abiti semplici.
La guida lo prese per mano e lo condusse tra la folla. I nuk nuk ripresero a parlare tra loro in
modo concitato e li seguirono.
Mentre camminava, il giovane pot osservare alla luce del sole lo strano villaggio di quel
popolo.
Le abitazioni avevano il colore della terra ed erano cos vicine tra loro che a fatica si
distinguevano luna dallaltra.
Sembra un alveare! pens.
Scortati da una folla di nuk nuk, giunsero a unabitazione che aveva la medesima forma delle
altre, ma era tutta gialla e molto pi grande. Sopra lingresso, in rilievo, era raffigurata una grossa ape
colorata. La guida entr, lasciando il ragazzo sulla porta.
Ehi, aspetta! Dove vai?
Gli indigeni dei fiori lo fissavano da ogni parte e si scambiavano commenti nella loro lingua.
Knienk nek niek! disse una nuk nuk indicando la testa del giovane e molti le fecero eco
ripetendo:
Nek niek! Nek niek!
Devessere per via dei capelli pens David passandosi una mano sul capo.
Kr niuk urk kiurk! esclam un bimbo indicandogli i piedi, che erano molto sporchi, e tutti
scoppiarono a ridere.
Cosa c da ridere? chiese il giovane guardandosi, ma non fece in tempo a scoprirlo perch la
sua guida ricomparve e lo invit a entrare.
Bench quellabitazione fosse di gran lunga la pi grande del villaggio, il ragazzo dovette
chinarsi di nuovo per varcare la soglia.
***
La luce filtrava dal piccolo foro nella volta e illuminava debolmente lambiente. Alcune api
entravano e uscivano dal buco, accompagnate da un lieve ronzio. Al centro, proprio sotto la luce che
scendeva dallalto, stava una grossa roccia tonda, simile a una cripta; sopra brillava la luce di una
lanterna.
Il nuk nuk prese il lume e reggendolo sopra la testa scomparve nella roccia; allinterno della
pietra era infatti ricavato lingresso di un cunicolo, abbastanza grande perch il giovane potesse
entrarvi gattoni.
Inhink nuk uk, mirk nuk! disse il nuk nuk invitando di nuovo il ragazzo a seguirlo.
Lui esit.
Naink nik Nuuk in uk Ossidea!
E va bene disse David infilandosi nel buco andiamo.
***
La fiamma della lucerna illuminava la volta terrosa. David camminava carponi alle spalle del
nuk nuk, osservando incredulo quel mondo sotterraneo; un vero labirinto di cunicoli, che si
incrociavano da una parte e dallaltra, alcuni grandi, altri cos piccoli che solo un nuk nuk vi poteva
passare.
Se mi perdo qua sotto non uscir mai pi pens sbirciando in un tunnel laterale.
Superata una svolta, gli sembr di scorgere un movimento nel cunicolo davanti a loro. Quando
giunsero in quel punto, osserv con attenzione la parete, ma non vide nulla.
Avr sognato si disse.
Alla svolta seguente ebbe la medesima sensazione, ma di nuovo rest deluso.
Eppure mi sembrava proprio che fosse qui! pens guardando una piccola cavit nella terra.
Improvvisamente la guida si ferm e si volt verso di lui. Alz la lucerna e lo fiss con uno
sguardo ambiguo; poi scrut nel buio, pronunciando poche parole incomprensibili. Infine, con un gesto
rapido, oscur la lanterna.
In un istante David si ritrov al buio.
Ehi, ma cosa...?
Il giovane sent degli strani rumori, come se la terra intorno a lui brulicasse di creature.
Che succede? chiese, ma non ebbe alcuna risposta.
La prima tentazione fu di voltarsi e fuggire, ma temeva di perdersi in quel dedalo tenebroso.
Allora cerc di farsi piccolo piccolo, rannicchiandosi nelloscurit, ma i rumori erano ovunque, sempre
pi vicini. In preda al panico afferr il corno e lo port alla bocca, ma prima che potesse suonarlo la
luce torn a illuminare il cunicolo. Quando alz la testa vide centinaia di tuberi spuntare dalla parete
terrosa. Sorprese dalla luce, le radici si contorsero orribilmente e poi, veloci, scomparvero nel terreno.
Il nuk nuk rise di gusto, poi riprese il cammino parlottando tra s. David si affrett dietro di lui,
protestando.
Che razza di scherzo... disse nella lingua degli uomini.
I due proseguirono per un centinaio di passi, finch videro il chiarore di altre lucerne. Poco pi
avanti sbucarono in una stanza, abbastanza grande perch il ragazzo potesse finalmente mettersi in
piedi. La volta era ovunque percorsa da grandi radici contorte che entravano e uscivano dalla terra.
Numerose creature, simili a grossi millepiedi, spuntavano dal terreno e camminavano a pancia in su,
dentro e fuori il groviglio. I loro gusci color rame luccicavano nella penombra.
Siamo proprio sotto un grande albero pens David osservando quellintrico sopra di lui.
Raggi di luce filtravano qua e l attraverso piccoli fori che si aprivano tra le radici e la terra.
Il giovane spi dentro un buco e gli parve di vedere lazzurro del cielo e il verde delle foglie.
Mentre guardava, unape scese lungo il cunicolo, gli ronz sul naso e vol nella stanza sotterranea.
David ne segu il volo con lo sguardo finch la vide posarsi su una... il ragazzo sgran gli occhi e
trasal: al centro della camera, accovacciata su una grossa roccia grigia, illuminata dalle lucerne, stava
una creatura mummificata, con le palpebre serrate e le mani scheletriche appoggiate sulle ginocchia
ossute; David arretr finch sent la parete di terra contro la schiena.
Il suo viso sembrava incredibilmente vecchio, solcato comera da profonde rughe che non
risparmiavano le labbra e il mento. Il corpo era minuto e cos magro che si poteva intuire ogni osso
sotto la pelle diafana; era come se nel tempo si fosse essiccato, un po come succede agli insetti morti.
Le api le camminavano addosso ed entravano e uscivano dal naso e dalle orecchie, come se l dentro
avessero stabilito il loro nido.
David ruot gli occhi attorno, cercando di individuare la sua guida.
Dove sei finito, maledizione? Vieni fuori! sussurr in preda allorrore.
In risposta ud poche parole schioccate, cos deboli che non riusc nemmeno a capire da dove
provenissero.
Non ti vedo! Dove sei?
Di nuovo gli giunsero allorecchio flebili schiocchi, ma questa volta ebbe la sensazione che il
suono provenisse dalla cariatide; unape camminava sulle sue labbra, producendo un verso stridulo.
Vincendo il ribrezzo, il giovane si accost un poco e linsetto vol via; quel verso per rest sulla
bocca della mummia.
Ma cosa...? David avvicin lorecchio, rest in ascolto per alcuni secondi e... Ahaaa!!!
grid di spavento e di orrore, balzando indietro come se lo avesse bruciato il fuoco; inciamp, cadde
sul sedere e arretr come un granchio.
Mentre la fissava, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, le palpebre della cariatide iniziarono a
tremare e poi lentamente, molto lentamente, si schiusero; i suoi piccoli occhi brillarono nella
penombra.
David rimase a terra, paralizzato dalla paura e dalla sorpresa, incapace di muovere un muscolo.
Kienkiek kiiek en kiuk mirc kiok? sussurr la creatura.
Il ragazzo rest muto.
Kieknikiik kiek kek kiik, mirk nuk?
David non avrebbe potuto parlare nemmeno se avesse inteso quel che diceva; in ogni caso non
capiva una sola parola.
La cariatide rimase in silenzio per alcuni istanti; unape le usc dalla bocca, vol fino al soffitto
e si infil in un buco.
Quando riprese a parlare, le sue parole avevano un suono del tutto diverso.
Nehentheren enArcon nerhen, ulhurun?
Fu allora che avvenne un fatto straordinario. La frase pronunciata dalla creatura si scompose
nella testa del giovane e si ricompose a formarne unaltra.
Comprendi la lingua degli elfi, viaggiatore?
Il ragazzo sgran gli occhi.
Comprendi lantica lingua delle origini, piccolo gigante?
David annu.
La cariatide riprese a parlare e il prodigio si comp nuovamente.
Io sono... Naink nik. Nankik  questo, tra i fiori il villaggio. Nuk nuk siamo, popolo delle api,
raccoglitori di nettare.
Il giovane ascoltava attonito.
Qual  il tuo nome?
David... David Dream.
Benvenuto a Nankik, David. Da molti giorni attendevo il tuo arrivo.
Tu... tu mi aspettavi?
Molte notti un elfo ho sognato... un arboreo. Portava un messaggio molto importante, ma le
creature del buio erano sulle sue tracce. Prima che il lupantico lo prendesse, larboreo ha varcato i
confini del sogno ed  scomparso; un altro essere, diverso, il suo posto ha preso. Arcon, laltissimo, ha
mandato Grulfus perch lo proteggesse. Il guardiano del bosco lo ha aiutato a fuggire dalle creature del
buio e ai Campi Profumati lo ha condotto. Da giorni aspettavo il suo arrivo. Non appartieni tu al popolo
degli alberi, eppure... un corno elfico porti. Da dove vieni?
Vengo dal mondo degli uomini; non appartengo a questa terra.
A quelle parole, la regina corrug la fronte e il suo volto assunse unespressione di grande
stupore.
Ascoltami, David Dream. Se comprendi lantica lingua degli elfi, straniero non sei in questo
regno.
Cosa?
Vi fu un tempo in cui tutte le creature della Terra di Arcon possedevano la stessa lingua, ma
quel tempo  ormai perduto. Ogni razza parla una lingua diversa ora; solo gli elfi hanno conservato
lantico verbo. Ma quasi tutti gli arcnidi possono ancora intendere la lingua delle origini. Essi
ricordano senza sapere. Se tu comprendi le mie parole, David Dream, straniero non sei in questa terra.
Ora dimmi, che cosa cerchi?
Sto cercando Ossidea. Che cos e dove si trova?
Ossidea... David cerca Ossidea?
Il ragazzo annu.
Ossidea ...
La regina si ferm e di nuovo parve assopirsi.
Oh, no, non adesso! Ossidea ... cosa?
Lo sciame dapi fece ritorno e una dopo laltra entrarono nella bocca, facendosi largo tra le
labbra sottili. Naink nik rialz la testa e riprese a parlare con un filo di voce.
Sul trono siede di Etheria, la Citt del Cielo... Regina degli elfi lei .
David rest sbigottito. Apr la borsa e ci frug dentro finch non trov la moneta dargento. La
prese e osserv il profilo della fanciulla alla luce della fiamma.
La regina degli elfi?! Io... non capisco. Cosa devo fare?
La Terra di Arcon  turbata; un vento oscuro lattraversa. Le creature del buio hanno ritrovato
forza e coraggio; il male antico  tornato nel regno degli elfi.
Naink nik si interruppe e aspett che unape le uscisse dalla bocca.
Un segreto terribile ti accompagna, David Dream! aggiunse poi.
Il ragazzo strinse la moneta nel pugno e fiss la regina negli occhi.
Un segreto terribile? Che cosa significa?
Io non conosco il disegno di Arcon, piccolo gigante, ma ogni cosa ha il suo scopo.
David non riusciva a capire.
Che cosa devo fare? Aiutami!
Lontana  la Citt del Cielo. Il Mare di Mezzo separa Terre dOriente e Terre dOccidente. Al
popolo degli uri chiedi aiuto.
Il popolo degli uri?
Le Terre di Roccia... tre volte fuggi lalba... tre volte insegui il tramonto.
Naink nik chiuse gli occhi e chin il capo. Mentre David la guardava, unape le usc dal naso e vol via.

CAPITOLO 13.
IL PUNGIGLIONE DELLAPE.
Prima di riprendere il viaggio verso le Terre di Roccia, David trascorse alcuni giorni a Nankik,
il villaggio tra i fiori, ospite di Nuk, il raccoglitore che lo aveva guidato attraverso i Campi Profumati.
Durante quel periodo ebbe modo di riflettere sulle parole della regina Naink nik e impar molte cose
sul popolo delle api.
I nuk nuk erano raccoglitori di nettare e per questo coltivavano i fiori che circondavano il
villaggio. Prendevano il prezioso liquido con uno strano strumento tubiforme che ricordava la
proboscide di un insetto.
Per muoversi tra i campi, che erano immensi, i nuk nuk utilizzavano i sentieri in cui David si
era smarrito e che costituivano un gigantesco labirinto. Nuk per insegn al giovane un trucco per non
perdersi: i fiori guardavano sempre il sole, anche quando era nuvolo. Erano come tante frecce puntate
nella stessa direzione: al mattino indicavano a oriente, mentre al tramonto indicavano a occidente.
David impar presto a comunicare nella lingua del popolo dei fiori, una lingua solo in
apparenza complessa. Il termine nuk, cos ricorrente nella lingua di quel popolo e nei loro nomi,
significava semplicemente ape, un animale sacro per i raccoglitori di nettare. Cos il termine
raddoppiato, ovvero nuk nuk, significava le api o meglio il popolo delle api.
I raccoglitori di nettare chiamavano le loro abitazioni noik nuk, che significava nido di ape. Le
costruivano con il fango, come fossero dei grandi vasi di terracotta.
Sotto il villaggio si estendeva la rete di cunicoli e stanze sotterranee e ciascun noik nuk era
collegato agli altri attraverso un passaggio scavato nel sottosuolo.
I nuk nuk coltivavano verdure e tuberi, che mangiavano per lo pi crudi, e bevevano il nettare
dei fiori. Il nettare veniva utilizzato e trattato in diversi modi e se ne poteva ricavare una specie di vino,
che per a David non piaceva. Con i fiori era prodotto anche lolio che il popolo delle api utilizzava
come combustibile per le lucerne.
***
La notte prima della partenza, Nuk condusse nuovamente David al cospetto di Naink nik.
Le lanterne brillavano nella camera sotterranea, diffondendo lodore dellolio bruciato. La
regina stava seduta sulla pietra, con le mani appoggiate sulle ginocchia, lo sguardo fisso di fronte a s.
Per terra, ai piedi della roccia, sopra un tessuto consunto dal tempo, era appoggiata una piccola spada.
Questa  Inuk, il pungiglione dellape disse. La sua lama  stata forgiata dagli elfi in un
tempo molto antico; re Senunte la don al popolo delle api prima ancora che io nascessi. Ora  tempo
che torni nelle Terre dOccidente. I nuk nuk ne hanno fatto unarma unica e temibile. Inuk  piccola,
ma come il pungiglione dellape pu recare un dolore insopportabile.
Il ragazzo si chin e raccolse la spada. Il fodero portava impressa la figura dellinsetto sacro e
lelsa era intarsiata con un prezioso disegno di fiori. Limpugnatura era avvolta da una fibra vegetale
che ne migliorava la presa e terminava con un grosso pomo, anchesso a foggia dape.
Inuk ripet il giovane, il pungiglione dellape!  bellissima.
David la sguain e una lama sottile, leggermente ricurva, balugin alla luce della fiamma.
Portala con te, David Dream. Inuk reca un dono segreto per la regina degli elfi.
Un dono segreto?
Nel pomo dellelsa  nascosto.

CAPITOLO 14.
DI NUOVO IN VIAGGIO.
Abbi pazienza, Nuk! Ho quasi finito.
Il piccolo raccoglitore stava ritto in piedi davanti alla sua abitazione, con il contenitore per il
nettare a tracolla, proprio come lo aveva visto David il giorno del loro incontro. Il ragazzo aveva quasi
terminato il ritratto del suo amico nuk nuk.
Ecco fatto. Guarda! disse mostrando il disegno.
Nuk si avvicin e osserv il foglio con attenzione, inclinando leggermente il capo da un lato.
Nuk  finito nel libro di David! disse infine con soddisfazione. David porter sempre Nuk
con s!
Gi concord il giovane, proprio cos.
Ora  tempo di andare!
Sono pronto ribatt il ragazzo alzandosi.
Il piccolo raccoglitore lo condusse per oltre due giorni di cammino, tanto occorreva per
attraversare i Campi Profumati. Nella mattina del terzo giorno, i due giunsero finalmente al confine
occidentale e David torn a vedere la natura selvaggia di fronte a s: foreste e praterie si alternavano a
perdita docchio verso ovest. Era giunto il momento di salutarsi.
Cammina sempre verso occidente, in direzione del sole al tramonto gli disse Nuk, se il sole
 coperto dalle nuvole, ricordati che i fiori possono sempre vederlo. Tre giorni di cammino ti separano
dalle Terre di Roccia e dalle sponde orientali del Mare di Mezzo.
Grazie, Nuk. Non dimenticher mai il villaggio tra i fiori e il popolo straordinario che lo abita.
Un giorno torner a salutarvi.
Che il profumo dei fiori ti accompagni sempre, mirk nuk.
Grazie, amico mio.
Il ragazzo e il piccolo raccoglitore si abbracciarono per lultima volta; David si incammin
verso occidente, lasciandosi i Campi Profumati alle spalle.
***
Anche laddove gli uomini non hanno mai camminato, gli animali selvatici tracciano dei sentieri,
percorrendo avanti e indietro sempre la stessa strada quando si spostano da un territorio allaltro.
Durante il tempo trascorso con Grulfus, David aveva imparato a riconoscere quei sentieri per muoversi
nelle zone selvagge.
Erano trascorse molte ore da quando lui e Nuk si erano salutati e David non aveva mai smesso
di camminare; il nettare gli dava una grande energia e pochi sorsi bastavano a ristorarlo. Era una bella
giornata di sole e la natura brillava dei suoi colori.
Il ragazzo camminava a piedi nudi nellerba alta e procedeva svelto; grilli e cavallette saltavano
disturbati dal suo passaggio, mentre piccoli uccelli, simili a rondini, sfrecciavano bassi sullerba a
caccia di insetti e talvolta giungevano a sfiorargli la testa.
Quando il sole inizi la sua discesa, David lo segu attraverso il bosco, deciso a continuare la
sua marcia verso ponente. Camminava tra gli alberi, scrutando la luce attraverso le fronde.
Tra poco sar buio pens guardando il cielo a oriente, devo trovare un posto dove passare la
notte.
Il giovane si mise a cercare un rifugio, finch vide un grosso albero caduto. Raccolse dei rami e
li sistem sul tronco in modo da formare un piccolo tetto; poi li copr con delle frasche e infine ci butt
sopra delle foglie secche, in modo da nascondere il suo rifugio alla vista. In pochi minuti riusc a
costruire un riparo sufficientemente asciutto. Certo era molto piccolo, ma per una sola notte poteva
andar bene.
Per entrare fu costretto quasi a strisciare ma, una volta dentro, fu soddisfatto del suo lavoro.
Proprio una bella tana pens guardando i legni ordinati che facevano da copertura. Grulfus
sarebbe contento di infilarsi qui sotto. Come mi piacerebbe che fosse qui.
Da quando era giunto ad Arcnia, era la prima volta che dormiva da solo e rimpianse la
compagnia e il calore dellamico cinghiale e il prato morbido della casa di Nuk.
Mentre cercava di farsi coraggio, la notte ingoi il bosco e la paura fu pi lesta del sonno. David
ripens alle parole della regina Naink nik: Le creature del buio hanno ritrovato forza e coraggio... Il
male antico  tornato... Un segreto terribile ti accompagna...
Il ragazzo sguain la spada e la tenne sul petto impugnandola saldamente.
Il mio rifugio  invisibile... non c nulla di cui aver paura si disse, ma un istante dopo un
verso lugubre e terribile risuon tra gli alberi e il fragile convincimento del giovane venne meno.
Lupi! Seguono le mie tracce! pens David sbarrando gli occhi nel buio.
Strinse Inuk e rimase in ascolto trattenendo il respiro.
Non si sentono pi... se ne sono andati!
Non aveva ancora tirato il fiato che ud dei passi svelti sulle foglie secche e il respiro affannato
di bocche ansimanti. Correvano tuttattorno, nascosti nel buio, ora lontano, ora vicino. Il ragazzo
trasal.
Il mio rifugio  invisibile... il mio rifugio  invisibile! si ripeteva, ma i lupantichi sono segugi
infallibili. Guidati dallodore della preda, percorrevano cerchi sempre pi stretti e la loro eccitazione
cresceva.
Senza nemmeno rendersene conto, il giovane prese tra le dita la chiave della pendola e la
strinse.
Improvvisamente sent fendere laria sopra di s e ud gli artigli mordere il legno.
 qui...!
Lanimale stava sopra di lui, appoggiato sullalbero caduto che gli faceva da riparo.
Mentre gi sentiva la vita scivolare via, David sbirci attraverso le fronde e vide, stagliato
contro il cielo stellato, il profilo di una figura magnifica. Non un lupo, ma unaquila, una gigantesca
aquila, stava appoggiata sul tronco abbattuto, ruotando la testa da una parte e dallaltra. Il piumaggio
dorato splendeva alla luce della luna.
Appena la riconobbe, il giovane si sent rinascere e un calore benefico si diffuse nel suo corpo
tremante. Luccello si guard attorno, come se cercasse di scorgere le creature che correvano nel buio.
Tre volte lanci il suo grido nella notte:
Kiiiiii... kiiiiii... kiiiiii.
Il bosco si zitt.
David si convinse che nulla poteva succedergli finch quella creatura magica vegliava su di lui.
Protetto da quel guardiano lucente, si addorment senza timore.
***
Quando riapr gli occhi era giorno. Un piccolo insetto corazzato, un coleottero, camminava sulla
corteccia davanti al suo naso. Il giovane rimase a guardarlo mentre si spostava da una parte e dallaltra,
esplorando laria con le lunghe antenne frementi. Era cos vicino che poteva sentire il rumore dei suoi
minuscoli passi.
David usc veloce dal rifugio, sperando che laquila fosse ancora sul tronco, ma il rapace era
sparito. Inutilmente la cerc con lo sguardo tra i rami degli alberi.
Se n andata.
Il bosco faceva di nuovo paura.
Il ragazzo prese un tubero dalla sacca; alla luce del sole la radice prese a contorcersi
energicamente. Il giovane la addent senza curarsene; bevve qualche sorso di nettare, raccolse le sue
cose e si rimise in viaggio con il sole alle spalle.
Trascorse la seconda notte in un piccolo anfratto tra le rocce, vicino alle sponde di un torrente e
il rumore dellacqua che scorreva tra le pietre gli fece buona compagnia. Prima di addormentarsi, prese
dalla borsa la moneta e la guard alla luce della luna.
Ossidea, la regina degli elfi. Chiss se  davvero cos bella? si chiese osservando il profilo
della fanciulla.
Accarezz con un dito i capelli dargento, poi strinse la moneta nel pugno e si coric tra le
pietre.
***
Lodore della cenere riempiva laria. Il cavallo stava in piedi di fronte a lui, appena visibile
nelloscurit, come una statua sotto un drappo nero.
Chi sei? chiese David con un filo di voce.
Il cavallo sbuff irrequieto.
Chi sei? ripet il giovane.
Un sibilo di morte, come il ferro rovente che geme nellacqua gelida, giunse terribile e divenne
parola.
Perch sei venuto, David Dream?
Il ragazzo si sent bruciare dangoscia.
Come fai a conoscere il mio nome? Chi sei?
Perch sei tornato, figlio di Arcon?
Aaaaaaaah...!
Il suo urlo di paura varc i confini del sogno e risuon nella notte. Le creature del buio lo
udirono e subito ripresero linseguimento, con la lingua penzoloni e gli occhi famelici. I lupantichi
sono segugi straordinari e marciatori instancabili.

CAPITOLO 15.
LE TERRE DI ROCCIA.
Il terzo giorno di cammino fu il pi duro. David cominciava a sentire la stanchezza nelle gambe
e nello spirito. Fu costretto a fermarsi molte volte per bere il nettare, ma la sua riserva era quasi
terminata. Le nuvole oscuravano il sole e il giovane era costretto a orientarsi seguendo le indicazioni
dei fiori, cos come gli aveva insegnato Nuk.
Ormai dovrei essere alle Terre di Roccia pensava guardandosi attorno, ma questo luogo non 
diverso da quelli che ho attraversato. Eppure... ho camminato sempre verso occidente: Tre volte fuggi
lalba; tre volte insegui il tramonto, cos mi ha detto Naink nik e tre giorni sono passati...
Dinnanzi a lui, a qualche ora di cammino, si ergeva una collina boscosa.
Le Terre di Roccia... potrebbero essere proprio l dietro! si disse. Devo riuscire a raggiungere
la cima di quella collina... devo guardare dallaltra parte.
Riprese il cammino con passi lenti e misurati, ma dopo poco fu costretto a fermarsi; il digiuno
gli aveva tolto le forze.
Solo un minuto pens levandosi la sacca di dosso e lasciandosi cadere a terra, solo un
minuto.
Si sentiva esausto e affamato.
Prese il contenitore del nettare e lecc le ultime gocce rimaste, ma il sapore dolce sulla lingua
non riusc a consolarlo. Guard la collina e gli parve ancor pi lontana. Quando tent di rimettersi in
piedi, le gambe si piegarono come steli di fiore; David scopr con sgomento che non aveva pi la forza
di proseguire.
Prese la sacca e ci guard dentro, sperando di trovare un ultimo tubero e fu allora che gli capit
tra le mani la galletta dellelfo. Era ancora l, dimenticata dopo tanti giorni di viaggio. La prese e la
osserv alla luce del giorno. Laspetto non era certo invitante; era scura e dura come il legno; il giovane
lannus sospettoso. Lentamente ne addent un pezzetto e lo tenne in bocca senza masticarlo. La
galletta divenne subito morbida.
 dolce! Sa di nocciola!
Mand gi e subito ne prese un altro pezzo e poi un altro ancora. A ogni boccone sentiva le
forze tornare, e non solo: quel cibo prodigioso scacciava la disperazione e infondeva nuova forza e
coraggio nel suo spirito. Appena ebbe terminato di mangiare, si alz in piedi e riprese a marciare verso
la collina.
Era quasi arrivato in cima e procedeva lento ma sicuro quando il vento alle sue spalle gli port
un odore acre; David si ferm e annus laria. Unimmagine terrificante gli balen nella testa facendolo
trasalire.
Gourgh rorch porcnoh! pens voltandosi. Gole mangia cinghiali!
Fece appena in tempo a vederli, in fondo al pendio: i lupantichi procedevano veloci uno dietro
laltro, seguendo le sue tracce nellerba. In pochi minuti gli sarebbero stati addosso. David inizi a
salire pi in fretta possibile, cercando di rimanere nascosto tra i cespugli, ma gli inseguitori erano pi
veloci e guadagnavano terreno.
Dun tratto si trov la strada sbarrata da una parete di rovi. Le piante crescevano alte,
intrecciando i rami spinosi in un groviglio impenetrabile.
Il ragazzo cerc un varco con gli occhi, ma lintrico sembrava continuare da una parte e
dallaltra senza soluzione. Esitante, guard indietro e vide i lupantichi salire veloci verso di lui.
Stanno arrivando!
David sguain Inuk e si butt a capofitto tra i rovi, aprendosi una breccia a colpi di spada. Le
spine lo uncinavano da ogni parte, lacerando i vestiti e la pelle; in breve il ragazzo si ritrov il corpo
coperto da ferite da cui spillavano piccole gocce di sangue. Tuttavia la paura lo spingeva a continuare,
penetrando in profondit nella selva di rovi; quando ormai sentiva la spada cos pesante da non riuscire
pi a sollevarla, intravide la luce oltre la macchia.
Ce lho fatta! Ce lho fatta! pens.
Sgattaiol tra i rami spinosi e riprese a correre in campo aperto. In quello stesso istante i
lupantichi giunsero alla parete di rovi. Il rosso, che correva davanti a tutti, si ferm un istante e annus i
tralci tagliati. La belva uggiol per leccitazione, leccando il sangue che gocciolava dalle spine; poi
riprese linseguimento pi veloce di prima. Lodore delle tracce fresche eccitava le bestie e dava nuova
energia ai loro muscoli.
Il bosco si fece via via pi rado finch David si trov a varcare il confine di una vasta pietraia. I
piedi sanguinanti gli dolevano terribilmente e fu costretto a fermarsi. Esausto, si gett dietro una roccia,
cercando di riprendere fiato; sentiva il cuore scoppiargli nel petto.
Quando finalmente si fu ripreso, sporse la testa fuori e sbirci attorno.
Li ho seminati. Sono pi furbo di loro!
Il ragazzo usc allo scoperto, si sistem la sacca e il corno e si rimise in marcia, ansioso di
mettere quanta pi distanza possibile tra s e i suoi inseguitori.
Super un grosso masso e pensava ormai daverla scampata quando sent una scossa
attraversare il suo corpo da capo a piedi e i capelli drizzarsi in testa; i lupantichi erano pochi passi
davanti a lui, con i musi sul terreno, intenti a ritrovare il suo odore.
David fiss quelle creature terrificanti e mai gli parvero tanto grandi. Riconobbe il grosso lupo
nero che aveva incontrato il giorno del suo arrivo ad Arcnia e vicino a lui quello rosso con lorecchio
mozzato.
Non... non mi hanno visto pens e trattenendo il respiro si mise a camminare allindietro,
lento, lentissimo. Ancora un passo...
Il piede si pos su una pietra malferma e quella si assest chioccolando. Il nero alz la testa e
guard David dritto negli occhi. Il ragazzo rimase immobile, fermo come una statua, e la bestia per un
istante parve confusa; poi la sua bocca si apr in un ghigno orribile e il lupantico si lanci
allinseguimento. Appena lo videro scattare, i compagni lo seguirono correndo come demoni.
Il giovane diede corrente alle gambe e si infil in un canalone scavato tra le rocce; mentre
fuggiva poteva sentire dietro di s il rumore delle falcate sul terreno di pietre. Pochi istanti dopo si
trov la strada ostruita da una grossa roccia; la sua corsa era terminata. David sguain Inuk e fronteggi
i lupantichi.
Avanti, venite! Non ho paura di voi! grid cercando di farsi coraggio.
Le belve si disposero a semicerchio e iniziarono ad avvicinarsi ringhiando. David agit Inuk,
urlando di rabbia e di paura.
Un lupo grigio lo attacc di fronte; lui lo respinse con un fendente, ma gi il rosso lo incalzava
di lato. Di nuovo cal la spada, ma quello si era gi scansato e un altro stava per morderlo.
Arrrgh!
Non ce la far mai! Sono troppi!
David arretr finch sent la roccia contro le spalle.
I lupantichi lo circondavano digrignando i denti, sempre pi vicini, sempre pi spaventosi. Il
ragazzo sent la rabbia della disperazione crescere dentro di s; senza pi esitare si lanci in avanti
affondando la spada. La lama sfior il muso del lupo grigio, procurandogli una piccola ferita da cui
spill una goccia di sangue. La bestia fece appena in tempo a leccarsi che subito inizi a guaire e a
contorcersi in preda a un dolore insopportabile. Inuk, il pungiglione dellape, aveva dato la sua prima
lezione.
I compagni si fecero cauti e, pur senza abbandonare lattacco, arretrarono a distanza di
sicurezza. Il giovane prese coraggio.
Vediamo chi  il prossimo li sfid, vibrando un fendente.
Nelferrr herr roogh! ringhi il lupantico nero.
I compagni aprirono laccerchiamento e lo fecero entrare. La bestia si avvicin senza esitazione
e sembrava quasi che invitasse il ragazzo a colpirlo. David lo puntava con la spada, cercando di tenerlo
a distanza.
Stai indietro!
Il lupo lo fiss con i suoi occhi color del ghiaccio e il ragazzo sent il freddo della morte
stringergli il cuore.
La paurrra  forrrte ringhi la belva scrutando nel profondo del suo animo.
Il terrore si impossess di lui.
David sent la forza scivolare via e pur senza volerlo cadde in ginocchio, incapace di reggersi
sulle gambe.
Il nero si fece ancor pi vicino.
Il tuo spirrrito  deboleee!
Dietro di lui, i compagni latravano e guaivano, ansiosi di affondare le fauci nella preda.
Il ragazzo, tremante di paura, a malapena reggeva la spada davanti a s.
Fu allora, quando la fine sembrava ormai inevitabile, che i lupantichi iniziarono a ringhiare e a
sbuffare come se loro stessi fossero in preda alla paura e alla rabbia; a un comando del nero,
abbandonarono lassedio e si allontanarono veloci. Il giovane li segu con lo sguardo, incredulo, finch
non scomparvero tra le rocce.
Se ne vanno, scappano! Scappate, maledetti! grid alzandosi in piedi.  Scappa...
La voce gli mor in gola mentre unombra gigantesca si allungava sulle rocce di fronte a s. Si
gir di scatto e vide... un ragazzo; un ragazzo alto come un albero.

CAPITOLO 16.
IL GIGANTE.
Il gigante lo guard stupito, inclinando lenorme testa da un lato. David sent le gambe
diventare molli come banane mature.
Impugnava un bastone che sembrava un tronco... anzi no, era proprio un tronco dalbero. Con
un solo passo scavalc la roccia e si ferm a pochi metri dal giovane.
Il ragazzo alz la spada e la punt di fronte a s.
Il colosso inarc le sopracciglia stupito. Guard il tronco, poi di nuovo il giovane; infine, come
se niente fosse, sollev quellalbero fino al cielo e...
 finita pens David vedendo le radici alzarsi sopra la sua testa.
Il gigante caric il colpo e scagli; lalbero volteggi nellaria e cadde a un centinaio di metri di
distanza, alzando una nube di polvere. Subito dopo si sedette sulla roccia e, con le braccia appoggiate
sulle ginocchia, guard David da unaltezza inferiore. Dopo qualche minuto che lo studiava, apr la
bocca e la sua voce tuon tra le rocce.
RoccrOw, moOrc rownroc?
No... non capisco nulla rispose il giovane Dream, che per tutto quel tempo non aveva mosso
un muscolo e continuava a puntare la spada contro il gigante.
Alludire quella lingua sconosciuta il colosso strabuzz gli occhi per lo stupore. Si alz in piedi,
si chin come si fa per parlare ai bambini, indic con un dito il proprio petto e disse solo:
Macroc!
Quel nome risuon nellaria come una cannonata.
Poi punt lo stesso dito verso il giovane.
David rispose lui senza esitazione, poich da quando era giunto ad Arcnia aveva imparato
come comunicare con le creature straniere.
Con un po di sforzo il gigante ripet:
Davicrec?
Da-vid! ripet il ragazzo, sillabando il proprio nome.
Da-vid! ripet quello.
Il ragazzo annu.
Il colosso torn a sedersi sulla pietra e reggendosi il mento lo studi con attenzione,
osservandogli in particolare le orecchie.
Conosci la lingua degli elfi, rownroc? chiese infine.
Parlava lantico verbo con uno strano accento, molto diverso da quello della regina Naink nik,
allungando le vocali in modo divertente. Ogni tanto intercalava con alcune parole nella sua lingua
incomprensibile.
S rispose il ragazzo. Anche se non ho idea di come sia possibile aggiunse tra s.
Non sei un elfo, vero? Le tue orecchie sono tonde come le mie. Da dove sbuchi? E perch
volevi farti mangiare dai lupantichi?
Vengo da... molto lontano. Quelle belve mi seguono da giorni.
Strano, non ne avevo mai viste da queste parti ribatt il gigante scrutando in giro. Be,
ahiOrc rownroc, leviamoci da qui.
***
Macroc sembrava camminare con passo lento, ma in realt procedeva velocemente e per stargli
dietro il giovane era costretto a sgambettare come un bambino.
Nonostante la statura, e una barbetta rada che gli cresceva sulle guance e sul mento, dimostrava
solo qualche anno in pi di David.
Pi di tre metri pens il ragazzo osservando il colosso dinnanzi a s, forse quattro metri!
Indossava una specie di maglia con le maniche molto corte, ricavata dal pelo di qualche
animale, filato e intrecciato a formare un tessuto. I pantaloni erano di pelle nuda, spessa e robusta,
mentre gli stivali, pure di pelle, conservavano ancora il pelo dellanimale, marrone e fitto. Portava a
tracolla una sacca di cuoio, talmente grande che avrebbe potuto contenere David tutto intero. Aveva i
capelli lunghi e scuri, raccolti in una coda che gli pendeva davanti al corpo.
I due camminarono per il resto del giorno tra le grandi pietre che occupavano quella parte di
territorio, finch giunsero su un vasto altipiano erboso, circondato da una catena di picchi rocciosi.
Macroc si accost allo strapiombo e indic verso lorizzonte.
MaHir, David! Orc mhor! disse nella sua lingua.
David guard e subito cap: oltre le rocce e la steppa erbosa, il colosso lo invitava a guardare il
mare.
Era il tramonto e il sole colorava lacqua e la terra di rosso. Un vento leggero agit appena i
lunghi capelli del gigante e port lodore del mare fino a loro.
Macroc chiuse gli occhi, inspir profondamente e ripet piano:
Mhor.
I due giovani si accamparono in una grotta poco distante. In pochi minuti il gigante accese un
bel fuoco, utilizzando un acciarino che teneva nella sacca. Poi tir fuori della carne salata, un otre
dacqua, delle mele, una galletta e dispose tutto in buon ordine. Era chiaro che aveva con s solo un po
di provviste per il viaggio, ma le porzioni erano talmente grandi che il ragazzo avrebbe potuto riempirsi
la pancia per giorni.
Illuminato dalle fiamme che danzavano nel crepuscolo, il gigante sguain il coltello che teneva
alla cinta; un uomo avrebbe potuto usarlo come spada, lungo comera. La lama balen nella penombra.
David sgran gli occhi e un brivido gli corse lungo la schiena. Macroc prese la carne salata, ne tagli
un pezzo e glielo porse.
Gr... grazie rispose il ragazzo e, affamato comera, afferr il cibo e lo addent. Il sapore della
carne, che non mangiava da molto tempo, gli riemp la bocca. Era piuttosto coriacea, ma molto
saporita.
Il gigante tagli un pezzo assai pi grosso e inizi a masticarlo con calma. Mentre mangiava,
guardava il giovane, incuriosito da quellessere cos simile a lui e pure cos diverso.
Allora, da dove vieni, David?
Vengo dal mondo degli uomini rispose il ragazzo.
Il mondo degli uomini? E dove si trova?
Uhm...  una lunga storia.
David prese il quaderno dalla sacca, lo apr e mostr i disegni alla luce del fuoco.
Macroc osservava ogni pagina con attenzione, commentando nella sua lingua rocciosa.
Riconobbe i Campi Profumati e il popolo delle api, che lui stesso chiamava nuk nuk, ma non le creature
del lago, a cui non seppe dare un nome, e neppure Grulfus. Infine il ragazzo prese il corno dellelfo. Il
gigante lo afferr e lo osserv come fosse un oggetto di grande valore.
Arborelph! esclam rigirandolo fra le mani.
David annu. Il corno apparteneva proprio a un elfo degli alberi.
Aspetta. Anchio ho qualcosa da mostrarti.
Macroc si alz, and a frugare nella sua sacca gigantesca e torn con un grande oggetto
quadrato; si sedette vicino al fuoco e lo apr. Era un quaderno, un quaderno cos grande che ogni pagina
sembrava la federa di un cuscino.
Anche lui tiene un diario di viaggio? pens il ragazzo.
Osserv curioso il primo foglio, ma rimase deluso. La pagina era piena di righe tortuose e
scritte incomprensibili.
Cos? chiese inclinando la testa sul foglio.
Il gigante gir qualche pagina e David vide che ognuna conteneva le medesime righe e scritte
indecifrabili. Macroc studi bene limmagine e appoggi il suo enorme dito sulla carta.
Noi siamo qui! disse poi.
Il ragazzo guard il foglio e finalmente cap. Quei segni, apparentemente cos confusi, non
erano altro che i contorni di una mappa.
Il giovane prese a studiare il quaderno di Macroc con grande interesse, ansioso comera di
capire la geografia di quel luogo. Il gigante gli mostr i confini delle Terre di Roccia e i Campi
Profumati e David gli indic il percorso che aveva fatto fino al loro incontro, attraversando il labirinto
tra i fiori. Poi il ragazzo tir fuori dalla sacca la moneta dargento. Macroc la esamin alla luce del
fuoco e disse solo:
Etheria...
Il giovane annu.
Mostrami dove si trova la Citt del Cielo aggiunse David indicando la mappa. Dove si
trova... Ossidea?
Il gigante lo guard stupito; poi sfogli il quaderno fino a fermarsi su una pagina mezza bianca.
Il dito scivol sul foglio da oriente verso occidente, attraverso il mare, finch non ci furono pi segni.
Le Terre dOccidente si trovano qui, da qualche parte oltre il Mare di Mezzo, ma io non sono
mai stato nel regno degli elfi.
 l che sono diretto disse David. Devo raggiungere la Citt del Cielo.
Be... sar un viaggio davvero lungo, allora. Perch vuoi andare nei territori occidentali?
Diciamo che ho ricevuto una richiesta di soccorso tagli corto David. Sto cercando il popolo
degli uri; forse loro potranno aiutarmi ad attraversare il Mare di Mezzo.
Il popolo degli uri, dici? Uhm, da molto tempo non sentivo qualcuno chiamare cos i giganti.
Il ragazzo lo guard stupito.
Noi siamo il popolo degli uri, anche se nessuno usa pi questo nome.
David rest di sasso.
Ma solo re RohOnroc potrebbe organizzare una spedizione attraverso il Mare di Mezzo
continu il gigante.
Conducimi da lui, allora! Lo convincer ad aiutarmi.
Uhm, RohOnroc non  un tipo che si lasci convincere facilmente ma...  un re giusto ed 
fedele a Ossidea. Daccordo, rownroc! Ti porter da lui.
Si svegliarono che il sole era gi sorto. Era una giornata magnifica, piena di luce e di vento da
ovest, che portava lodore del mare.
Macroc usc dalla grotta, si stir, si scald al sole per qualche minuto, poi sistem la sua roba e
si prepar per partire.
Andiamo, David! RocOorc ci aspetta!
Percorsero tutto laltipiano, finch giunsero in cima a un sentiero che scendeva lungo il versante
occidentale. Da l in poi il paesaggio era un continuo alternarsi di rocce e steppe erbose, cos diverso
dai boschi e ruscelli che David aveva incontrato fino al giorno prima. La Terra dei Giganti era poco pi
che un deserto di pietre e arbusti.
Il viaggio continu per altri due giorni durante i quali il ragazzo impar molte cose.
I giganti chiamavano loro stessi roc e usavano la stessa parola per indicare le grandi rocce della
loro terra. Cos era impossibile distinguere la Terra dei Giganti dalla Terra delle Rocce che, di fatto,
erano la stessa cosa. Il giorno del loro incontro, Macroc aveva chiamato David rownroc che
significava piccola roccia ovvero piccolo gigante; quellappellativo sembrava proprio destinato a
lui.
Macroc era diretto a RocOorc, la Citt di Roccia, o, se si preferisce, la Citt dei Giganti; era la capitale del regno.

CAPITOLO 17.
ROCOORC.
La mattina del terzo giorno il gigante sembrava ansioso di riprendere il cammino e svegli
David di buonora. Gli diede un pezzo di galletta, infil le sue cose nella sacca e si mise subito in
marcia.
Mentre il sole si alzava sulle rocce a est, Macroc condusse il giovane attraverso una macchia
fitta di cespugli spinosi. La vegetazione era abbastanza alta da impedire al ragazzo di vedere attorno,
mentre il gigante, con la sua altezza straordinaria, svettava oltre i cespugli di qualche metro.
Sbucarono al margine di un precipizio e Macroc, che camminava davanti, si accost alla
roccia.
Guarda, David! disse indicando verso il basso.
David lo raggiunse, guard gi e vide... mhor, il mare.
Poche decine di metri pi sotto, le onde si infrangevano sugli scogli e il rumore giungeva sino a
loro insieme allodore del sale.
I colori del fondale roccioso brillavano sotto il sole e il ragazzo fu certo di veder baluginare dei
pesci.
Uccelli bianchissimi, simili a gabbiani, volavano lungo il frangente e si posavano sulle rocce a
strapiombo per poi ripartire aiutati dal vento. Il giovane rimase a guardare gi senza dir nulla,
incantato, finch il gigante lo tocc sulla spalla e lo invit a riprendere il cammino.
Percorsero alcune miglia lungo la costa, accompagnati dal rumore delle onde, fino a giungere
sulla punta di un piccolo promontorio.
MaHir, David! esclam Macroc felice.  RocOorc!
Di fronte a loro, a picco sulla costa rocciosa, si stagliava unimmensa fortezza scavata nella
pietra, con torri, cupole e muraglie: RocOorc, la capitale del regno, una citt... gigantesca.
***
Il versante occidentale era chiuso da alte mura di cinta, a picco sul mare, mentre a oriente la
citt era protetta dalla stessa montagna in cui era stata scavata. Due immensi faraglioni si ergevano
dallacqua, come gendarmi di pietra. Gli uccelli marini volavano avanti e indietro lungo lo strapiombo,
favoriti dalle correnti di risalita. Cos apparve RocOorc a David la prima volta che la vide: spaventosa
e bellissima!
I due si incamminarono lungo un sentiero che conduceva verso linterno finch sbucarono in
una larga strada, lastricata da grandi pietre lisce, solcate dalle ruote dei carri. Qui, per la prima volta,
David Dream incontr altri giganti.
Maschi e femmine procedevano in entrambe le direzioni, portando immensi sacchi e ceste
colme di merce: legna, carbone, pelli, frutta e molto altro.
Il ragazzo li guardava attonito, con il naso allins, mentre quelli sfilavano avanti e indietro,
oscurando il sole con il loro traffico. Poi David sent la terra tremare; prima un colpo, poi un altro, poi
ancora, sempre pi forte. Due montagne di pelo cornute avanzavano verso di lui, seguite da un
gigantesco carro di legno.
Co... Cosa sono? balbett nella lingua di Arcon.
Uri rispose Macroc come se nulla fosse.
I due immensi bovini sfilarono di fronte a loro, spronati da un gigante barbuto che sedeva sul
carro. Erano simili a bisonti, ma con il pelo ancora pi lungo e folto e... molto, molto pi grandi.
Sfiatavano dalle grosse narici ondeggiando il capo enorme da una parte e dallaltra. Li accompagnava
un odore di animale da stalla e a David torn alla mente il giorno in cui suo nonno lo aveva portato al
circo.
I due bestioni si dirigevano verso la citt, facendosi largo tra i viandanti. Macroc e il ragazzo si
incamminarono dietro di loro.
Mentre si avvicinavano a RocOorc, David si accorse che molti giganti riconoscevano il suo
compagno di viaggio e lo salutavano con deferenza. Gli stessi guardavano lui con curiosit, ma nessuno
disse nulla.
Seguirono il carro fino alla porta di Uroc; sulla volta campeggiava la testa di pietra di un uro
gigantesco e la porta stessa era naturalmente colossale.
Allinterno della Citt di Roccia ogni cosa aveva proporzioni adeguate ai suoi abitanti e ai loro
animali e, ci nonostante, cera un tale viavai di abitanti e di carri che a fatica si riusciva a muoversi.
Le case, come le mura, non erano state costruite con mattoni o blocchi di pietra, ma letteralmente
scavate nella roccia viva; unopera che doveva aver impegnato i giganti per un tempo lunghissimo.
Macroc condusse David attraverso molte strade e il ragazzo pot osservare i cittadini di
RocOorc. I maschi adulti portavano la barba lunga e i capelli legati dietro la nuca, mentre le donne
avevano chiome nerissime, raccolte in lunghe code che portavano davanti al corpo; tra le giovani ve
nerano di bellissime. David vide anche molti bambini, che giocavano e si rincorrevano per le strade,
con i piedi nudi e i calzoni di pelle. Anche i pi piccoli erano un pezzo pi alti di lui.
Passarono in mezzo a mercati, negozi, pescherie e di nuovo il giovane not che la maggior parte
degli abitanti riconosceva Macroc e lo salutava con un breve inchino, appoggiando la mano destra
sulla fronte.
Il gigante si diresse verso il centro della citt, salendo grandi scale di pietra. Passarono tra
colossali torri di roccia, cos forti e vicine le une alle altre che davano limpressione di voler schiacciare
i viandanti; Macroc gli disse che erano state erette dai re di RocOorc. Su ogni torre era raffigurato il
simbolo che il sovrano aveva scelto per il suo regno: animali, soprattutto, ma anche alberi, frutti,
oggetti quotidiani. Videro la torre del regno delluro, la pi antica di tutte, quella del cervo e del lupo,
la torre della quercia e quella delluva, la torre del ferro.
Giunsero infine davanti a una grande muraglia, sormontata da tre cupole altissime. Due giganti
incredibilmente forti e robusti, protetti da armature brunite, montavano di guardia a un enorme portone
di ferro, fiancheggiato da due uri di pietra.
Come faremo a entrare? chiese David, impressionato da quei due cerberi colossali.
Uhm... lascia fare a me rispose Macroc, mi inventer qualcosa.
Quando si avvicinarono, i soldati fissarono stupiti il giovane della razza degli uomini; poi
scattarono in un saluto militare e in pochi istanti il portone si apr.
Macroc GohOrn ehIn Erengroc! grid una delle guardie. Il principe Macroc  a
Erengroc!
Abito a RocOorc con la mia famiglia aveva detto a David durante i loro racconti attorno al
fuoco, ma non gli aveva detto che si trattava della famiglia reale: Macroc era il figlio di re RohOnroc
e unico erede al trono dei giganti.
Oltre il portone, il viale dingresso conduceva attraverso due lunghe file di statue enormi: erano
i re di RocOorc.
Portavano tutti la lunga barba intrecciata e indossavano unimponente armatura costituita da
spesse piastre di ferro tenute insieme da legacci di cuoio. In una mano impugnavano la spada, rivolta a
terra, e con laltra reggevano un grande scudo su cui era raffigurata la testa delluro.
David e Macroc percorsero il viale, finch giunsero dinnanzi a Erengroc, la Rocca dei Re. La
vista era impressionante: un largo scalone conduceva a tre portoni, uno pi grande al centro e due
leggermente pi piccoli ai lati; ciascuno era sormontato da un animale sacro: a sinistra laquila, simbolo
di saggezza, poich vola pi alta di qualunque gigante e pu vedere ogni cosa; a destra il delfino,
simbolo della pace tra i popoli; al centro luro, simbolo della forza necessaria per attraversare il regno
dei vivi. Sopra i portoni le tre cupole di pietra si stagliavano contro la montagna di roccia, cos alta che
la cima era avvolta dalle nubi.
Mentre salivano il grande scalone, il portone di centro si apr e comparve una gigantessa in abiti
sontuosi. Nel vedere David sgran gli occhi sorpresa; subito per si ricompose e la sua bocca si schiuse
in un sorriso radioso. Macroc le prese la mano e si inginocchi.
Vostro figlio  tornato, regina di RocOorc.
Bentornato, principe rispose lei.
Subito dopo gli butt le braccia al collo e madre e figlio si abbracciarono affettuosamente. In
quellistante, un gigante straordinariamente corpulento, con una barba voluminosa e finemente
intrecciata, usc dal portone.
Basta con tutte queste smancerie! disse e la sua voce fece tremare le colonne di pietra.  pur
sempre il principe di RocOorc!
 vero disse la regina sorridendo, ma  anche il mio unico figlio.
Macroc si stacc dalla madre e corse ad abbracciarlo.
Bentrovato, re padre.
Re RohOnroc lo abbracci con forza, poi rivolse la sua attenzione allinsolito ospite.
Troppo piccolo per essere un gigante, troppo grande per essere un elfo. Qual  il tuo nome?
Mi chiamo David Dream. Vengo in nome della regina dei nuk nuk e chiedo laiuto del popolo
delle rocce.
RohOnroc lo fiss a lungo senza rispondere e forse, nella sua saggezza di vecchio re, intu le
terribili conseguenze di quella richiesta. Ma esiste un destino a cui non ci si pu sottrarre.
Benvenuto a Erengroc, David Dream disse infine.
***
Ogni cosa, in quel luogo, era stata fatta dai giganti per i giganti e David ebbe limpressione di
tornare bambino, a quellet in cui ogni cosa  fuori misura, costruita dai grandi per loro stessi e tocca
ai pi piccoli adeguarsi.
Le porte erano talmente grosse e pesanti che ci voleva la forza di un gigante per aprirle e
chiuderle; i soffitti erano cos alti che ogni stanza sembrava una cattedrale.
La cena fu servita nella Sala dellUro; sulla parete era appeso un arazzo raffigurante un uro che
fronteggiava un branco di lupantichi con le corna abbassate.
Venne un servitore con una lunga asta e accese, uno per uno, gli stoppini del candelabro; la sala
si riemp dellodore di cera e le ombre presero a danzare sul tavolo.
Macroc present David come un grandissimo esploratore, venuto da una terra lontana, cos
lontana che non stava nelle sue carte e forse in nessuna carta del regno. Disse anche che era un abile
artista, capace di ritrarre ogni cosa sul suo prezioso quaderno. Il re e la regina si mostrarono molto
stupiti e ammirati, ma quando il ragazzo rifer della sua missione e chiese laiuto dei giganti per
raggiungere il Regno di Ossidea, fece una brutta scoperta.
Vorresti raggiungere il Regno di Ossidea? esclam RohOnroc lasciando cadere il cibo nel
piatto. Navigare fino ai territori occidentali? Ma  una pazzia! Nessuno della nostra razza ha mai
attraversato il Mare di Mezzo da oriente a occidente! Nessuno!
Poi il re si ricompose e, quasi si fosse pentito di quello scatto rabbioso, aggiunse:
Ben poche cose possono spaventare un gigante sulla terraferma, David Dream, ma in mare 
diverso; il mare  ostile. Quel che chiedi  impossibile.
***
Bench vivessero lungo la costa, gli abitanti di RocOorc non erano avvezzi alla marineria e le
loro barche erano utili solo per brevi traghettamenti. I giganti erano tradizionalmente pastori di uri e
solo in tempi recenti avevano imparato alcune tecniche di pesca. Gettavano le reti a mano e
approfittavano della loro altezza e della forza straordinaria per tirarle a braccia, camminando nelle
acque basse. Erano pescatori rozzi e marinai primitivi. Il Mare di Mezzo costituiva per loro un ostacolo
insuperabile. Ma questa non era tutta la storia.

CAPITOLO 18.
A OVEST.
Terminata la cena, il principe di RocOorc prese una torcia dal muro e condusse il giovane
Dream lungo i corridoi della reggia di pietra.
La fiamma sfrigolava in mano al gigante, diffondendo un odore di olio bruciato. Le loro ombre
sfilavano lungo le pareti: una scorreva in basso, laltra si ergeva immensa a sfiorare il soffitto. David
sentiva sotto i piedi nudi la roccia fredda, che i passi del tempo avevano levigato alla perfezione.
Eccoci arrivati. Questa  la mia stanza disse Macroc indicando una porta, mentre tu
dormirai nella stanza dellaquila.
Il principe di RocOorc accese il candelabro che pendeva dal soffitto e la stanza si riemp di
luce; laquila doro comparve dinnanzi agli occhi del giovane Dream. Era raffigurata su un grande
arazzo, che occupava per intero la parete di pietra.
 bellissima disse il ragazzo osservando incantato limmagine del rapace.
Gi ribatt il gigante, ma ben pochi hanno avuto la fortuna di vederla davvero. Da molto
tempo laquila ha abbandonato i territori abitati dagli arcnidi.
Io lho vista! stava per dire David, ma per qualche ragione prefer tenere quel pensiero
segreto.
Dalla parte opposta cera il letto pi grande che David avesse mai visto. Era cos alto che per
salire occorreva una sedia o una buona rincorsa. La coperta era fatta di pelle di uro, con il lungo pelo
marrone ancora attaccato. Anche il cuscino era gigantesco e cos gonfio che veniva voglia di saltarci
sopra. Al posto della testiera cera un gigantesco scudo di ferro brunito con impressa la testa delluro.
Sul comodino, che era grande come un armadio, stava poggiato un doppiere dargento con due
grosse candele consumate per met. La cera chiara era colata abbondante lungo il manico, coprendolo
quasi del tutto e saldandolo al legno. Macroc accese gli stoppini con la sua torcia.
Allora buona notte disse il gigante prima di congedarsi, se hai bisogno di me sono proprio
qui dietro e batt con il pugno contro la parete di roccia.
Grazie, Macroc. Io star benissimo qui rispose David osservando larazzo.
Il principe si ferm sulla porta.
Te lavevo detto, Rownroc; mio padre non  un tipo facile da convincere. Mi dispiace.
Il ragazzo annu in silenzio.
Quando Macroc fu uscito, si accost alla finestra. Il sole stava scomparendo tra i faraglioni di
pietra e il mare splendeva dei colori del tramonto. David guard lorizzonte infuocato e ripens alle
parole del re: Nessun gigante ha mai attraversato il Mare di Mezzo da oriente a occidente. Quel che
chiedi  impossibile.
Possibile o no... io devo raggiungere la Citt del Cielo disse infine.
***
La mattina dopo, David si svegli che il sole era appena sorto. Salt gi dal letto e guard dalla
finestra: il mare era grigio e un forte vento soffiava da nord-ovest alzando grandi onde.
Chiss se Macroc dorme ancora? si chiese.
Stava per uscire dalla stanza, quando si accorse dei vestiti; erano ben piegati sulla sedia vicino
allingresso.
E questi da dove vengono?
Li prese e li esamin uno per uno: un paio di pantaloni, una giacca senza maniche, una cintura,
un paio di stivali.
Nessun gigante potrebbe indossare degli abiti cos piccoli si disse.
Incuriosito, il giovane si spogli e prov a infilarsi i pantaloni. Erano spessi e robusti; David li
strinse attorno alla vita con dei legacci di pelle, poi prese la cintura. Prima di metterla si sofferm a
osservare la grossa fibbia dargento, decorata anchessa con la testa delluro.
La giacca era morbida e aveva un buon odore di cuoio; pur lasciando scoperte le braccia, era
calda e confortevole. Per ultimi infil gli stivali, che erano coperti di pelo, proprio come quelli di
Macroc. Si era cos abituato a camminare a piedi nudi che allinizio prov una strana sensazione; si
alz in piedi e fece qualche passo di prova.
Quando vide la sua immagine nello specchio, a stento si riconobbe. La pelle era abbronzata o
sporca, o entrambe le cose. Qua e l, sul viso e sulle braccia, aveva numerose piccole ferite, provocate
dai rovi durante la fuga dai lupantichi. I capelli erano pi lunghi e le spalle... ebbe limpressione che le
spalle fossero diventate un poco pi robuste.
Si volt verso la porta e stava per uscire quando il suo sguardo si sofferm sul pigiama, gettato
sul letto. Era sporco e lacero. David prov una strana sensazione; gli sembrava che una parte di s fosse
rimasta imprigionata l dentro, per sempre. Infine nascose veloce il pigiama sotto il cuscino, tir un
lungo sospiro e usc.
Cerc lamico nella sua stanza, ma la trov vuota; allora scese le scale e si mise a vagare per la
reggia. Incontr dei servitori, che lo salutarono portando la mano destra sulla fronte e gli augurarono il
buongiorno chiamandolo Rownroc. David rispose con un po di imbarazzo.
Per la barba di mio padre, Rownroc!
Il ragazzo si volt e vide Macroc venirgli incontro.
Adesso sembri davvero un piccolo gigante! disse il principe di RocOorc sorridendo.
Gi,  vero. Come avete fatto a trovare dei vestiti della mia misura?
Non lo so proprio. Il sarto di corte deve aver lavorato questa notte. Ti vanno giusti?
S.
Bene. Vieni, allora! Voglio mostrarti una cosa.
I due giovani uscirono allaperto e Macroc condusse David sulle mura della cittadella. Da lass
si poteva osservare tutta la Citt di Pietra, con il suo via vai di giganti, e pi in basso il mare. Le onde si
infrangevano contro i faraglioni, sollevando alti spruzzi bianchissimi.
Il mare  furioso disse Macroc senza smettere di camminare.
Proseguirono lungo le mura, finch giunsero sotto un grande tronco dalbero che pendeva da
una catena di ferro. I rami erano stati tagliati e la corteccia levigata a dovere. A unestremit era stato
fissato una specie di grosso imbuto metallico capovolto.
Ecco!
Che cos? chiese il ragazzo.
Il gigante guard con un occhio dentro limbuto, rest immobile per qualche istante e poi invit
il ragazzo a prendere il suo posto. David accost la testa e gli sembr improvvisamente che le onde lo
travolgessero.
 un lohonr disse Macroc, uno strumento per vedere vicino quel che  lontano.
Un cannocchiale! replic David divertito.
Il principe di RocOorc lo guard stupito.
Conosci questo strumento?
S, anche se non ne avevo mai visto uno cos grande e potente.
Lho fatto costruire io. Speravo di vedere le terre oltre il mare. Le Terre dOccidente, il regno
degli elfi.
E ci sei riuscito?
No. Ma ho visto le balene.
David sorrise.
Che cosa sai degli elfi?
Oh, molte cose; nulla  troppo lontano per chi vuole conoscere. Sono il popolo pi istruito e
pi saggio di Arcnia e sebbene siano piccoli di statura, forse perfino pi piccoli di te aggiunse
Macroc sorridendo, il loro spirito  grande. Sono scienziati e alchimisti di grande sapere. Sono
guerrieri imbattibili.
Tu ne hai mai visto uno?
Quando ero bambino, molti anni fa, una barca di Etheria approd sulle coste di RocOorc e
una delegazione di elfi venne in visita da mio padre. Ricordo ancora le grandi vele bianche, l, tra i
faraglioni e la bandiera con il cigno sacro. Sono solo frammenti ma... s, li ho visti.
Dimmi di Etheria. Parlami della Citt del Cielo.
So che  una citt bianca e bellissima; sorge al centro di una grande radura nel cuore di
Arbora, la Foresta Eterna. Arbora  il regno del popolo degli alberi, una fortezza impenetrabile a
difesa della citt.
Impenetrabile, dici?
Certo! I guerrieri arborei sono imbattibili, te lho detto.
David ascoltava incantato, quando improvvisamente gli venne in mente una domanda che
teneva in serbo dal giorno prima.
Macroc... ieri tuo padre ha detto che nessun gigante ha mai attraversato il Mare di Mezzo da
oriente a occidente. Cosa significa?
Il principe di RocOorc lo guard serio e il suo volto si fece improvvisamente cupo.
Ma s disse infine, tornando a scrutare il mare scuro.  giusto che tu conosca la nostra
storia.
***
Ci fu un tempo in cui noi giganti vivevamo da nomadi nelle Terre dOccidente, assieme ai
nostri uri. Eravamo allora guerrieri spietati e temuti in tutta Arcnia. I popoli ci combattevano con ogni
mezzo, ma la nostra forza era tale che nessuno poteva opporsi; nessuno, tranne gli elfi.
Il popolo degli uri, cos ci chiamavano allora, tent molte volte di conquistare la Citt del Cielo,
ma gli elfi riuscirono sempre a fermarlo nella Foresta Eterna, Arbora.
Al termine di una guerra sanguinosa, che dur oltre centanni, lesercito degli uri si ritrov cos
indebolito che fu costretto a ritirarsi sulle sponde del Mare di Mezzo. Gli elfi ci incalzarono sino
allultimo e infine riuscirono a scacciarci dai territori occidentali; i giganti furono confinati sulle
sponde orientali. Durante quel viaggio per mare, con barche di fortuna, moltissimi morirono e solo
pochi riuscirono ad approdare alle Terre di Roccia. Il ricordo di quella traversata rimase come una
cicatrice nella memoria del nostro popolo, una cicatrice che ricompare sul corpo dei figli, generazione
dopo generazione. I sopravvissuti rinunciarono alla vita nomade e fondarono la Citt di Pietra. Anno
dopo anno, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio, diventammo un popolo pacifico, rispettato
ma non temuto. Imparammo a coltivare la vite e lulivo e a produrre vino e olio. I giganti diventarono
creature sagge e prudenti e solo cos riuscimmo a cancellare il ricordo del nostro passato sanguinario.
Cos nacque il popolo delle rocce.
Il principe di RocOorc termin il suo racconto senza smettere di fissare il mare scuro di fronte
a s.
David rimase a lungo in silenzio, riflettendo sulle parole dellamico; tutto era chiaro, adesso, ma
lui non aveva intenzione di rinunciare.
Macroc disse infine, io devo attraversare il Mare di Mezzo. Devo raggiungere la Citt del
Cielo. Aiutami! 
Ma non hai capito? Non  possibile!
Certo che  possibile. Prendiamo una barca, tu e io! Andiamo a ovest. Sei un grande
esploratore; non vuoi vedere le coste occidentali e Arbora e la Citt del Cielo? Non vuoi disegnare le
mappe di quei territori sulle tue carte?
Il gigante lo guardava senza rispondere.
Devo continuare il mio viaggio, Macroc! In un modo o nellaltro io attraverser il Mare di
Mezzo e raggiunger Etheria. Vieni con me, grande roccia.
Io non so nuotare, David rispose infine il principe di RocOorc. Nessun gigante sa farlo; le
nostre barche sono poco pi che delle zattere. Non sono fatte per sopportare il mare in tempesta. Ogni
volta che guardo lorizzonte, io sogno di camminare nelle Terre dOccidente, ma, credimi, non
avremmo speranza di arrivare vivi. Occorrono giorni e giorni di viaggio...  una pazzia!
David si alz in piedi, si accost al dirupo e rimase immobile a fissare il mare. Le onde si
rompevano sulle rocce, trasformandosi in cavalloni ruggenti e lacqua schiumava bianchissima. Il vento
spazzava il frangente e portava gli spruzzi fino a loro.
Mentre guardava le onde, il gigante gli pos delicatamente una mano sulla testa. Uno accanto
allaltro fissavano muti quel mare scuro e minaccioso.
 una pazzia, David Dream disse infine Macroc. Ma... forse hai ragione tu. Camminare
nelle Terre dOccidente  rimasto un sogno per troppo tempo.
Il ragazzo si volt e lo guard stupito.
Abbiamo bisogno di una barca, Rownroc. Andiamo a ovest!

CAPITOLO 19.
IL MHORROB.
Era notte al porto di Nrdur. Il vecchio pescatore, un colosso con la barba grigia e le mani che
sembravano fatte di pietra, reggeva la grossa lanterna sopra la testa e indicava la barca allormeggio.
Non troverete un legno migliore di questo a RocOorc, principe Macroc disse infine e forse
diceva il vero.
Era una vecchia imbarcazione da pesca, armata con una buona velatura e abbastanza grande da
portare un gigante, le reti e il pesce pescato. Lo scafo era colorato di bianco e di rosso, con una sottile
banda verde sotto il bordo.
Questo  per la barca disse Macroc tirando fuori una saccoccia tintinnante, e questo per il
tuo silenzio aggiunse mettendogli in mano una moneta doro.
Si chiamava Mhorrob, letteralmente legno del mare. Era lunga una quindicina di metri, senza
tuga e senza coperta dove ripararsi in caso di pioggia o tempesta. Due tavole univano i bordi e
costituivano lunico posto dove sedersi, sia per remare sia per riposarsi. Il fasciame era nudo, senza
catrame e senza vernice per migliorare la tenuta dellacqua. In compenso aveva un grande timone a
barra e un albero robusto, ben piantato nella chiglia di legno. Un lungo boma tendeva la spessa vela di
tela bianca. Certo non era fatta per correre e nemmeno per passarci molte notti, ma dava limpressione
dessere forte.
Appena il vecchio gigante se ne fu andato, David salt sulla barca e cominci a girare da una
parte e dallaltra esplorando ogni angolo.
Non  poi cos piccola, Macroc, e sembra molto stabile e robusta.
Quando il principe appoggi un piede sul bordo, il Mhorrob si inclin paurosamente e
scricchiol come un ramo secco. Macroc and subito a sedersi su una delle tavole, mentre la barca si
dimenava come un cavallo impazzito. Quando infine si ferm, era talmente inclinata che il ragazzo si
trovava quasi allaltezza del gigante.
Cosa dicevi, Rownroc?
Niente.
Vieni, dobbiamo fare provviste.
***
La lucerna pendeva da una gigantesca ascia conficcata profondamente nella trave sopra la porta
dingresso. Allo spaccio di Bulcroc si poteva trovare quasi ogni sorta di vettovaglia e nessuno faceva
domande. Era frequentato da marinai e gente di malaffare, che venivano per il vino, per il gioco e per i
loro piccoli traffici. Macroc e David entrarono.
Laria era densa di fumo e sapeva di alcol e legna bruciata; un gruppo di giganti si accalcava
attorno a un tavolo su cui rotolavano i dadi, accompagnati da urla e improperi.
I due si diressero subito al banco, cercando di non dare nellocchio, ma la statura del giovane
Dream non era facile da nascondere.
Quando Bulcroc vide il principe di RocOorc e il suo strano compagno nel suo locale, non pot
fare a meno di sgranare lunico occhio che gli era rimasto, tirando allo stesso tempo una lunga boccata
dalla sua pipa enorme.
Cosa posso fare per voi, principe Mac...
Non c nessun principe qui lo interruppe Macroc.
Il gigante annu, poi soffi una nuvola di fumo che sal lenta fino alle travi del soffitto.
Ci servono viveri per un lungo viaggio: carne salata, pesce affumicato, formaggio di uro,
gallette, biscotti dolci, frutti acerbi, barili dacqua e attrezzi da pesca disse Macroc appoggiando sul
banco unaltra saccoccia tintinnante.
Nessun problema, straniero rispose Bulcroc facendola sparire. Aspettate qua.
Loste scomparve nel retro. David e Macroc rimasero al bancone in attesa del suo ritorno,
cercando invano di evitare lattenzione degli altri avventori.
E tu da dove spunti, gnomo? esclam un gigante guardando David con sincero stupore. Era
un colosso panciuto, con la barba zuppa di vino e gli occhi arrossati dallalcol, talmente ubriaco che a
malapena si reggeva in piedi. Ehi! Venite a vedere un po chi...
Perch non stai zitto, invece! lo interruppe Macroc.
Ehi! E tu chi sei per dirmi di stare zitto? Il figlio del re, forse? Ah, ah, ah!
Sono uno a cui non piacciono i curiosi!
Neanche tu mi piaci, barba corta! rispose il gigante ubriaco avvicinandosi. Forse hai
bisogno di una bella lezione e cos dicendo pos il boccale sul banco e fece un altro passo in avanti
spingendo Macroc indietro con il suo ventre enorme.
Stai indietro, trippone! ringhi il principe puntando i piedi. In tutta risposta il gigante caric il
braccio destro e men un colpo talmente forte che avrebbe potuto stendere un toro. Il principe schiv e
si mise in guardia, ma il marinaio volteggi tra i tavoli, come in un giro di valzer, sband da una parte e
dallaltra e rovin tra le sedie come una quercia abbattuta.
David e Macroc fissarono il gigante a terra, poi guardarono verso il tavolo da gioco. I compari
avevano smesso di tirare e li guardavano attoniti. Quando videro il pi grosso di loro steso sul
pavimento, a uno a uno tornarono ai dadi. In quel momento Bulcroc ricomparve dietro il bancone.
Loste osserv in silenzio i tavoli e le sedie rovesciate, sbuffando una nuvola di fumo nellaria.
Venite sul retro disse infine.
Le provviste erano ben sistemate sopra un carro di legno. Macroc controll che ci fosse tutto,
poi tir il carro fuori dal magazzino.
Buon viaggio, stranieri li salut Bulcroc fermo sulla soglia. Se fossi un po pi giovane non
mi dispiacerebbe venire con voi. Quando tornerete... se tornerete, passate da qui e vi offrir un
bicchiere di vino in cambio dei vostri racconti.

CAPITOLO 20.
IL MARE DI MEZZO.
Macroc e David spinsero il carro fino alla barca e iniziarono a stivare la merce, cercando di
sistemarla in modo che il peso fosse ben distribuito. Quando giunse lalba, il principe di RocOorc
condusse il Mhorrob fuori dal porticciolo. Era una buona giornata per navigare, con il mare calmo e un
vento leggero che soffiava da sud-est.
Mentre remava, il gigante vedeva allontanarsi la Citt di Pietra e si chiedeva se lavrebbe mai rivista.
Il Mhorrob sfil lento tra i grandi faraglioni di roccia, che da quella prospettiva sembravano
ancora pi alti. Al suo passaggio, i gabbiani si alzarono in volo e iniziarono a volteggiare sopra le loro
teste. David prov un senso di vertigine e si sent incredibilmente piccolo.
Quando ebbero superato gli scogli, Macroc sleg il boma e liber la vela. Il Mhorrob sent il
vento di lasco e prese a navigare tranquillo, accompagnato dallo sciacquio dellonda di prua.
La traversata del Mare di Mezzo era cominciata.
***
I primi giorni di navigazione furono accompagnati da buon tempo e da un vento costante da
nord-est, che spingeva il Mhorrob dritto verso le coste occidentali. David e Maccroc se la passavano
piuttosto bene. Di giorno si riparavano dal sole allombra della vela; di notte, se faceva freddo,
stendevano una grossa coperta di pelle sullo scafo e si rintanavano l sotto, sdraiati sul legno. Per
orientarsi utilizzavano la posizione del sole e delle stelle; se il cielo era coperto dalle nubi, Macroc
aveva il suo thorc, una specie di bussola che permetteva di individuare i punti cardinali. Era necessaria
la massima stabilit, perch il thorc era uno strumento sensibilissimo e non sempre si poteva
utilizzarlo.
Durante quei primi giorni di quiete, i due giovani ebbero molto tempo per parlare.
Quando tuo padre si accorger che gli abbiamo mentito andr su tutte le furie.
S, credo di s. Ma alla fine dovr ammettere che era la cosa giusta da fare.
Raccontami ancora della Citt del Cielo, Macroc chiese David mentre il vento gonfiava la
vela sopra di lui.
Cosa vuoi sapere di pi? Ti ho gi detto tutto quello che so, credo.
Parlami di Ossidea.
La regina elfa? Tutti i popoli di Arcnia le sono fedeli. Regna sulle Terre dOccidente da
moltissimo tempo.
Allora devessere molto vecchia! osserv David, deluso.
Certo che s! rispose il gigante. Ma gli elfi vivono a lungo e, sebbene non siano immortali,
raramente portano i segni del tempo sul loro corpo.
E...  bella?
Macroc sorrise.
Dicono che sia la creatura pi bella di tutta Arcnia. Ma quasi nessuno, tra coloro che lo
sostengono, lha vista davvero.
Credi che sia in pericolo?
No. Se il popolo degli uri non  riuscito a espugnare Arbora, nessuno pu farlo. Te lo ripeto,
Rownroc: gli arborei sono guerrieri imbattibili.

CAPITOLO 21.
LA TEMPESTA.
La mattina del quinto giorno, il cielo era coperto dalle nubi e il mare appariva cupo e ostile. In
poche ore si alz un forte vento da sud-ovest che fece schiumare la superficie dellacqua e alz grandi
onde. David e Macroc stavano per conoscere la furia del mare.
Il Mhorrob inizi a inclinarsi sotto la spinta del vento e poi a ondeggiare paurosamente. Lo
scafo scricchiolava e lalbero sembrava sul punto di spezzarsi.
Il vento  troppo forte, Macroc! esclam David. Strapper la vela!
Slegarono il boma e lasciarono la barca in balia delle onde. In pochi minuti si trovarono con i
piedi nellacqua; il Mhorrob ondeggiava cos forte che il mare cominciava a entrarci dentro.
Dobbiamo svuotarlo disse il gigante. Dobbiamo togliere lacqua!
I due giovani cominciarono la loro battaglia, usando un grosso secchio di legno e un otre
tagliato, ma per ogni misura che buttavano fuori, due entravano.
Forza, David! urlava il gigante. Non fermarti, la barca affonda! Buttala fuori! Pi veloce!
David faceva il possibile, ma quellotre era talmente grande che in pochi minuti sent le braccia
senza pi forza. Macroc invece continuava a riempire il secchio e a svuotarlo fuori bordo e sembrava
instancabile.
Per tutto il resto della giornata e per tutta la notte, i due giovani combatterono contro le onde e
proseguirono senza sosta finch il sole non fu tramontato di nuovo e nuovamente sorto. Ma allalba del
terzo giorno il mare non era ancora stanco e anzi picchiava con maggior forza.
David giaceva in un angolo, con le gambe nellacqua, sopraffatto dalla furia della tempesta; il
gigante ormai combatteva da solo.
Pi il mare picchiava e pi Macroc sembrava diventare grande e forte. Mentre il vento gli
spazzava i lunghi capelli bagnati, il gigante urlava la sua voglia di vivere.
Ahhhrg! Picchia pure quanto vuoi, maledetto! Io sono Macroc, il principe dei giganti, non
finir nel tuo ventre! Troppi ne hai gi presi della mia razza!
David non riusciva pi a distinguere le urla dal fragore della burrasca. Insonne, sconvolto da
quella furia senza fine, reclin la testa e rest immobile a fissare il cielo che lo sovrastava; una coltre di
nubi grigie, rigata dalla pioggia, cupa e terribile come la fine del mondo.
Suona il corno, David!
Come?
Suona il corno! url il gigante continuando a gettare lacqua fuori bordo.
Ma... e tu?
Io me la caver! Suonalo!
Il ragazzo lo guardava attonito.
No! rispose infine. Io ti ho convinto a partire. Non ti abbandoner!
Il gigante lasci il secchio, si chin sul compagno e, preso il corno, lo guard minaccioso.
Suonalo, per la barba di Uroc, o lo far io!
Per un lungo istante i due compagni si fissarono negli occhi, finch il giovane della razza degli
uomini scosse la testa.
Dannato testone! grid il principe di RocOorc tornando a svuotare la barca. Rucohc! Testa
di capra! Moriremo entrambi!
David afferr la chiave e la strinse nel pugno. Un solo istante prima di chiudere gli occhi, gli
parve di vedere, altissimo in quel vortice di nubi, volteggiare un uccello dal piumaggio dorato, che solo
sfidava la furia della tempesta. Tre volte il suo grido trafisse il vento e gli giunse allorecchio.
Kiiiiii... kiiiiii... kiiiiii.

CAPITOLO 22.
LE LUCCIOLE DACQUA.
Quando apr gli occhi trov il buio, il buio assoluto. Si tir su e guard attorno, cercando di
cogliere un riflesso sullacqua, ma vide solo tenebra. Non aveva mai provato una simile sensazione e
dubit dei propri sensi: Forse  giorno, ma i miei occhi non vedono la luce del sole pens. Forse 
cos che si diventa ciechi!
Il suo respiro si fece affannoso e, mentre tastava attorno per orientarsi, chiam lamico.
Ti sei svegliato finalmente, Rownroc!
La voce di Macroc gli arriv forte e calma.
Cosa succede? Non riesco a vedere niente!
 buio, piccolo gigante! Hai dormito tutto il giorno e adesso  notte.
Ma non vedo nemmeno una stella o il chiarore della luna. Sembra che tutto il mondo sia
sprofondato nellabisso.
Gi ribatt Macroc. Davvero una notte nera. Nera e calma. Forse abbiamo varcato i confini
del regno dei vivi e navighiamo gi in quello dei morti.
David si sent gelare il sangue.
Oppure  solo una notte senza stelle e, siccome siamo in mezzo al mare, non c neppure una
lucciola a farci un po di luce aggiunse il gigante.
I due rimasero a lungo in silenzio; un lieve sciabordio accompagnava i loro pensieri.
Improvvisamente sembr a David di scorgere una minuscola scintilla muoversi sotto la superficie.
Guarda! Lacqua brilla!
Macroc si avvicin cauto al bordo e guard gi. Vide allora un brillio di mille piccole luci,
come se minuscole fate nuotassero attorno alla barca.
Forse siamo davvero nel regno dei morti disse, e questi sono i loro spiriti che vengono ad
accoglierci.
David si sporse a sua volta e immerse il braccio nellacqua per cercare di toccare le luci.
Cosa fai? Fermo! esclam Macroc.
La mano del giovane si illumin tutta.
Sai una cosa? disse il ragazzo muovendola sotto la superficie. Io ho gi sentito parlare del
mare che luccica e non credo che siamo nel regno dei morti.
Cosa sono allora? chiese il gigante, e fattosi coraggio anche lui tocc lacqua con la mano.
Sono come... lucciole dacqua rispose il ragazzo, lucciole dacqua che ci accompagnano.
Spero tanto che tu abbia ragione, piccolo gigante.
Rincuorati da quei tenui bagliori, i due compagni si misero a sedere uno di fronte allaltro e, pur
senza vedersi, cominciarono a parlare del pi e del meno, un po per ingannare il tempo, un po per
scacciare la paura.
Raccontami del mondo degli uomini, Rownroc!
David ebbe un momento di esitazione.
Il mondo degli uomini?  cos strano, Macroc, che si fa fatica a credere che possa essere
vero.
 E tu raccontamelo lo stesso.
Tutti si muovono con delle macchine di ferro, che fanno un gran rumore e una gran puzza.
Puzzano pi degli uri? chiese il gigante divertito.
Forse non cos tanto, ma  un odore che ti toglie la voglia di respirare.
 E non ci sono le foreste, i fiumi, le scogliere, gli animali selvatici, le stelle?
S rispose David, ma...  diverso da qui. Noi viviamo fuori dalle foreste... fuori dalla
natura.
Fuori dalla natura? Com possibile?
Te lho detto,  un mondo tanto strano.
I due giovani continuarono a parlare finch, improvvisamente, una luce bianca e bellissima
illumin i loro volti. La luna, tonda e grande, comparve nel cielo, approfittando di uno strappo nella
coltre di nubi; subito spar, ma dopo poco torn a rischiarare il mare e il Mhorrob. In poche ore il cielo
si riemp di stelle e David e Macroc, passata la paura, scoprirono davere una gran fame. Tagliarono
della carne salata e la mangiarono insieme al formaggio di uro. In quel mentre il mare cambi colore e si tinse di viola: era lalba.

CAPITOLO 23.
I GURBL.
Per tutto quel giorno il mare fu calmissimo. David e Macroc misero ad asciugare i vestiti e
impiegarono il resto del tempo mangiando e dormendo; la tempesta li aveva lasciati esausti e avevano
necessit di riposare e rifocillarsi.
Il giorno seguente era ancora bonaccia e i due giovani si abbandonarono allozio. Trascorsero
lunghe ore indolenti allombra della vela, chiacchierando e osservando la superficie calma. Di tanto in
tanto un pesce, o qualche altro animale marino, nuotava sotto il pelo dellacqua, provocando minuscole
onde.
Guarda com calmo adesso disse David.
Gi. Sembra che la tempesta si sia portata via tutto il vento.
Viene voglia di... Il ragazzo si sedette sul bordo e immerse i piedi nellacqua. Non  fredda.
Quasi quasi...
Cosa vuoi fare, Rownroc? Non avrai intenzione di...
Ah, no?! Stai un po a vedere...
 pericoloso! Siamo in mezzo al mare! Fermo!
Prima che il gigante potesse bloccarlo, David si tuff in acqua e prese a nuotare intorno alla
barca.
Ah, ah!  bellissimo!
Il ragazzo si immerse nel blu per un paio di metri e torn in superficie scrollando i capelli.
Torna subito a bordo! gli intim Macroc.  pericoloso! Non bisogna mai fidarsi del mare.
Torna in barca!
Ah, ah! Guarda come mi immergo! esclam David, e con una capriola scomparve di nuovo
sotto la superficie. Macroc rest a fissare lacqua preoccupato, aspettando che lamico riemergesse.
Torna subito a bordo! Mi senti?  pericoloso fare il bagno dove non si tocca!
David era ancora sotto e Macroc cominci ad agitarsi.
Dove sei andato, stupido uomo? Dove sei?
Il gigante si sporse cercando di vedere sotto la superficie e la barca si inclin sul fianco.
David! David! Ma dove  finito?
In preda al panico, Macroc si sporgeva da una parte e dallaltra. Il Mhorrob ondeggiava
paurosamente.
David! David! Maledizione... te lavevo detto! Dove sei? url disperato.
Ben nascosto sotto la fiancata di prua dal lato di dritta, il ragazzo stava immobile, trattenendo a
stento le risa. Appena immerso era passato sotto la chiglia e si era nascosto dal lato opposto. Quando
gli parve che lamico si fosse sgolato abbastanza, David gli spunt sotto il naso spruzzandolo.
Testa di rucohc! lo apostrof Macroc scuotendo il capo. Torna subito a bordo!
Va bene, va bene rise David. Ancora un paio di bracciate e...
Il ragazzo vide il viso del gigante farsi di cera.
Cosa? Cosa c?
Il principe fissava lacqua sotto i suoi piedi con gli occhi sbarrati.
At...tento!
Macroc non riusc ad aggiungere altro, ma allung il braccio nel tentativo di afferrare lamico.
Cosa c, Macroc? Cosa hai vist...?
David sent il mare gonfiarsi attorno a s e ammutol. Senza capire cosa stesse succedendo,
lanci le braccia in direzione del gigante, ma era troppo tardi. Con un fragore assordante, due onde si
alzarono dallacqua, cos vicine da schiacciarlo; soffiavano e urlavano come bestie impazzite. Il
giovane fu sbalzato da una parte e dallaltra ed ebbe la sensazione che tutto il mare fosse sconvolto.
Lottava contro i vortici per evitare di venire trascinato gi e pi di una volta la sua testa scomparve.
Aiu... aiuto! Aiutami, Mac...!
Di nuovo si ritrov sottacqua. Cercava disperatamente di afferrare la mano dellamico
attraverso la superficie, ma le onde lo colpivano con una forza invincibile. Quando ormai pensava che
fosse finita, si sent sollevare come un tonno pescato allamo, e si ritrov carponi a bordo del
Mhorrob: Macroc era riuscito ad afferrarlo. Toss e sput per liberare la gola dallacqua. Poi si gir a
guardare il mare che voleva inghiottirlo e il suo volto si trasfigur: due grandi cetacei, simili a
giganteschi delfini, erano giunti da sotto la superficie e sbuffavano minacciosi a pochi metri dalla
fiancata di dritta. Sul loro dorso poderoso stavano due guerrieri dalla pelle dargento, che sembravano
tuttuno con le loro cavalcature.
Ma chi sono? chiese David con un filo di voce.
Macroc rest in silenzio, cercando la risposta nei racconti del popolo delle rocce. Quando
rispose, il tono della sua voce era pi cupo del solito.
Gurbl, il popolo del mare disse impugnando un remo come fosse una lancia.
Gurbl? ripet David. E sono... amici?
Non dei giganti rispose Maccroc.
***
Giganti e gurbl non erano mai stati amici. Quando il popolo degli uri fu scacciato dal Regno di
Ossidea e le barche furono travolte dalla tempesta, i gurbl, che governavano su quella parte del Mare
di Mezzo, rimasero a guardare senza fare nulla. Non salvarono un solo gigante: n adulti, n bambini. I
giganti non lo dimenticarono mai.
Macroc non aveva mai visto un gurbl, ma sapeva di loro grazie ai racconti del suo popolo.
Solo che quei racconti nel tempo erano diventati leggende e nessuno ormai sapeva pi distinguere la
verit dalla fantasia. Ora Macroc capiva che era tutto vero.
I gurbl erano creature possenti, poco pi grandi di un uomo adulto, con i muscoli che
guizzavano sotto la pelle dargento. Non avevano capelli e le loro orecchie erano piccolissime e cos
attaccate al capo che quasi ne sembravano privi. Ma la cosa che impression David pi dogni altra
furono i loro occhi: scuri e profondi come labisso. Quelle creature mettevano paura.
I due cavalieri li scrutarono in silenzio e, nonostante il loro fare deciso, parve a David di leggere
nel loro sguardo la stessa sorpresa; era chiaro che non avevano mai visto creature simili a loro. Infine
quello pi vicino parl con voce stentorea e il suo tono era poco amichevole:
Sioun guolghien ghiolg ghenglou?
Nessuno dei due rispose.
Sioun guolghien ghiolg ghenglou, goulgion? grid il gurbl e questa volta il suo tono era
decisamente minaccioso. Il delfino sotto di lui soffiava nervosamente e pareva quasi che volesse saltare
sulla barca. David non sapeva che fare.
Non capisco nulla di quel che dici, faccia da pesce! Che diavolo vuoi? tuon il principe di
RocOorc nella lingua delle rocce.
Il gurbl esit un momento. Quando riprese a parlare le sue parole avevano un suono del tutto
diverso.
Parli la lingua degli elfi, gigante?
Ossidea etheranhim! rispose Macroc. Ossidea regni eternamente.
Il gurbl parve rasserenarsi.
Ossidea etheranhim! ripet a sua volta.
Cosa ci fanno un gigante e un... piccolo gigante nel Mare di Nagr?
Parlava lantico verbo con uno strano accento e David faticava a comprenderlo.
Veniamo da RocOorc e siamo diretti alla Citt del Cielo rispose il principe delle rocce.
La Citt del Cielo  in guerra. Non lo sapete?
In guerra? ripet Macroc sgranando gli occhi. Ma chi... come?
Kahs guida i kahuri verso Etheria. Il Regno di Ossidea  sconvolto.
Kahs? Chi  Kahs? Perch ha dichiarato guerra agli elfi?
Quando David sent quel nome, fu percorso da un brivido freddo.
Il gurbl li guard serio senza rispondere.
Fai troppe domande, gigante disse infine. Hai detto che venite da RocOorc?
Esatto. Siamo partiti nove giorni fa. Da due giorni siamo bloccati dalla bonaccia. Aiutateci a
raggiungere le coste occidentali e non vi daremo altro disturbo.
I soldati restarono a lungo indecisi; non riuscivano a credere che lui e David fossero giunti sin l
a bordo di quella piccola imbarcazione.
Non  possibile! Nessuno del tuo popolo si  mai spinto sin qui! ripeteva il gurbl e intanto
guardava lorizzonte, come se temesse di vedere spuntare altre imbarcazioni.
Non c nessun altro insistette Macroc. Siamo partiti da soli dal porto di Nrdur. La
burrasca ci ha sorpreso tre giorni fa.  un miracolo che siamo riusciti a rimanere a galla.
Non so se dite il vero o se siete delle spie di Kahs. Ma avremo tempo per verificarlo. Vi
traineremo fino a Gorbla.
E se ci rifiutassimo di seguirvi? chiese il gigante.
Affonderemo la vostra barca rispose il gurbl e impenn il suo delfino. Alti spruzzi si
alzarono dallacqua e bagnarono le vele del Mhorrob e il suo equipaggio.
David e Macroc legarono due cime alla prua e le gettarono in acqua. I soldati le raccolsero, ne
fecero un cappio e lo infilarono sul muso dei delfini.
Ghihooolg! gridarono gli uomini del mare.
Spronati dai loro cavalieri, i delfini diedero uno strattone e la barca prese a scivolare dietro di
loro.
Cos il Mhorrob riprese il suo viaggio verso le coste occidentali.

CAPITOLO 24.
GORBLA.
Seduto a prua, con le gambe penzoloni fuori bordo, David rimuginava su quanto avevano
riferito loro i gurbl.
Stiamo andando incontro alla guerra si disse. Chi saranno i nostri nemici?
Mentre se ne stava l sopra, con la mano a reggere il mento, non pot fare a meno di ammirare
la forza straordinaria con cui i due delfini trainavano il Mhorrob. I cetacei agitavano la coda, creando
dei grandi vortici dacqua, e intanto soffiavano come locomotive a vapore. Il ragazzo and a prendere il
quaderno e il pennino dalla sacca, torn a sedersi a prua e disegn quelle creature straordinarie e i loro
tenebrosi cavalieri.
Il viaggio continu per tutto il giorno e i gurbl non si fermarono mai, n per mangiare n per
bere; n rivolsero loro alcuna parola. Solo di tanto in tanto scambiavano poche frasi nella loro lingua
incomprensibile.
Quando il sole stava per tramontare e il mare iniziava a tingersi di rosso, uno dei soldati indic
un punto sullorizzonte, dritto di fronte a loro e accompagn quel gesto con una sola parola rivolta al
compagno. David e Macroc scrutarono nella stessa direzione, ma non riuscirono a vedere nulla; solo
molto pi tardi cominciarono a distinguere dei puntini lontani che a prima vista sembravano delle rocce
affioranti.
In quello stesso momento, il ragazzo vide il fondo del mare. Allinizio not solo alcune chiazze
pi scure, ma poco dopo il fondale divent chiarissimo; navigavano sopra un grande banco di sabbia.
Piccoli pesci, riuniti in grandi banchi, scappavano allarrivo dei delfini e del loro traino; grandi
conchiglie dalabastro spuntavano dalla sabbia con i gusci taglienti; isole di corallo sfioravano la
chiglia del Mhorrob, allungando verso la superficie i rami di fuoco.
Quando David rialz la testa, i puntini che avevano avvistato oltre lorizzonte erano scomparsi;
al loro posto sorgevano sei torri di pietra altissime.
La barca sfil tra un dedalo di scogli e coralli affioranti, in acque cos basse che David e
Macroc temettero di arenarsi; ma i gurbl conoscevano un passaggio sicuro. Poi lacqua si fece di
nuovo profonda, sebbene si potesse ancora scorgere il fondo; il Mhorrob navigava in una grande
laguna. Al centro, lontana e immensa, sorgeva Gorbla, la capitale del Mare di Nagr.
***
La laguna di Gorbla era in realt la caldera di un antico vulcano. Il tempo aveva consumato le
pareti di roccia e la caldera si era abbassata tanto che lacqua aveva finito per riempirla, come fosse un
enorme catino. I gurbl avevano gettato le fondamenta della citt direttamente nel mare e pietra su
pietra lavevano fatta emergere come unisola.
Nella laguna cera un gran viavai di barche trainate da delfini e altri cetacei e David e Macroc
pensarono che fossero lequivalente dei carri tirati dagli uri che si potevano vedere a RocOorc. Tutti
gli abitanti mostravano grande stupore al passaggio del Mhorrob e ammutolivano nel vedere lo strano
equipaggio che lo governava.
Nella parte pi esterna Gorbla era costituita da una vasta periferia di piccole abitazioni di
legno, simili a palafitte: migliaia di piccole capanne sospese sullacqua tramite lunghi tronchi dalbero
piantati nella sabbia.
Il tetto era ottenuto intrecciando le foglie, lunghe e sottili, di piante marine. I gurbl se ne
stavano appollaiati su delle specie di amache e avevano il mare al posto del pavimento, con tanto di
pesci che entravano e uscivano dalla casa.
Quando il Mhorrob sfil tra le palafitte, alcuni giovani si gettarono in mare e rapidissimi
nuotarono verso la barca. David rimase a guardarli incantato.
Nuotano proprio come pesci! pens.
Uno di loro si accost ai delfini, quasi volesse fare a gara, ma il pi vicino sbuff minaccioso. Il
soldato che lo cavalcava grid verso il giovane e quello si allontan lesto. I compagni nuotavano a
fianco del Mhorrob e spiavano i due terricoli con i loro occhi bui. David sorrise amichevole e salut
con la mano, riconoscendoli suoi coetanei; uno solo rispose al saluto ammiccando.
I soldati trainarono la barca verso il centro della citt e le palafitte di legno lasciarono
improvvisamente il posto a solide costruzioni di pietra: Gorbla svel cos la sua antica natura di citt
fortificata.
Una grande muraglia sorgeva dallacqua e si alzava per oltre venti metri sopra la superficie. Il
Mhorrob pass sotto un grande arco di pietra, che permetteva di varcare le mura di cinta e segnava
lingresso alla citt antica. Anche l il mare faceva da strada e da piazza e i pesci abitavano le mura
della citt come rondoni. Sei grandi torri di pietra si ergevano altissime, avvolte da interminabili scale a
chiocciola che permettevano di salire fino alla cima.
Erano le torri di avvistamento che David e Macroc avevano scorto da lontano. Tra una e laltra,
affioravano delle piattaforme rotonde e su ogni piattaforma stava un soldato gurbl armato di lancia e
protetto da una cotta lucente che sembrava fatta di squame dargento. Al centro emergeva una grande
cupola tonda, aperta verso il cielo come un gigantesco occhio.

CAPITOLO 25.
RE NAGR.
Il soldato, che aveva parlato con Macroc e che sembrava il pi alto in grado, sleg il delfino ed
entr nella cupola. I due giovani, a bordo del Mhorrob, si sentivano addosso gli occhi delle guardie
gurbl, che li fissavano poco amichevoli.
Pensi che ci metteranno in prigione? chiese David.
Non temere, Rownroc, non ci succeder nulla...credo.
Pochi minuti dopo il soldato usc, raggiunse la barca e si rivolse nuovamente al gigante: Re
Nagr, sovrano assoluto del popolo del mare e Signore del Mare di Nagr, vi far lonore di ricevervi.
Rivolgetevi al re chiamandolo Signore del Mare e non parlate se non sar lui stesso a chiedervelo.
Inchinatevi quando sarete dinnanzi al trono.
La barca sfil tra le guardie e scomparve allinterno della cupola.
La luce del sole penetrava attraverso il grande oculo e si rifletteva sul fondo di sabbia chiara. La
volta era magnificamente ornata da mosaici colorati, raffiguranti animali e ambienti marini: onde,
conchiglie, delfini, balene, pesci spada, mante, calamari; una grande rappresentazione del mare e dei
suoi abitanti. I riflessi dellacqua danzavano sulle figure, che sembravano muoversi come fossero vive.
Quando passarono sotto il foro, David vide lombra della barca proiettata sul fondo di sabbia.
Lacqua era cos limpida che si poteva vedere ogni cosa; molti pesci sostavano al centro della cupola,
sotto la luce. Quando torn a guardare in alto, il giovane vide dipinte nuove immagini del mondo
marino: animali sconosciuti e terrificanti, ma anche la luna, il sole e le costellazioni. Infine il Mhorrob
giunse dinnanzi a una grande scala di pietra bianca che emergeva dallacqua. Su ogni gradino, da ambo
i lati, stava una guardia con la medesima cotta di squame dargento e una lunga lancia. Alcuni granchi,
grandi e rossi, camminavano al limite del bagnasciuga. Quando la barca si avvicin corsero a rifugiarsi
in acqua.
In cima alla scala si affacciava il trono del Signore del Mare. Vi sedeva un gurbl
straordinariamente possente, che indossava un vestito fatto di migliaia di perle cucite assieme e portava
sul capo una corona di rami di corallo intrecciati.
Nagr li guard a lungo in silenzio.
Goulghiul ghiel, Nagr Gorbla gohlgour disse infine, pronunciando le parole con
innaturale lentezza.
Subito dopo ripet nella lingua degli elfi:
Benvenuti a Gorbla di Nagr, piccolo e grande gigante. Raccontate al Signore del Mare il
vostro passato e il vostro futuro.
David e Macroc lo guardarono perplessi.
Il nostro passato? disse Macroc sottovoce nella lingua delle rocce.
Vorr sapere come siamo finiti qui gli rispose David.
Ah...
Il gigante raccont la loro avventurosa spedizione verso le coste occidentali e il re lo ascolt
con grande attenzione fino alla fine. Quando smise di parlare, lo sollecit nuovamente:
Raccontate il vostro futuro! disse appena spazientito.
Il gigante lo guard senza capire.
Cosa ha detto? chiese David in un sussurro.
Vuole conoscere il nostro futuro. Parla strano bisbigli Macroc in risposta.
Vorr sapere le nostre intenzioni.
Signore del Mare riprese allora il gigante, noi dobbiamo raggiungere Etheria, la Citt del
Cielo, perch questo piccolo gigante deve incontrare la regina degli elfi.
 E perch mai deve incontrare Ossidea?  forse un re o un principe?
Macroc colse al volo loccasione.
Tu hai visto giusto, Nagr, Signore del Mare. Il piccolo gigante altri non  che il principe degli
uomini e deve assolutamente conferire con la regina degli elfi.
Nagr fiss a lungo David e poi si rivolse a lui nella lingua di Ossidea. David per non riusciva
a capire quasi nulla e Macroc dovette venirgli in aiuto.
Vuole sapere dove si trova il Regno degli Uomini.
Bella domanda pens David. Digli che si trova oltre il Mare di Mezzo e oltre la Terra dei
Giganti e oltre i Campi Profumati dei raccoglitori di nettare e oltre il Bosco di Grulfus e degli animali
parlanti e oltre il Lago delle scimmie dacqua... vicino al melograno.
Macroc rifer e Nagr lo ascolt con interesse. Poi, improvvisamente, il suo volto si fece cupo.
Ossidea  in pericolo disse il Signore del Mare.  Kahs porta la guerra nella Citt del Cielo.
Il suo esercito di kahuri  molto potente.
Ma anche gli elfi lo sono replic Macroc, difenderanno Etheria fino alla morte. Kahs non
riuscir mai ad attraversare Arbora!
Nagr lo guard severo, scuotendo il capo, poi riprese a parlare.
Ti sbagli, grande gigante.  vero, nessuno pu battere gli elfi nella foresta, nemmeno lesercito
degli uri, ma Kahs non combatte nella foresta. Le sue armate bruciano gli alberi sacri e marciano sulla
loro cenere. Gli elfi sono costretti ad arretrare. Kahs arriver alla Grande Radura e metter Etheria
sotto assedio... forse  gi arrivato... forse Ossidea non  pi regina del suo regno.
A quelle parole David non riusc pi a trattenersi:
Re Nagr, Signore del Mare, perch i gurbl non fanno nulla? Perch non aiutate Ossidea?
Desiderate forse che Kahs regni sulle Terre dOccidente?
Il re lo fiss con i suoi occhi bui.
I gurbl combattono solo le guerre che possono vincere, principe degli uomini. Non possiamo
fare nulla sulla terraferma. E neppure voi potete. Tornate nei territori orientali. Se Kahs decider di
attraversare il Mare di Mezzo, i gurbl sapranno vendicare la regina degli elfi. Tornate nella Terra dei
Giganti.
No! esclam David. Abbiamo corso gravi pericoli per attraversare il Mare di Mezzo. Non
possiamo tornare indietro. Dobbiamo raggiungere la Citt del Cielo!
Se anche riusciste a raggiungere le coste occidentali, vi ucciderebbe il sale.
Il sale? pens David. E perch mai? Non siamo mica delle lumache!
Tornate nelle Terre dOriente concluse re Nagr. Buon futuro.
E cos dicendo si alz in piedi, fece un cenno alle guardie e si allontan. David non sapeva pi
cosa fare, ma prima che potesse pensare a qualcosa, Macroc gioc la sua ultima carta: la voce del
gigante tuon nella reggia.
Re Nagr, aspetta! Io sono Macroc di RocOorc, figlio di RohOnroc, unico erede al trono dei
giganti. Le nostre razze non sono mai state amiche, ma se quel che dici  vero, allora forse  tempo che
giganti e gurbl ritrovino la via della pace. In nome del popolo delle rocce, io ti chiedo di lasciarci
attraversare il Mare di Nagr e aiutarci a raggiungere le coste occidentali.
Nagr si ferm e ascolt le parole di Macroc senza voltarsi. Poi torn sui suoi passi e guard
verso il Mhorrob.
Due principi sulla stessa barca... che raro passato.
Il re dei gurbl rimase a lungo in silenzio.
E sia! disse infine. Che il vostro futuro vada verso occidente!
Diede un nuovo ordine nella lingua del popolo del mare e scomparve.
I soldati, senza esitare, girarono la prua del Mhorrob e lo trainarono fuori dalla reggia.

CAPITOLO 26.
IL VIAGGIO CONTINUA.
I gurbl riempirono la stiva del Mhorrob con nuova acqua e nuovi viveri e procurarono una
buona scorta di pesce secco e formaggio di delfino.
Non pensavo che si potesse fare il formaggio con il latte di delfino disse il ragazzo, stupito.
Ma in fondo, se si pu fare con quello di mucca e di capra... perch no?
Guard il cibo con un po di sospetto e lo annus.
Odora di formaggio, ma... David annus ancora e storse il naso, puzza anche di pesce.
I delfini mangiano il pesce disse il gigante. Sar per quello.
David guard lamico e gli allung il formaggio sotto il naso, come a dire vuoi assaggiarlo tu
per primo?
Macroc scost la testa.
E va bene pens David e, chiusi gli occhi, se ne cacci in bocca un bel pezzo. Il formaggio si
sciolse sulla lingua.
Uhm... sa di... formaggio... formaggio al gusto di pesce.
I due compagni trascorsero la notte a bordo del Mhorrob, ormeggiato lungo le mura della citt
antica, e poterono vedere Gorbla di notte.
Man mano che il buio calava, furono accese numerose torce e lucerne: lungo le pareti di pietra,
dentro le abitazioni e persino sul fondo del mare. I gurbl infatti avevano inventato delle lampade che
potevano bruciare anche sottacqua. I pesci e altri animali marini si radunavano attorno alla luce e
David si divertiva a osservarli attraverso la superficie.
Guarda quello com grande!
La grossa cernia gironzolava sotto la pancia del Mhorrob.
Gi, proprio una bella porzione!
Come? Potresti davvero mangiarti un pesce cos grande da solo?
Uhm... magari con un po di patate.
I due giovani continuarono a parlare e a ridere e per quella sera dimenticarono la guerra a cui
andavano incontro.
***
La mattina seguente Macroc e David furono svegliati di buonora dai soldati che li avevano
scortati sino a Gorbla. Il pi alto in grado si chiamava Golghien, che nella lingua del popolo del
mare significa forza dellonda, mentre il compagno, che era timido e taciturno, si chiamava lghion,
una parola che tra i gurbl indica il riflesso della luna sul mare.
Golghien e lghion trainarono nuovamente il Mhorrob tra le strade dacqua di Gorbla,
sfilando tra barche e palafitte, finch non furono fuori dalla citt.
Al traino dei due cetacei, il legno del mare attravers la laguna e Macroc pot verificare col
thorc che si stavano dirigendo verso occidente. I delfini tirarono la barca attraverso la barriera di scogli,
che segnava il limite della caldera di Gorbla; il Mhorrob riprese a navigare in un mare senza vento.
Poco dopo il mezzod, quando il sole era ancora alto nel cielo, si alz una brezza da nord-est,
buona per spingere la barca verso occidente. Allora Golghien sleg il suo delfino e ordin al
compagno di fare altrettanto; poi disse a David di spiegare la vela. Il ragazzo esegu senza indugio e il
Mhorrob riprese a navigare spinto dalla forza del vento.
I soldati continuarono a scortarli e il giovane pot ammirare landatura dei cetacei liberi dal
traino. Era straordinario: delfini e gurbl si muovevano in sintonia perfetta. David scopr che i
cavalieri di tanto in tanto utilizzavano anche la voce per comandare i loro animali. Improvvisamente
lghion, che aveva notato lattenzione con cui il ragazzo losservava, si avvicin alla barca e disse
qualcosa nella sua lingua incomprensibile. Poi pronunci una sola parola rivolta al delfino: questo
prese un grosso respiro e scomparve sottacqua con il suo cavaliere. Pochi secondi dopo, si ud uno
scroscio a prua, come se una grande onda frangesse di fronte a loro: lghion e il delfino schizzarono
fuori dallacqua come razzi, trascinandosi dietro una lunga scia di acqua salata e salirono cos in alto
che, per guardarli, David si trov il sole negli occhi. Mentre volava nel cielo con la sua cavalcatura,
lghion grid nella lingua del suo popolo; poi ricadde in acqua alzando grandi spruzzi bianchissimi.
Pochi istanti dopo il gurbl riemerse vicino al Mhorrob, si avvicin al ragazzo e questa volta gli parl
nella lingua degli elfi:
Rihen ohn edelphhin, David! disse, e accompagn quelle poche parole con un gesto del
capo. Il giovane, incredulo, si gir verso Macroc, che sorridendo gli disse:
Salta su, Rownroc! Vediamo come te la cavi!
Allora aveva capito bene! lghion lo invitava a cavalcare con lui! David non si fece pregare: si
sfil veloce i vestiti e si mise a cavalcioni sul bordo, con una gamba fuori. Il soldato si accost
lentamente alla barca con il suo animale. Quando fu abbastanza vicino, il giovane salt in groppa al
delfino e si accovacci come pot davanti al gurbl. lghion lo aiut a sistemarsi per bene; poi gli
prese la mano, lappoggi sul dorso dellanimale e disse:
Gulgl.
Nella lingua di Gorbla significava spirito del mare.
Con pochi comandi sussurrati e un leggero movimento delle gambe, il soldato del mare spron
Gulgl ad accelerare. Il delfino super il Mhorrob, nuotando in superficie; poi inizi a immergersi. Il
gurbl fece cenno al ragazzo di abbassarsi, come un fantino al galoppo, e i tre scomparvero nel mare.
Nuotavano sottacqua, avvolti dai colori delloceano, ospiti di un mondo che tanto affascina e
tanto spaventa. David guardava il dorso di Gulgl sotto di lui e la luce della superficie, lontana sopra di
loro; lemozione e lo stordimento di quellesperienza erano tali che se lghion non lo avesse tenuto, il
giovane avrebbe certamente perso la presa. In quel turbine di sensazioni, il ragazzo si chiese quanto
tempo sarebbe durata quellimmersione, temendo di non riuscire a trattenere il respiro quanto un
delfino o un gurbl. In quellistante, Gulgl inizi a risalire; David vide la superficie sempre pi vicina,
finch sent di nuovo laria sulla faccia e fu abbagliato dalla luce del sole. Uno, due, tre respiri e poi di
nuovo gi. Questa volta limmersione dur pi a lungo e, quando riemerse, Gulgl nuotava cos rapido
che salt fuori dallacqua e il ragazzo ebbe il tempo solo per un breve respiro. I tre procedevano in
sincronia perfetta: il tuffo nellacqua, il nuoto veloce e possente, cercando di non essere sbalzati, poi
ancora su, verso la superficie, un nuovo salto, laria sulla faccia, la luce del sole; cos galoppavano
delfini e gurbl.
La corsa continu tra acqua e aria, trafiggendo la superficie del mare, sospesi al confine tra due
mondi, finch, con una pressione delle gambe, lghion richiam il delfino; lanimale rallent e torn a
nuotare in superficie. David si pass una mano sulla faccia per levarsi lacqua dagli occhi. Aveva il
fiatone ed era tutto scombussolato. Accarezz ancora Gulgl che ora procedeva tranquillo.
Incredibile... disse nella lingua degli uomini.
lghion gir il delfino verso il Mhorrob, che appariva lontanissimo e procedeva lento verso di
loro con la vela spiegata. Quando furono pi vicini, il gigante gli grid nella lingua delle rocce:
Per la barba di mio padre, Rownroc! Che sgroppata!
Il ragazzo rispose roteando il braccio nellaria. Quando Gulgl si accost alla barca, David
salut il delfino con unultima carezza e torn a bordo. Macroc lo aiut a risalire e poi si rivolse a
Golghien in tono di scherzo:
Tocca a me, adesso?
Il gurbl sorrise e rispose con lo stesso tono:
Non mi provocare, gigante. I gurbl governano creature molto pi grandi di te.
Allora sar per la prossima volta rispose Macroc.
Daccordo replic lufficiale gurbl. Poi aggiunse alcune raccomandazioni:
Il vento  favorevole. Prima del tramonto avvisterete le coste occidentali. Avrete buon tempo e
questa notte potrete orientarvi con le stelle. Arriverete al deserto di sale domani, prima che il sole sia
alto nel cielo.
Il deserto di sale? chiese Macroc e Golghien cap che non avevano idea di cosa li
aspettasse.
Un deserto, ricoperto di sale, divide il Mare di Nagr dal Regno di Ossidea. Noi lo chiamiamo
Bulghion, linferno bianco. Non sottovalutatelo; si racconta che possa spezzare anche le menti pi
forti disse il gurbl osservando severo i due giovani.
Occorrono quattro giorni di marcia per attraversarlo; nessun gurbl potrebbe farcela... ma voi
non siete gurbl. Marciate di notte e riposate di giorno... se potete. Oltre il deserto di sale iniziano i
territori degli elfi. Il versante orientale dovrebbe essere ancora sotto il controllo degli arborei, ma ci
sono bande di kahuri dappertutto; fate attenzione. Ricordatevi che gli elfi sono in guerra e potrebbero
confondere gli amici con i nemici.  stato un piacere nuotare con voi aggiunse infine Golghien.
Ammiro il vostro coraggio. Ossidea etheranhim!
Grazie, Golghien rispose Macroc. Che lo spirito delluro vi protegga con la sua forza.
Ossidea etheranhim!
Ossidea etheranhim! disse David salutando Golghien e lghion con la mano. I due gurbl
girarono le loro cavalcature e lentamente si diressero verso oriente.
Il Mhorrob continu il suo viaggio da solo. Prima che il sole fosse tramontato, David e
Macroc avvistarono finalmente il profilo lontano delle coste occidentali.

CAPITOLO 27.
IL DESERTO DI SALE.
Lacqua era torbida e verdastra e cos bassa che il Mhorrob rischiava di arenarsi. David, in
piedi a prua, osservava il fondo e dava istruzioni a Macroc che stava ai remi:
Piano... a destra... avanti... a sinistra... indietro.
Procedevano molto lentamente, cercando un punto dove approdare, ma quella laguna sembrava
proseguire dinnanzi a loro senza limite. Alla fine, comera inevitabile, il Mhorrob si aren.
Pi avanti di cos non si pu andare, Macroc.
I due giovani si guardarono attorno cercando di valutare la distanza dalla costa, ma non
riuscivano proprio a capire dove finisse lacqua e iniziasse la terra. Macroc tolse un remo dallo scalmo
e lo piant nel fondale per valutarne la consistenza. Il remo affond per qualche centimetro con facilit,
ma poi fece una certa resistenza.
Sembra abbastanza solido comment il gigante. Cosa dici, sei pronto per una passeggiata?
David guard il livello dellacqua sul remo.
Una nuotata, vorrai dire! Io qui non tocco mica!
Va bene, prepariamo la roba, poi si vedr.
Si organizzarono in modo da poter trasportare una buona scorta dacqua e di viveri. Riempirono
gli otri pi che poterono e bevvero lunghi sorsi per stivarne un po nella pancia. Poi Macroc, con molta
cautela, scese dalla barca e appoggi i piedi sul fondo. Lacqua gli arrivava poco sopra la vita,
permettendogli di tenere la borsa allasciutto sulla schiena. David lo guardava perplesso.
E adesso? chiese il ragazzo.
Adesso o te la fai a nuoto oppure ti porto io rispose il gigante.
Al giovane lidea di farsi portare in spalla come un bambino non piaceva, ma alla fine fu
costretto ad ammettere che non cerano soluzioni migliori. Non poteva certo nuotare in quella melma
per ore. Seppur con un po di imbarazzo, sal sulle spalle del gigante.
Macroc fece pochi passi, poi si gir verso il Mhorrob. I due amici rimasero a guardare la barca
che li aveva portati attraverso il Mare di Mezzo con un po di malinconia. Insabbiato nellacqua bassa e
immobile, il Mhorrob li fissava muto, rassegnato al suo destino; ognuno in cuor suo sper che non
fosse un addio.
Il gigante sent i piedi affondare nel fango. Con uno scrollone, che fece quasi cadere David,
liber una gamba e inizi la marcia verso il deserto di sale.
In breve lacqua si fece pi bassa e dalla vita scese ai fianchi, poi alle ginocchia e infine alle
caviglie.
Man mano che il livello diminuiva, David si rendeva conto di quanto fosse alto un gigante,
perch adesso si trovava a unaltezza di oltre quattro metri e provava un senso di vertigine. Fu allora
che chiese di scendere.
Posso camminare adesso. Qui lacqua  abbastanza bassa.
Il ragazzo si mise a marciare al fianco del compagno. Per oltre unora camminarono in una
specie di salina, con un velo dacqua che lambiva i piedi. Poi la terra si asciug e davanti ai loro occhi
comparve unimmensa distesa bianca e abbagliante; avevano varcato i confini del deserto di sale.
Macroc si ferm, si tolse la borsa e gli otri di dosso e si gir verso oriente, nella direzione da
cui erano venuti.
Ci pensi, David? Sono il primo gigante che ha attraversato il Mare di Mezzo da oriente a
occidente!
Poi si volse verso ovest e guardando il deserto di fronte a loro domand:
Sei pronto?
Certo! rispose il ragazzo.
Allora in marcia, Rownroc!
Iniziarono la traversata quando il sole cominciava a calare. Laria era piuttosto fresca e il
deserto non sembrava poi cos terribile. Continuarono a camminare finch il tramonto tinse di rosso il
cielo e il sale che ricopriva il terreno. Quando comparve la prima stella, si fermarono pochi minuti per
bere un po dacqua e mangiare del formaggio di delfino.
Dovremo camminare per tutta la notte, Rownroc. Ce la fai?
Il giovane annu.
Domattina, appena il sole sar sorto, potremo fermarci a riposare e a dormire.
Va bene. Io ce la faccio disse David.
Appena ebbero terminato di mangiare, ripresero il cammino. Sopra di loro, il cielo si riemp di
stelle, cos brillanti e in numero cos immenso da provocare sgomento. Un meteorite percorse la volta
celeste tracciando una scia luminosa.
Guarda, Macroc, una stella cadente!
Lho vista, piccolo gigante.
Hai espresso un desiderio?
Come?
Nel mondo degli uomini, quando vedi una stella cadente devi esprimere subito un desiderio e
quello si avverer spieg il ragazzo.
Bene disse Macroc, allora io vorrei...
No, fermo! Non devi dirlo. Altrimenti non si avvera.
Ah, no? Allora non lo dico. Tu lo hai espresso?
Certo!
 E cos?
Non posso dirlo.
Ah, gi. Ma io credo di conoscerlo disse Macroc, in tono canzonatorio.
David sorrise.
Il sale scricchiolava sotto i piedi, divorando le suole di pelle. Macroc era un marciatore veloce
e instancabile e il ragazzo faticava a stargli dietro; tuttavia il desiderio di raggiungere i territori degli
elfi e la Citt del Cielo era tale che trov lenergia necessaria per tenere il passo del gigante.
Dopo molte ore di cammino, con le stelle a guidarli verso occidente, la luna sorse e illumin il
deserto di sale con il suo chiarore. Le ombre, dapprima lunghissime poi via via pi corte,
accompagnavano il cammino dei due giovani. Fu allora che David sent per la prima volta un brivido
lungo la schiena e un leggero dolore alla pancia.
 solo un po di stanchezza pens, dopo tante ore di cammino.
E la stanchezza arriv davvero, cos forte da piegare le gambe, da far trascinare i piedi.
Forza, Rownroc! lo incoraggi Macroc. Ancora un po e il sole sorger. Allora ci
fermeremo per riposare.
David non ebbe la forza di rispondere. Poco dopo il cielo alle loro spalle inizi a rischiararsi.
Usarono la coperta di pelle come una tenda per proteggersi dal sole. Macroc, che appariva solo
un po affaticato, tir fuori dellaltro formaggio e del pesce secco.
Mangia! Hai bisogno di energia disse allamico.
No rispose lui, non ho fame. Credo dessere troppo stanco per mangiare.
Mettiti gi allora. Mangerai dopo aver dormito.
S... daccordo.
David si sdrai allombra e subito fu preso da un torpore malsano. In pochi minuti si
addorment.
***
Il deserto di sale brillava sotto un cielo giallo senza sole. Il cavaliere stava in sella a un destriero
altissimo, coperto da una pesante armatura di ferro brunito che lasciava intravedere solo la coda e le
zampe nere. Era vestito di abiti cenciosi, scuri e impolverati, ma sotto si scorgeva unarmatura
dargento, lucida e splendente; il capo era nascosto da un grande cappuccio nero.
David cercava di guardarlo in viso, ma i suoi occhi non potevano sopportare la luce ed era
costretto a chinare la testa. Provava una stanchezza insostenibile, che lo obbligava a stare in ginocchio.
Mentre si sfregava gli occhi, cercando di abituarsi alla luce, sent avvicinarsi il cavallo, finch
vide gli zoccoli fermarsi a pochi passi da lui. Di nuovo cerc di alzare lo sguardo, ma la luce lo
abbagli. Fu allora che ud la sua voce: Perch sei venuto ad Arcnia?
Chi sei? chiese il giovane proteggendosi gli occhi, ma il cavaliere non rispose. Il cavallo fece
ancora un passo e giunse cos vicino che David pot sentirne lodore. Il ragazzo sguain Inuk e
puntandola verso lalto grid:Chi sei?
La risposta che giunse trafisse il suo animo come un dardo.
Kahssssssss e quella esse interminabile sibil nella sua testa finch perse i sensi nel sogno.
***
Svegliati, Rownroc! Il sole sta calando,  ora di riprendere il cammino.
David apr gli occhi e vide Macroc in piedi con la sacca sulle spalle.
Ma... il sole  ancora alto!
Dobbiamo andare, David! Dobbiamo andare, presto! esclam Macroc incamminandosi nel
deserto.
Aspetta! Devo prendere le mie cose! grid il ragazzo, ma il gigante era gi in marcia.
Il giovane raccolse veloce il suo bagaglio e si affrett dietro al compagno, ma il principe di
RocOorc camminava insolitamente veloce e David faticava a tenere il passo.
Aspetta, Macroc! Aspettami! grid, ma il gigante si allontanava sempre pi.
Aspettami!
Cadde in ginocchio, sudato e ansimante, e rest attonito a guardare la figura del compagno
diventare sempre pi piccola. Con le ultime forze grid disperatamente:
Fermati!
Ma lamico era ormai scomparso.
Ma perch se n andato? Perch mi ha lasciato solo? Il caldo gli ha dato alla testa?
Poi ripens alle parole di Golghien: Il deserto di sale pu spezzare anche le menti pi forti.
Lentamente si rialz e riprese a camminare, cercando di seguire le tracce del gigante.
Il sole a picco scaldava la terra come una fornace; la testa gli doleva in modo insopportabile.
Devo trovare un rifugio.
Si accorse allora che non aveva con s nemmeno un po dacqua; Macroc aveva portato via
tutto. David fu preso dallo sgomento. Si ferm e si guard intorno, cercando di individuare un
riferimento qualunque, ma il deserto era dappertutto, bianchissimo, abbagliante.
 finita. Non uscir vivo da qui.
Cammin per un tempo che gli parve infinito, cercando di tenere la direzione dietro al
compagno, finch il caldo gli pieg le gambe.
Ma perch se n andato? si chiese una volta ancora guardando carponi lorizzonte splendente,
mentre grosse lacrime gli rigavano il volto arrossato.
Perch?
Per la barba di Uroc! Che stai facendo, Rownroc?
David si gir e vide una figura in tutto simile a Macroc correre verso di lui; il ragazzo la
guard incredulo finch quel miraggio giunse a oscurare il sole sulla sua testa; lo fiss attonito, poi si
volt nella direzione in cui aveva visto scomparire il compagno e scoppi in lacrime.
Perch te ne sei andato, Macroc? chiese, piangendo come un bambino.
Ma che cosa dici? Mi sono svegliato ed eri scomparso. Ho seguito le tue tracce fin qui. Ti ha
dato di volta il cervello?
David chiuse gli occhi e di nuovo gli parve di sentire quella esse sibilare nella sua testa
sconvolta, mentre un dolore insopportabile gli trapassava le tempie.
Tu hai la febbre, Rownroc! Stai delirando! Tieni, bevi un po dacqua.
Il giovane bevve un lungo sorso.
Macroc sistem la tenda in modo da procurargli un po dombra e gli bagn la fronte con il
fazzoletto.
Riposati. Aspetteremo che il sole tramonti.
Ho sognato di nuovo Kahs mormor il ragazzo.
Ah, s? E comera questa volta? chiese il gigante senza badare troppo alle parole del giovane.
Terrificante rispose David mentre un brivido gelido gli correva lungo la schiena.
Hai visto il suo volto?
No...
Non ci pensare. La febbre porta gli incubi. Ti passer tutto quando questo dannato caldo se ne
sar andato. Cerca di riposare, adesso.
***
Quando David riapr gli occhi, il deserto era rosso dei colori del tramonto.
 ora, Rownroc. Dobbiamo rimetterci in cammino. Ce la fai?
Cercando di nascondere la sofferenza, il ragazzo si mise seduto.
S... ce la faccio disse con un filo di voce.
Laria era ancora calda, ma lui tremava di febbre.
Porto io la tua borsa disse il gigante.
S, daccordo.
I due si misero in marcia in silenzio. Macroc camminava con gli occhi fissi sullorizzonte,
sperando di avvistare il profilo delle colline che segnavano la fine del deserto. Appena il sole fu
scomparso dietro lorizzonte, il gigante avvist delle strutture scure che avevano laspetto di piccole
abitazioni.
Guarda! Sembra un villaggio!
Il ragazzo guard di fronte a s, ma la febbre gli offuscava la vista. Quando furono pi vicini,
riconobbero dei cumuli di pietre dalla forma circolare e la sommit tonda. Decine, centinaia di strutture
simili erano sparse nel deserto, a pochi metri luna dallaltra.
David e Macroc si fermarono al margine dei cumuli, cercando di capire se cerano degli
abitanti, ma fu subito chiaro che nessuno viveva in quel luogo.
I due giovani avanzarono tra le pietre in silenzio e si fermarono di fronte a una costruzione
leggermente pi grande delle altre.
Che cosa sono? chiese David che a malapena si reggeva in piedi. Macroc rest a lungo in
silenzio prima di rispondere.
Tombe disse infine.
Tombe?
S rispose il gigante. Tumuli.
Sono... tombe di elfi?
No... no di certo. Gli elfi seppelliscono i loro morti sotto gli alberi sacri. Credo... credo che
siano tombe del popolo perduto.
Popolo perduto? ripet il ragazzo.
Nessuno sa chi fossero; regnarono su Arcnia prima degli elfi ma... ora non ci sono pi. Sono
rimaste solo le loro tombe disse Macroc. Poi il suo tono cambi, come se volesse scuotersi di dosso
la lugubre malinconia di quel luogo. Forza, Rownroc! Abbiamo ancora molta strada da fare. In
marcia!
S... s rispose il ragazzo, e si incammin dietro lamico. Fece solo qualche passo e gli
sembr che uno di quei tumuli si alzasse sopra di lui come unonda e poi che tutto il mondo si
rovesciasse sottosopra; in pochi istanti si ritrov a fissare il cielo rosso del crepuscolo. Macroc era
sopra di lui e gli parlava, ma la sua voce era cos lontana... poi venne il buio; David giaceva a terra
privo di sensi.
***
Cric... crac... cric... crac... passi di gigante sul terreno di sale... cric... crac... cric... crac... brividi
in corpo e la testa fa male... cric... crac... cric... crac... nuota la rana se lo stagno  allagato... cric...
crac... cric... crac... salta la rana se lo stagno  asciugato... cric... crac... cric... crac... sotto la panca la
capra  stanca... cric... crac... cric... crac... dentro la stalla la mucca balla... cric... crac... cric... crac...
salta la fossa chi ha fatto il fesso... cric... crac... cric... crac... fesso chi salta la fossa spesso... cric...
crac... cric... crac...
Cos delirava il povero David, mentre lamico gigante lo portava attraverso il deserto.
Poi la febbre se lo prese del tutto e il ragazzo sprofond nel sonno senza sogni, il corridoio buio
che conduce alla morte.
***
 g t a id!
 gli t a id!
 egli ti Da id!
Svegliati, David! Svegliati! Forza, bevi un po dacqua!
Il giovane giaceva a terra pallido come un morto.
Forza, amico mio! grid il gigante con le lacrime agli occhi. Devi berne almeno un sorso. Ti
far stare bene.
Solo un sorso... solo un sorso.
Ti prego, non morire! Bevi... bevi un po dacqua! Starai bene. Solo un sorso.
Solo un sorso... solo un sorso... se ti fa contento lo bevo un sorso solo.
Ma dopo quel sorso, ne bevve un altro e poi un altro ancora e bevve tutti i sorsi che cerano e ne
avrebbe bevuti ancora se avesse potuto, perch a ogni sorso sentiva la vita tornare. Macroc lo guard e
sorrise felice.
Ci sei passato vicino, Rownroc.
Cosa  successo? chiese il giovane resuscitato.
Hai avuto la febbre, sei stato molto male, ma... ce labbiamo fatta!
David alz lo sguardo e vide il deserto di sale stendersi infinito e spaventoso.
Il deserto... ancora il deserto disse con un filo di voce.
Il deserto  dietro di noi. Guarda!
Il ragazzo volt lo sguardo a occidente e i suoi occhi si riempirono di colori. Un mondo di fiori
e alberi, di insetti e uccelli splendeva di fronte a lui. Lodore della terra e delle sue creature gli giunse
benefico come una medicina; la vita era tornata.
Un fiume lucente scorreva poco lontano e la sua voce giunse alle orecchie di David, rendendo
quel risveglio ancora pi dolce.
Quello  lOlor, il fiume sacro disse Macroc. Nasce dalla Citt del Cielo e attraversa tutta la
Foresta Eterna; la sua acqua guarisce ogni male! Benvenuto nel Regno di Ossidea, Rownroc.

CAPITOLO 28.
IL REGNO DI OSSIDEA.
I due giovani si fermarono per un paio di giorni sulle sponde dellOlor, per dare a David il
tempo di riprendersi. Lui ritrov presto lappetito e mangi volentieri il pesce salato dei gurbl e le
ultime scorte di formaggio di delfino. Macroc riusc a trovare delle mele selvatiche, dolci e sugose,
che i due amici mangiarono con entusiasmo; da molto tempo infatti non gustavano il sapore della frutta
fresca. Montarono la tenda di pelle sfruttando i rami pi bassi di un grande albero e dormirono su un
letto di foglie asciutte. In breve David recuper le forze; la mattina del terzo giorno era in grado di
riprendere il viaggio.
Allora, Rownroc? Sei pronto per incontrare il popolo degli alberi?
Sono pronto, grande roccia.
Allora in marcia!
Per la prima volta dopo molti secoli un gigante percorreva i territori degli elfi. Due giorni di
cammino li separavano da Arbora, la Foresta Eterna.
Man mano che si addentravano nel Regno di Ossidea, i due giovani si facevano pi prudenti.
Temevano infatti di incontrare delle bande di kahuri oppure dessere scambiati per nemici ed essere
attaccati proprio dagli elfi. E daltra parte i luoghi che visitavano erano talmente belli e larmonia cos
perfetta che era impossibile immaginare la guerra. Camminarono attraverso campi e boschi, fiumi e
torrenti e incontrarono molti animali, ma nessuno si mostr ostile verso di loro; forse era quella la
prova migliore che gli elfi controllavano ancora quei territori. La mattina del quarto giorno laria era
fresca e il cielo animato da grandi nubi bianchissime.
Quando mio padre vedr le mappe delle Terre dOccidente, non creder ai suoi occhi disse il
gigante. Da quasi unora se ne stava seduto su una grossa pietra, intento a disegnare sul suo quaderno le
mappe di quei territori sconosciuti, mentre David, poco pi a monte, si era arrampicato su un albero di
nespole e raccoglieva qualche frutto, che gettava nellerba.
Gi rispose, allungandosi per cogliere una nespola lontana e forse la sua punizione sar
meno terribile.
Convincer i giganti a costruire delle nuove barche. Il popolo delle rocce deve imparare a
navigare prosegu il principe tracciando una riga sul foglio. Attraversare il Mare di Mezzo non 
impossibile.
Allora sai una cosa? rispose lamico Io vi insegner a nuotare. Se gli uomini possono
nuotare, sono sicuro che anche i giganti possono farlo.
Che dici, Rownroc? I giganti non possono sostenersi nellacqua. Sono troppo pesanti.
Ti sbagli, grande roccia! Il peso in acqua non  un problema... a meno che tu non sia
veramente una roccia. Le balene sono pi grandi e pi pesanti dei giganti, eppure...
Macroc smise di disegnare, riflettendo su quelle parole. In tutta la sua vita non aveva mai
neppure immaginato di poter nuotare.
Per le corna delluro! E se avessi ragione? Sarebbe davvero incredibile!
Ne sono sicuro disse David, staccando unaltra nespola. Fu allora che i suoi occhi colsero
improvvisamente un movimento lontano, sul profilo della collina.
Cosa c l? si chiese mentre cercava di mettere a fuoco quelle figure lontane.
Non gli ci volle molto per riconoscere un drappello che procedeva di buon passo nella loro
direzione.
Elfi! esclam dentro di s.
Ehi, Macroc! Vieni a vedere, presto! Ci sono gli elfi!
Il gigante lasci i suoi disegni e corse verso lalbero; senza alcun bisogno di arrampicarsi si
accost al giovane, che in piedi sul ramo si trovava giusto alla sua altezza.
Dove sono? chiese sottovoce.
L! indic David. Vengono da questa parte.
I due giovani restarono in osservazione per alcuni istanti, senza dire nulla.
Elfi! pensava il ragazzo, finalmente gli elfi! e il suo cuore batteva di emozione e di gioia.
Quando per furono abbastanza vicini da poterne distinguere gli abiti, il giovane dubit.
Non sono vestiti come lelfo che mi ha dato il corno disse al compagno, hanno delle
armature nere.
Macroc rimase in silenzio.
Forse aggiunse David non tutti i soldati di Arbora sono vestiti allo stesso modo.
Un istante dopo, prov un brivido lungo la schiena e il cuore gli balz in petto, facendolo
sussultare.
E se invece...
Non fece in tempo a finire la frase che Macroc, velocissimo, si gir verso di lui, lo tir gi
dallalbero e corse verso il bivacco.
Via tutto! Dobbiamo far sparire tutto!
Il ragazzo si affrett a prendere le sue cose senza chiedere spiegazioni, perch di spiegazioni
non cera bisogno: una banda di kahuri marciava verso di loro.
Presto! Non devono accorgersi di nulla! Fai presto!
Infilarono la roba nelle sacche, alla rinfusa.
Hai preso tutto? sussurr Macroc.
S... s, tutto.
Sei sicuro?
Sicuro rispose David.
Allora via! esclam il gigante e buttandosi la sacca sulla spalla si diresse verso il bosco.
I due si infilarono veloci tra gli alberi e fecero appena in tempo a scomparire alla vista quando il
manipolo scollin proprio vicino allalbero su cui si era arrampicato il ragazzo. Invisibili tra le fronde,
David e Macroc spiavano il gruppo in silenzio, con il cuore che batteva forte.
I kahuri scesero lungo il fianco della collina e si diressero verso il bivacco. Procedevano serrati
e il giovane vide bene quanto fossero diversi dagli elfi. Erano molto pi grandi, alti poco meno di un
uomo adulto, e portavano delle spesse armature di cuoio nero. David guard lamico e gli parve che
stesse parlottando da solo.
Quindici! bisbigli infine il gigante.
I kahuri sfilarono lontani, attraversarono il bivacco e sembravano intenzionati a continuare per
la loro strada, quando uno di loro, che si trovava in fondo al drappello, si ferm e raccolse qualcosa da
terra.
Che sta facendo? chiese Macroc.
Non lo so...
Il ragazzo si guard intorno e sent le orecchie bruciare.
 il mio coltello disse infine con un filo di voce. Il coltello dellelfo.
I soldati che erano pi avanti tornarono indietro e si radunarono attorno a quello che aveva
trovato il coltello. Poi iniziarono a girare intorno come se stessero cercando altre tracce. Infine,
richiamati dalle grida di un compagno, si diressero decisi verso il bosco.
Maledizione! sibil il gigante. Vengono da questa parte!
I kahuri si avvicinarono cauti e si fermarono vicino agli alberi annusando laria; erano a poche
decine di metri da loro. Avevano la pelle scura, percorsa da riflessi giallastri, e i capelli nerissimi,
raccolti in una lunga coda che pendeva sulla schiena. Il viso era largo, con zigomi straordinariamente
forti e il naso leggermente schiacciato. Gli occhi, scuri come la notte, erano cos sottili che apparivano
come tagli nella fronte; il loro sguardo era insostenibile. Larmatura di cuoio nero proteggeva il tronco
e le cosce, ma non impediva di cogliere la possanza dei loro corpi. Sebbene quelle creature non fossero
pi alte di un uomo adulto, erano talmente robuste che certamente pesavano pi del doppio. Le braccia
erano forti e tozze come chele di granchio e il collo quasi non si poteva distinguere dalle spalle, tanto
era grosso. Le mani, serrate intorno allelsa delle spade come tenaglie di ferro, erano ornate da grossi
anelli dargento. Sembrava davvero che Arcnia avesse voluto esprimere in quei corpi tutta la sua forza
selvaggia. E sbaglierebbe chi volesse immaginare i kahuri come bestie da combattimento senzanima e
senza cervello: le armature in ordine, i movimenti cauti, le spade lucenti, gli scudi, neri e tondi, tenuti
davanti al cuore; ogni particolare rivelava che erano guerrieri di grande esperienza e per questo assai
pi temibili.
No... non sono umani balbett David nella lingua degli uomini.
Macroc lo guard senza capire, ma colse la paura sul suo volto pallido.
Li avevi mai visti? chiese il ragazzo con un filo di voce.
No rispose il gigante.
Sono... terrificanti.
Uhm... non mi sembrano poi tanto grandi.
A quelle parole, David parve scuotersi da un incubo. In tutti quei giorni si era cos abituato a
Macroc, da dimenticare che era un colosso di quasi quattro metri di altezza. Lui e il gigante
guardavano i kahuri da due punti di vista del tutto diversi e il ragazzo si vergogn davere tanta paura.
Forse hai ragione disse ritrovando il coraggio, non sono poi cos terribili.
Quel giorno impar una lezione che non avrebbe pi dimenticato e che gli sarebbe stata di
grande aiuto nel corso della guerra che lo attendeva: per quanto il nemico appaia terrificante, non
regalargli la tua paura.
I soldati di Kahs si avvicinarono ancora e i due giovani poterono sentire per la prima volta la
loro parola.
Khauchinn nihokr elphk? chiese il soldato che aveva trovato il coltello.
Elph ehikr kehiss nehelkr kehilk! Nehilk elph! gli rispose un compagno e di nuovo annus
laria.
La loro lingua pens David non  meno terrificante del loro aspetto.
Sebbene n lui n Macroc conoscessero il kahuro, bast capire una sola parola, elph, per intuire
ogni cosa. I soldati si stavano chiedendo se cerano degli elfi, ma lodore che sentivano non li
convinceva.
Kohulkr elphk hillk kihilkr, Kohol? chiese il soldato che sembrava comandare il drappello,
rivolgendosi al compagno di nome Kohol.
Nihilkr... nihilkr! Hiolk lohkr... Kahs! rispose questo in tono concitato.
A quella parola tutti i guerrieri si zittirono e di nuovo annusarono laria, ma improvvisamente il
vento cambi direzione portando lontano lodore dei due giovani.
I kahuri continuarono a scrutare tra gli alberi, ma temendo un agguato degli elfi, evitarono di
entrare nel bosco. Infine, a un comando del capo, si allontanarono, camminando allindietro nellerba.
Se ne vanno! disse Macroc.
I guerrieri ricomposero il drappello e ripresero la marcia.
Adesso sappiamo chi minaccia la Citt del Cielo disse il gigante.
Gi rispose David.
I due esploratori si addentrarono nel bosco, preferendo sfidare la diffidenza degli elfi che le spade dei kahuri. 

CAPITOLO 29.
LA FORESTA ETERNA.
Il ragazzo procedeva senza fatica mentre il gigante, impacciato dalle chiome degli alberi, era
costretto a piegarsi e a spezzare rami, facendo un gran rumore. Dopo quasi due ore di cammino
appariva stremato.
Non ce la faccio,  troppo fitto! Mica sono un elfo!
Coraggio, Macroc! Tra poco saremo fuori.
Spero tanto che tu abbia ragione, Rownroc.
E David aveva ragione; in pochi minuti si trovarono di nuovo al confine del bosco.
Cammineremo vicino agli alberi disse Macroc prima di uscire allo scoperto pi ci
avviciniamo ad Arbora e pi i kahuri temono gli elfi. Andiamo!
Il gigante pot tornare a drizzare la schiena e parve davvero felice. Si guard un poco attorno e
rassicur lamico.
Non vedo kahuri allorizzonte, e il mio orizzonte  molto lontano. Coraggio!
I due si ripulirono alla meglio dai rami e dalle foglie e si rimisero in marcia con il sole alle
spalle.
Man mano che lastro del giorno calava, le ombre del ragazzo e del gigante si allungavano sul
verde dei prati e David not una volta ancora quanto fossero diverse le loro stature. Camminavano
nellerba alta, e il giovane della razza degli uomini sfruttava il solco tracciato dallamico per fare meno
fatica. Finch Macroc esclam:
Guarda, David!
Davanti a loro si snodava un sentiero segnato da grandi pietre lisce.
Questa  certamente opera degli elfi disse Macroc, dobbiamo essere vicini.
Seguendo il percorso tracciato dal popolo degli alberi, i due presero a salire lungo il fianco di
una collina. Di tanto in tanto incontravano una grossa pietra piantata in verticale nella terra, su cui
erano incisi dei segni che il gigante riusc a decifrare.
Sono numeri. Ogni pietra ha un numero e cos possiamo sapere quante pietre mancano alla
fine.
 E quante ne mancano?
Qui  scritto 55.
Man mano che salivano, David cominci a provare una strana sensazione: era come se il mondo
intorno a lui diventasse via via pi pesante. Ogni filo derba, ogni insetto, ogni granello di polvere o
fronda dalbero, perfino il colore del cielo e il profumo dei fiori, il rumore dei suoi stessi passi e dei
loro respiri, ogni cosa si piegava sotto il peso di una presenza immane. Eppure, a guardar bene, nulla
era cambiato; solo la sua anima poteva sentirlo. Alla fine, stremato da quella sensazione inspiegabile,
David dovette fermarsi.
Cosa c, Rownroc, sei stanco?
Stanco... s... qualcosa...
Coshai? Stai di nuovo male?
No... non sono io... c qualcosa...
Il gigante guard il ragazzo, poi volt lo sguardo verso la cima della collina.
Allora lo senti anche tu disse infine,  come se... come se il cielo stesse schiacciando la
terra. No, non  vero;  come se il mondo non sopportasse pi il suo stesso peso.
S! rispose David. Proprio cos. C qualcosa dietro questa collina, qualcosa di... immenso.
I due amici ripresero il cammino a passi lenti e misurati, sapendo che ormai la loro meta era
vicina. Quando ormai il sole stava per tramontare giunsero finalmente alla cima e poterono guardare
oltre. Quello che videro li lasci attoniti: su di loro incombeva una fortezza di tronchi e di fronde cos
alta e cos forte che per la prima volta nella sua vita Macroc, il principe dei giganti, si sent un nano.
Ogni singolo albero era alto come una torre gurbl e sembrava antico come la terra che lo sosteneva;
Arbora, la Foresta Eterna, schiacciava il mondo con il suo peso millenario.
***
Il regno degli elfi  davanti a noi, Rownroc.
 impressionante rispose David.
Tra poco sar buio; dovremmo affrettarci disse il gigante senza muovere un passo.
Allora andiamo ribatt David avanzando.
S, andiamo.
Giunto al margine della foresta il gigante esit ancora, ma quando vide il ragazzo scomparire
nellombra, ruppe ogni indugio ed entr.
Visti da sotto gli alberi sacri sembravano ancora pi grandi. Le loro chiome si aprivano cos
ampie e cos folte da oscurare anche lultima luce del crepuscolo e i due giovani impiegarono alcuni
minuti per abituarsi alla penombra del sottobosco. Uno spesso letto di foglie ricopriva il terreno ed era
impossibile camminare senza fare rumore.
Mentre procedevano, annichiliti dalla grandezza di quel mondo, Macroc comprese quanto
ambiziosa fosse stata la guerra dei suoi antenati. Gli elfi potevano essere dappertutto; le loro frecce
terribili avrebbero potuto colpirlo da ogni parte. Il principe dei giganti si sent in pericolo ed ebbe
paura.
Fermati, David! disse infine.
Cosa c? chiese il ragazzo.
 impossibile che non ci abbiano visto. Gli elfi sanno che siamo qui!
Il giovane Dream si guard attorno e scrut tra i rami e le foglie, ma non vide altro che piccoli
uccelli. Volavano di ramo in ramo, lanciando i loro richiami e sembravano cos minuscoli tra quelle
chiome immense.
L! sussurr David. C qualcosa!
Il gigante guard tra gli alberi con gli occhi sbarrati, scostando la testa per seguire i movimenti
di quella creatura, che pochi istanti dopo si ferm su un ramo e li guard curiosa; era uno scoiattolo. I
due amici sospirarono nervosi. Il principe di RocOorc si sfil la sacca e lotre, li appoggi in terra e
fece risuonare la sua voce tra gli alberi.
Ossidea etheranhim, arborelph! grid nella lingua degli elfi. Poi scrut gli alberi in attesa
di un segno.
Ossidea etheranhim! ripet ancora, e aggiunse: Phalaphal, arborelph! Sia pace al popolo
degli alberi!
Nulla. Non successe nulla.
Forse... forse gli elfi non abitano questa parte della foresta disse il ragazzo.
Il gigante non rispose e continu a guardare in alto.
Quando ormai stavano per rimettersi in cammino, un suono simile al fischio di un uccello
echeggi tra gli alberi. Gli fece eco un altro fischio, cos lontano che a malapena si poteva udire, e un
altro ancora, questa volta vicinissimo; in breve tutta la foresta risuon dello stesso segnale. Poi,
dimprovviso, i fischi si interruppero e cal un silenzio irreale. Solo a quel punto, tra le chiome,
comparvero delle figure minute, vestite con i colori della foresta. Li fissavano dallalto degli alberi e il
loro sguardo non era amichevole. Macroc aveva ragione: gli elfi erano dappertutto.
Per alcuni istanti, gli arborei li guardarono senza far nulla, forse stupiti di vedere quegli esseri
aggirarsi nei loro territori. Poi uno di loro grid una sola parola, un ordine preciso nella lingua di
Ossidea.
Inhin halph!
I compagni impugnarono gli archi e velocissimi incoccarono le frecce; Macroc e David
temettero dessere arrivati alla fine del loro viaggio.
Lo stesso elfo, che si trovava a decine di metri di altezza sul ramo di un albero, si gett nel
vuoto e cadde a terra dinnanzi a loro, leggero come una foglia. Aveva la pelle verdastra, del colore
della corteccia e del muschio, ed era vestito di pelle e di foglie. I lunghi capelli castani gli ricadevano
sulle spalle e il viso appariva scuro come le fronde da cui era spuntato. Era armato di un arco, che
portava a tracolla, e di un lungo coltello ricurvo che teneva nel fodero legato alla cinta. Di statura era
solo un poco pi basso di David.
Larboreo si avvicin e il ragazzo not con stupore che camminava sul tappeto di foglie senza
fare alcun rumore. Un ultimo raggio di luce, filtrato attraverso le chiome, gli illumin il viso; era
dipinto con figure scure, come ombre di fronde, che rendevano il suo sguardo ancora pi fiero e cupo.
Il ragazzo si stup di quanto somigliasse alla creatura che giaceva nel letto della sua camera.
Lelfo si ferm di fronte a loro e sebbene li guardasse dal basso verso lalto, non mostrava
alcuna soggezione. I suoi occhi si fermarono a lungo sul corno che il piccolo gigante portava a tracolla;
il giovane sper di avere il tempo e il modo di spiegare ogni cosa.
Ossidea etheranhim disse larboreo e David riscopr il suono bellissimo della lingua di
Ossidea. Ogni sillaba sembrava sfuggire dalle labbra come un sospiro, ma allo stesso tempo quelle
parole avevano una forza straordinaria.
Ossidea etheranhim risposero i due compagni.
Chi siete e perch tu porti un corno elfico?
David apr piano la sacca e, dopo avere tirato fuori la moneta, rispose:  una lunga storia.
Lelfo li scrut entrambi, poi si volt e si mise in marcia.
Seguitemi disse loro.
I due si incamminarono dietro allarboreo, mentre gli altri elfi vigilavano dallalto, saltando da
un ramo allaltro con una rapidit sorprendente.
Man mano che si addentravano nel cuore della selva, David vide alberi cos grandi da far girare
la testa.
Foresta Eterna pens, non potevano darle nome pi azzeccato. Questi giganti affondano le
radici nellabisso del tempo.
Dopo oltre unora di cammino, giunsero ai piedi di una colonna di pietra colossale che si ergeva
solitaria tra gli alberi. Gli elfi avevano costruito una grande scala a pioli che lavvolgeva come un
serpente e permetteva di salire lungo la parete di roccia.
Lelfo inizi la salita e invit i due stranieri a seguirlo.
Cosa? disse Macroc nella lingua di RocOorc. Io non sono mica uno scoiattolo! Quella
scala non pu reggere il peso di un gigante!
Del tutto indifferente a quelle proteste, lelfo prosegu.
David guard lamico e dopo un attimo di indecisione allarg le braccia come a dire sapr lui;
poi si affrett lungo la scala. Macroc rest indietro, incredulo; infine scosse la testa, sbuff come un
uro e mise il piede sul primo piolo. Il legno gemette.
Ohiohiohi! esclam. Ohiohi!
Il gigante trattenne il respiro, cerc di farsi pi leggero possibile e si avventur anche lui verso
la cima.
Man mano che salivano, i due amici scoprivano la sensazione straordinaria di vedere la foresta
dallalto.
Cos la vedono gli elfi pens David.
Quando giunsero a met strada tra la terra e la volta arborea, il ragazzo non pot fare a meno di
fermarsi.
Guarda, Macroc! Siamo sospesi tra gli alberi!
Il gigante guard per un istante, ma subito si accost alla roccia in preda alle vertigini.
Sali, piccolo uomo! Non fermarti, per la barba di Uroc!
Okay, okay! rispose David nella lingua degli uomini.
Lelfo continu a salire senza mai voltarsi indietro finch scomparve tra le fronde che
avvolgevano il fusto della colonna. Il ragazzo lo segu, ansioso di sapere dove sarebbe terminata quella
scalata incredibile, e quando anche lui giunse tra i rami fitti fece una scoperta che lo lasci senza
parole. Dalla colonna nasceva unaltra colonna e questa si biforcava in due colonne pi piccole e poi
ancora finch al termine crescevano rami sottili e piccole foglie verdi.
No... non  una roccia disse con un filo di voce,  un albero! Un albero... grande come una
montagna.
Pochi istanti dopo Macroc spunt tra le fronde e fece la medesima scoperta.
Per la barba di mio padre! Siamo in cima a un albero! Io, il principe dei giganti, sto in cima a
un albero come una gazza!
Dunque sono questi gli alberi sacri degli elfi disse David.
Il soldato li guid lungo una grande biforcazione e qui i due giovani videro finalmente la meta
della loro scalata: a oltre duecento braccia di altezza, immersa tra le chiome, invisibile da terra, li
aspettava una grande tenda circolare, che avvolgeva i rami come un nido gigantesco; gli elfi lo
chiamavano arbohr.
Allingresso stavano due soldati, anchessi vestiti di pelle e foglie. Uno dei due sembrava
giovanissimo, poco pi che bambino. Quando videro arrivare il compagno con quello strano seguito,
rimasero a bocca aperta; mai avevano visto un gigante e nemmeno un piccolo gigante.
Salutarono con fare militaresco, portando il braccio destro sulla spalla sinistra e scambiarono
poche parole veloci con il compagno che aveva condotto fin l i due stranieri. Poi lo stesso elfo fece
segno a David e a Macroc di entrare.
Il ragazzo si infil lesto, ma il principe di RocOorc dovette entrare carponi, accompagnato da
uno scricchiolio di legni.
Che il grande Uroc mi protegga bofonchiava mentre procedeva a quattro zampe.
Il pavimento dellarbohr era fatto di rami intrecciati; non rami secchi, che nel tempo si
sarebbero indeboliti, ma rami vivi che gli elfi avevano saputo piegare e lavorare con grande sapienza.
Anno dopo anno le giovani fronde erano cresciute e si erano saldate assieme, formando un pavimento
di legno vivo incredibilmente robusto; quella costruzione era antica di molti secoli. La luce filtrava
attraverso le pareti di tela chiara, cos che sembrava di stare dentro il bozzolo di un insetto gigantesco.
Laria era calda e pervasa dal profumo di resina.
Lelfo fece sedere i due giovani al centro della tenda e offr loro dellacqua.
David e Macroc accettarono e la bevvero dun sorso.
Sa di resina dalbero! esclam il gigante.
Poi cominci linterrogatorio.
Il mio nome  Lihenol disse il soldato. Sono un ufficiale dellesercito di Arbora. Ora
ditemi: cosa ci fanno un gigante e un... piccolo gigante nelle Terre dOccidente e perch tu porti degli
oggetti del popolo degli alberi?
David e Macroc cominciarono il loro racconto. Lelfo li ascolt con grande attenzione, senza
mai interromperli. Solo allora, mentre narrava le sue incredibili avventure, David si rese conto di
quanto lungo fosse stato il suo viaggio attraverso la Terra di Arcon.
Per tutto il tempo, lufficiale non smise mai di fissarli con sguardo severo e il giovane scopr
che  quasi impossibile mentire a un elfo.
Alla fine, quando entrambi ebbero finito di parlare, Lihenol parve rasserenarsi e da quel
momento in avanti il suo tono si fece amichevole.
Benvenuti ad Arbora disse. Ossidea ha grande bisogno di amici.
Poi fu il suo turno di raccontare.

CAPITOLO 30.
LA GUERRA DI KAHS.
I kahuri non sono grandi come un gigante cominci Lihenol guardando Macroc, ma sono
molto pi robusti e pi forti del pi forte degli elfi e sebbene non siano rapidi quanto i guerrieri di
Arbora, possono correre molto veloci e le loro cariche sono terribili.
Hanno sempre abitato le Montagne Occidentali, che per questo vengono anche chiamate le
Montagne Kahure. Sono pastori e cacciatori, da sempre divisi in trib e spesso in guerra tra loro per
contendersi il controllo degli altipiani e dei pascoli migliori. Nonostante la loro indole guerriera, i
kahuri erano sempre stati fedeli a Ossidea e mai si erano mostrati ostili verso gli altri popoli di Arcnia;
poi arriv Kahs. Egli riusc a riunire tutti i kahuri sotto un unico comando, unimpresa che nessun
capotrib prima di lui aveva saputo compiere. Mise insieme un esercito di oltre trecentomila guerrieri e
inizi la sua guerra di conquista. I kahuri abbandonarono le montagne e attaccarono i natli, un popolo
pacifico che non aveva mai conosciuto la guerra e che fu travolto. I pochi che riuscirono a scappare si
rifugiarono ad Arbora. Poi Kahs rivolse il suo esercito verso la Foresta Eterna, con un solo obiettivo:
sconfiggere gli elfi, conquistare la Citt del Cielo e sedersi sul trono di Ossidea.
Dapprima tent di penetrare nella Foresta con il suo esercito, ma i kahuri furono sempre
sconfitti dal popolo degli alberi. Allora, dopo aver subito molte perdite, Kahs cambi strategia e fece
qualcosa che nessuno mai avrebbe creduto possibile. Costru delle macchine da guerra, delle catapulte,
capaci di lanciare delle palle di fuoco a grande distanza e con quelle macchine riprese lattacco,
lanciando il fuoco tra gli alberi sacri. Il suo esercito di rinnegati marcia dietro al fronte dellincendio e
noi elfi siamo costretti ad arretrare per sfuggire al fuoco; ma gli alberi bruciano... i nostri arbohr
bruciano. Kahs sta aprendo una profonda ferita nella parte occidentale della Foresta Eterna. La sua
avanzata  lenta, ma sembra inarrestabile; entro soli due giorni giunger sulle sponde dellOlor.
Ma non c modo di fermarlo? chiese Macroc incredulo.
Forse s, gigante; forse un modo c. Il fuoco non pu attraversare lacqua; stiamo
organizzando una linea di difesa lungo il fiume sacro per impedire ai kahuri di oltrepassarlo. Se Kahs
riuscir a superare quella linea, nulla potr impedirgli di giungere ai Giardini di Etheria e mettere sotto
assedio la Citt del Cielo. Ma prima dovr riuscire a superare lOlor; la guerra non  ancora persa.
David fece la domanda che lo angustiava dal giorno del suo arrivo nella Terra di Arcon.
Chi  Kahs?
Nessuno lo sa rispose lelfo. Nessuno sa chi sia, n da dove venga. Ma mai una creatura di
Arcnia aveva osato distruggere gli alberi sacri.
Lihenol bevve un lungo sorso dacqua resinata, poi riprese a parlare.
Quello che porti al collo  un taharn, un corno di viaggio.  uno strumento molto potente ma
anche molto pericoloso, se usato nel modo sbagliato.
Due lune fa, Ossidea ha inviato tre emissari ai confini delle Terre dOccidente per cercare
alleati contro lesercito di Kahs. Uno di loro  andato a nord, verso le Terre Fredde, per chiedere aiuto
ai chimri; il secondo si  diretto a sud, verso le Terre di Sabbia dei rhuni. Entrambi sono tornati
portando un esercito alleato che ora combatte al fianco degli elfi. Un terzo emissario si  diretto a est,
verso le Terre dei Giganti. Si chiama Ohenel ed  un grande guerriero e un viaggiatore esperto, per
questo gli fu affidata la missione pi difficile. Ohenel non ha mai fatto ritorno ad Arbora. Quel
taharn gli appartiene; egli  mio fratello.
Ecco perch si somigliano tanto! pens David.
Il resto della storia lo conoscete.
Io... balbett David. Vostro fratello... credo che sia vivo, signore... io lo spero.
Non devi dispiacerti, piccolo gigante. Se il principe di RocOorc  giunto sino ad Arbora... la
missione di Ohenel non  fallita del tutto.
Improvvisamente un soldato entr nella tenda. Lihenol si alz e scambi poche parole con lui,
cos piano che n David n Macroc riuscirono a capire alcunch; subito dopo il soldato usc veloce
comera entrato. Lufficiale torn verso i suoi ospiti e si conged:
Perdonatemi, amici, ma devo lasciarvi... la guerra incombe. Questa notte potrete dormire nel
mio arbohr; Ohedn si occuper di voi disse indicando il giovane elfo che stava allingresso.
Poi, dopo aver dato istruzioni alla guardia, usc dalla tenda dove lo aspettava laltro soldato.
Appena si furono riuniti, i due elfi sfrecciarono tra gli alberi e in un attimo scomparvero alla vista.
Dunque  tutto vero disse David. Il Regno di Ossidea potrebbe essere vicino alla fine.
Hai sentito Lihenol? La guerra non  ancora persa, Rownroc! Kahs non riuscir a superare
lOlor.
Spero che tu abbia ragione, Macroc.
In quel mentre Ohedn entr portando del cibo, fasciato in un involucro di foglie. Era una specie
di pane di nocciole, dolce, saporito e molto energetico; mentre David e il gigante mangiavano, il
giovane elfo prese un acciarino e accese la lampada a olio che pendeva al centro dellarbohr; la tenda
si illumin della luce calda della fiamma.
David prese il quaderno dalla sacca e mostr i suoi disegni. Lelfo li guard pieno di stupore e
fece molte domande sui nuk nuk e sui gurbl; infine il ragazzo gli chiese se poteva fargli un ritratto e
lui acconsent.
Quando David ebbe terminato, il giovane soldato usc dallarbohr e invit gli ospiti a fare
altrettanto. I due lo seguirono con un po di apprensione, perch non avevano dimenticato laltezza a
cui si trovavano e col buio il rischio di cadere era anche maggiore. Appena misero la testa fuori dalla
tenda, David e Macroc restarono senza fiato.
Guarda! Sono dappertutto!
Migliaia di lucciole volavano tra i rami degli alberi, cos numerose che tutta la foresta brillava
dei loro bagliori.
Luhen disse Ohedn guardando le luci. Era quella la parola elfica per indicare gli insetti
luminosi. Il ragazzo si guard attorno e not molti altri arbohr; era un vero e proprio accampamento
sospeso tra gli alberi. La luce delle lampade filtrava attraverso la tela e illuminava le tende come
gigantesche lanterne. Il profilo dei soldati elfici compariva di tanto in tanto in controluce.
 bellissimo!
Gi disse Macroc,  davvero bellissimo!
I tre restarono per alcuni minuti seduti sul ramo a guardare le lucciole. Di tanto in tanto gli elfi
si scambiavano un segnale fischiando come uccelli e anche Ohedn rispose allo stesso modo.
***
Il giorno dopo, alle prime luci dellalba, David e Macroc tornarono a terra e si rimisero in
marcia verso la Grande Radura. Ohedn era con loro, giacch Lihenol gli aveva dato ordine di
accompagnare il gigante e il piccolo gigante fino alla Citt del Cielo. I tre procedevano in fila indiana,
con larboreo davanti, seguito da David e per ultimo Macroc; la loro marcia era accompagnata dal
rumore dei passi del gigante sul tappeto di foglie, mentre David studiava landatura di Ohedn e faceva
il possibile per non far rumore. Di tanto in tanto lelfo lanciava un segnale tra le chiome e un compagno
gli rispondeva dallalto. La loro giovane guida sembrava a suo agio anche sul terreno, ma era chiaro
che il suo mondo era molti metri pi in alto, lass, tra le fronde, dove a malapena si riusciva a vedere.
Gli elfi degli alberi sono davvero creature straordinarie pens David. Marciarono per tutto il
giorno, fermandosi solo per mangiare un po di pane di nocciole e bere dellacqua resinata. Lelfo
insegn loro a cogliere alcuni funghi che crescevano sui tronchi ai piedi degli alberi, cos grossi e cos
sodi che si potevano addentare come un panino; avevano un sapore dolce simile a quello delle
caldarroste. Quella notte si fermarono a dormire in un altro arbohr, che per era pi piccolo del primo
e Macroc fu costretto a rimanere a terra e a coricarsi su un letto di foglie.
La mattina seguente i primi raggi del sole trovarono David ancora addormentato. Quando si
svegli gli uccelli avevano gi iniziato i loro canti e numerosi insetti camminavano sulla tela
dellarbohr. Il ragazzo rest a osservarli in controluce per qualche minuto, impigrito dal sonno, poi si
mise a sedere; Ohedn non era di fianco a lui. Allora si gir a pancia in gi e sbirci attraverso i rami
del pavimento, cercando lamico gigante ai piedi dellalbero. Macroc era ancora l, rincantucciato
sotto la coperta di pelle.
Dorme ancora!
David usc dalla tenda. Gli uccelli, sorpresi dai suoi movimenti, fuggirono tra i rami con un
frullo dali. Il ragazzo si guard attorno, sospeso nellaria come un vero arboricolo; la foresta lo
avvolgeva con la sua antica magia. Il timore che quel mondo fantastico potesse essere distrutto dal
fuoco di Kahs lo fece vacillare. La voce familiare di Macroc lo distolse da quei cupi pensieri.
Per le corna di Uroc! Ho la schiena a pezzi!
Sei sveglio allora, grande roccia!
Certo che sono sveglio! Mi avete lasciato a dormire in mezzo alle formiche e agli scarafaggi!
David rise. In quel mentre una figura sfrecci tra i rami, lesta come una scimmia, e in pochi
balzi raggiunse larbohr. Era Ohedn e portava con s dei frutti e delle bacche.
 tardi. La foresta  gi sveglia. Dobbiamo andare, amici!
Lelfo e David raggiunsero il gigante e il terzetto riprese la marcia tra gli alberi.
Quando il sole fu cos alto nel cielo che i suoi raggi riuscivano a penetrare tra le foglie, si
fermarono a mangiare sotto un grande faggio, dai rami cos robusti e contorti che sembravano piegati
dal tempo come le ossa di un vecchio. Fu allora che David e Macroc fecero una scoperta straordinaria:
Fahurgus disse Ohedn guardando in alto  uno dei pi vecchi di Arbora.
Il gigante e il piccolo gigante scrutarono tra le fronde senza capire.
C qualcuno lass? chiese infine il ragazzo.
Larboreo lo guard stupito.
Fahurgus! Il faggio!
I due amici osservarono lalbero sopra le loro teste, poi si guardarono negli occhi perplessi.
Questo albero ha un nome? chiese infine David.
Tutti gli alberi sacri hanno un nome rispose Ohedn come se fosse la cosa pi ovvia del
mondo.
Tutti?
Certo.
Macroc si alz in piedi, cammin per alcuni metri e, guardando lelfo seduto, tocc un tronco a
caso.
Questo come si chiama?
Ruhun rispose Ohedn senza esitare.
Il gigante fece alcuni passi e ne tocc un altro.
Corcum disse lelfo prima che Macroc potesse chiedere.
Altri quattro passi, un altro albero e...
Horbur... anche lui  molto vecchio.
Non  possibile! Come puoi conoscere il nome di ogni albero? Sono migliaia! chiese David,
ma Ohedn sembr non capire.
Sono sempre stati qui, come potrei non conoscerli?
David e Macroc non seppero aggiungere altro. Tornarono a sedersi e ripresero a mangiare.
Improvvisamente lelfo scatt in piedi e si guard attorno annusando laria.
Cosa c, Ohedn?
Larboreo si port il dito alla bocca in segno di silenzio. Poi prese larco e rapidissimo incocc
una freccia. Ruot lentamente scrutando nella penombra, finch il suo sguardo si pos su un albero
poco distante. Lelfo punt larco e tese la corda.
Mostrati, goblo! grid il giovane soldato.
David e Macroc guardarono nella stessa direzione senza scorgere nulla.
Mostrati, ho detto! ripet lelfo e tese larco finch la corda non gli sfior il viso.
Due grandi occhi purpurei si aprirono sul tronco. David e il gigante balzarono indietro per la
sorpresa.
Ma cosa...?
Lentamente comparve una figura spettrale. Se ne stava aggrappata allalbero, nascosta da grandi
ali di pipistrello, che avevano assunto esattamente lo stesso colore della corteccia. La creatura li fissava
con i suoi grandi occhi da animale notturno, ruotando allindietro la piccola testa. David sguain Inuk e
si accost allelfo.
Nooon uccciiidere, arbooorelph... sibil la creatura salendo di poche braccia lungo il tronco.
Perch ti nascondevi? grid lelfo.
Nooo... non nassscondeee... dorrrmeee.
Non ti credo. Cosa fai in questa parte della foresta?
Fuocooo... fuggeee!
La creatura sal ancora.
Stai mentendo... le Rocche Nere non sono state colpite dal fuoco!
S... il fuocooo... bruuucia... bruuuciaaa! grid il goblo e velocissimo scomparve dietro il
tronco.
Fermo! grid lelfo e con uno scatto fulmineo salt sullalbero pi vicino e in pochi balzi
raggiunse il ramo dove stava la creatura.
Cosa succede, Ohedn? gridarono i compagni dal basso.
 scappato rispose lelfo, scrutando tra le fronde.
Ma... chi... cosa era? chiese David, che ancora non riusciva a credere ai propri occhi.
Un goblo... elfi volanti... anche se con gli elfi hanno poco a che fare. Non ne avevo mai visti
da queste parti. Il loro regno sono le Rocche Nere. Vivono di notte e di giorno dormono nelle grotte e
nelle fenditure delle montagne.
Sono... pericolosi? chiese il ragazzo.
Sono pi forti di quel che sembra e il loro morso  velenoso rispose Ohedn.
Lelfo scrut ancora tra i rami e annus laria.
Poi, con due salti, torn a terra dai compagni.
Andiamo! Presto! disse e si rimise in marcia senza aggiungere altro.
***
La sera di quello stesso giorno Ohedn, David e Macroc giunsero finalmente ai confini di
Arbora. Tre giorni erano trascorsi dal loro ingresso nella Foresta Eterna; davanti a loro, tinto di rosso
dalla luce del tramonto, cera il paradiso in terra.
Benvenuti ad Alborhan, i Giardini di Etheria, la Grande Radura del Regno di Ossidea disse Ohedn.

CAPITOLO 31.
LA GRANDE RADURA.
Una grande distesa di prati e colline, solcata da un torrente lucente, si apriva nel cuore della
Foresta Eterna. Lungo le sponde dellOlor sorgevano piccole abitazioni di pietra, circondate da orti
fioriti. Creature minute, simili per statura al popolo degli alberi, si muovevano tra le case e i giardini,
percorrendo dei sentieri di ciottoli. Indossavano dei vestiti dai colori sgargianti e dei cappelli vistosi.
David e Macroc restarono ammutoliti; mai avrebbero creduto che nel cuore della foresta si potesse
nascondere un simile paradiso.
Chi sono? chiese David.
Elfi della radura rispose Ohedn.
Ma... non sono elfi... come... come te?
Il giovane soldato sorrise.
Gli elfi della radura sono coltivatori geniali e cuochi sopraffini, ma non se la cavano tanto
bene sulle cime degli alberi.
Per obiett David la loro pelle non  verde come la tua,  chiara come la mia!
Ohedn lo guard come se avesse detto una bestemmia, poi scoppi a ridere.
Certo che non hanno la pelle come la nostra! Il popolo della radura non usa il muhur!
Come?
Fin da bambini noi elfi della foresta usiamo una sostanza ricavata dal muschio degli alberi per
colorare la pelle: il muhur. Serve a nascondersi tra le fronde, ma aiuta anche a proteggersi dagli
insetti.
Il ragazzo guard subito la pelle di Ohedn cercando di scoprire il trucco, ma questa appariva
ovunque di un verde omogeneo. David pens quanto gli sarebbe piaciuto dipingersi come un arboreo,
almeno una volta.
I tre si incamminarono lungo un sentiero che risaliva il corso dellOlor, percorrendo gli orti
degli elfi. Al passaggio dellinsolita compagnia, gli abitanti della radura sgranavano gli occhi e, presi i
bambini per mano, si affrettavano verso le loro case; ma non appena si accorgevano della presenza di
Ohedn, si rassicuravano e tornavano sui loro passi, incuriositi. Larboreo li salutava e spiegava loro
che il piccolo e il grande gigante erano filphos, amici degli elfi.
Unora pi tardi, quando il sole era ormai tramontato e le prime stelle cominciavano ad
accendersi nel cielo, la compagnia giunse a una piccola locanda che sorgeva sulle sponde del fiume. I
muri erano ricoperti di fiori, cos tanti e cos rigogliosi che a malapena si distinguevano il tetto e la
porta dingresso. Nel giardino, dietro a una palizzata di legno che fioriva come un albero da frutto,
crescevano delle zucche gialle e tonde, grandi come tini.
Questa  la Nivhenoo, il canto del fiume disse lelfo. Ci fanno il miglior stufato di
verdure di tutta la radura.
Ohedn lasci i suoi compagni allingresso ed entr. Mentre aspettava, David non seppe
resistere alla tentazione di scalare una delle zucche e sedercisi sopra.
Ehi, Macroc! Guarda un po com grande questa!
Sei tu che sei piccolo, Rownroc!
Il ragazzo si alz in piedi e cercando di non perdere lequilibrio prese la misura per saltare su
unaltra zucca.
 troppo lontana. Non ce la farai! lo stuzzic il gigante.
Vuoi vedere che ce la faccio?
Non ce la fai, ti dico!
Sta a vedere... hop!
Il giovane spicc il salto e atterr sulla zucca con il piede sinistro, ma non riusc a tenere
lequilibrio e cominci a dimenare le braccia per non cadere. Dopo qualche secondo di acrobazie,
David si arrese e casc nel prato a pancia in gi.
Te lavevo detto comment Macroc.
In quel mentre, Ohedn usc dalla locanda e guard il ragazzo sdraiato in mezzo alle zucche.
Che succede, David? Hai perso qualcosa? chiese stupito.
Lequilibrio... rispose lui rialzandosi. Macroc non seppe trattenere un risolino.
Questa notte ci fermeremo a dormire qui, ospiti del popolo della radura disse Ohedn.
Venite.
Quando li videro entrare, gli avventori della Nivhenoo si zittirono e li fissarono increduli. Per
quanto alcuni di loro fossero molto vecchi, nonostante laspetto, nessuno aveva mai visto un gigante e
tanto meno un giovane della razza degli uomini.
La locanda era illuminata dalla luce tenue delle lampade a olio; laria era pervasa dal vapore
delle pentole e da un intenso odore di cipolle e cavoli bolliti. I tre compagni sedettero a un grosso
tavolo, che avrebbe potuto ospitare molti elfi, ricavato da una lastra di pietra appoggiata su antiche
radici. Macroc al solito faticava a trovare lo spazio e sembrava un orso nella tana di un tasso.
Mentre aspettavano dessere serviti, David not tre elfi seduti poco distante che parlottavano e
di tanto in tanto lanciavano unocchiata verso il loro tavolo. La scenetta continu per un po, finch,
come se avessero trovato un accordo, i tre si alzarono e si avvicinarono.
Benvenuto ad Alborhan, arborelph! disse uno di loro rivolto a Ohedn.
Aveva le gote arrossate e teneva gli occhi leggermente socchiusi. Guardava lui e il gigante con
rapide occhiate, evitando di incrociare i loro sguardi.
Grazie rispose il giovane soldato di Arbora.
Io sono Holb e questi sono i miei fratelli, Bohld e Bihlb.
David scopr che la pronuncia degli elfi della radura era pi morbida e tonda, e pi facile da
capire.
Ben trovati! Io sono Ohedn.
Noi tutti siamo molto curiosi di sapere chi sono questi tuoi compagni, Ohedn chiese lelfo
con fare educato ma deciso.
Questi  Macroc di RocOorc, principe dei giganti, mentre lui  David Dream, del regno degli
uomini. Hanno attraversato il Mare di Mezzo per venire in aiuto di Ossidea. Li sto accompagnando alla
Citt del Cielo.
Gli elfi guardarono i due stranieri con rinnovato stupore.
Benvenuti alla Nivhenoo, piccolo e grande gigante disse infine Holb. In questo tempo c
un grande bisogno di eroi.
David e Macroc si guardarono imbarazzati.
Noi... noi non siamo eroi farfugli il ragazzo.
Oh, gi, nessun vero eroe sa di esserlo. Ma io ripeto che voi siete eroi, grandissimi eroi. Gli
elfi della radura canteranno il vostro coraggio per molto, molto tempo. Ricorder il giorno del nostro
incontro, amici dellest.
Poi lelfo e i suoi fratelli si congedarono e tornarono al loro tavolo, parlando tra loro
animatamente. Poco dopo fu servito lo stufato.
David, che per la verit non aveva mai amato molto quel tipo di pietanza, lo trov delizioso e ne
mangi due porzioni. Dopo lo stufato assaggiarono il formaggio di cervo, che aveva un sapore forte e
leggermente piccante e bevvero la birra degli elfi, che era dolcissima e faceva girare un po la testa.
Alla fine loste port una torta di mele selvatiche, ricoperta di mirtilli. Era in assoluto la cosa pi buona
che David avesse mai assaggiato, e leffetto di tale delizia non si esauriva terminato il pasto, ma anzi
continuava, infondendo nello spirito un senso di soddisfazione duratura; era un vero prodigio.
Terminata la cena, i tre, accompagnati dalloste, salirono al piano superiore e si sistemarono in
una stanza che aveva un buon profumo di resina. David e Ohedn si coricarono su dei lettini con i
materassi cos soffici che sembrava di stare su una nuvola; sfortunatamente erano troppo piccoli per
Macroc, che si dovette sdraiare per terra sulla coperta. Poco prima di addormentarsi, il ragazzo pens a
quanto fosse accogliente quel luogo e simile, per alcune cose, al mondo che era stato degli uomini. Poi
i suoi pensieri andarono al giorno seguente, alla Citt del Cielo e allincontro tanto atteso con la regina degli elfi.

CAPITOLO 32.
LA CITT DEL CIELO.
Appena si svegli, David prest ascolto per cercare di sentire la voce dellOlor e riusc a
riconoscerla nonostante il canto degli uccelli che riempiva laria del mattino. Gli elfi avevano preparato
una colazione a base di latte di cervo, biscotti dolci, pane di nocciole e marmellata di mirtilli. Il
profumo saliva per le scale di pietra e riempiva le stanze degli ospiti della Nivhenoo. I tre mangiarono
di gusto e poi si affrettarono, ansiosi comerano di riprendere il cammino e raggiungere la Citt del
Cielo.
Era una giornata bellissima, dallaria fresca e limpida, illuminata dal sole appena sorto. La
compagnia riprese il sentiero che risaliva il fiume, passando attraverso orti e giardini profumati. Mentre
camminavano, Ohedn parl loro del popolo della radura.
Gli elfi di Alborhan coltivano la terra per la Citt del Cielo; sono loro che nutrono Etheria.
Grazie alle acque del fiume sacro, i loro raccolti sono sempre abbondanti; nessuno ha mai sofferto la
fame qui.
Gli elfi vendono i loro prodotti agli abitanti della citt e comprano da loro vestiti, scarpe,
utensili e molto altro; a Etheria vivono e lavorano i migliori artigiani di Arcnia.
David saccorse che gli elfi salutavano Ohedn con molto rispetto, e i bambini, quelli che
riuscivano a vincere la paura del gigante, facevano addirittura a gara per toccarlo e ricevere in cambio
una carezza sulla testa. Tutti lo chiamavano semplicemente arborelph, elfo degli alberi.
Gli elfi degli alberi non lasciano volentieri la foresta e non  facile vederli camminare per la
radura. Quando lo fanno, per, tutti sono felici di vederli e di salutarli, soprattutto i bambini. E non c
da stupirsi, perch sono creature coraggiose e generose, pronte a morire per difendere i loro fratelli di
Alborhan e di Etheria.
Mentre procedevano lungo il torrente, il sole sal nel cielo e cominci a scaldare la terra; laria
si riemp del profumo degli orti.
Eccola! Siamo quasi arrivati disse Ohedn indicando di fronte a s.
David alz gli occhi e vide... vide il ponte tra la terra e il cielo; al centro di un lago bianco,
illuminata dal sole del mattino, sorgeva una colonna di roccia viva, cos alta da sfiorare le nuvole.
Lass, sospesa nellaria, splendente come un cigno in volo, dominava una citt di torri, cupole e ponti
color del marmo. Non si poteva immaginare nulla di pi bello e grandioso.
Ce labbiamo fatta, Rownroc! esclam il gigante guardando in alto.
 incredibile! sussurr David.
I due giovani restarono in silenzio a contemplare quello spettacolo straordinario, incantati, e
intanto ripensarono al loro viaggio e alle tante difficolt che avevano dovuto superare per giungere sin
l.
Dalla Citt del Cielo sgorgava una cascata lucente che precipitava per centinaia di metri fino a
gettarsi nel lago sottostante; era la sorgente dellOlor.
Quello  lAlbion, il Lago Bianco disse Ohedn.
Etheria sorgeva proprio al centro del lago e sembrava un frammento di luna precipitato sulla
Terra, tanto era bianca e lucente... e forse lo era.
In fondo pens il ragazzo  come un gigantesco albero di pietra, con le radici nellacqua e la
chioma tra le nuvole.
Per giungere alla base della colonna di roccia, gli elfi avevano costruito un lungo ed esile ponte
di pietra, che univa la citt alla terraferma. Quando lelfo si incammin, Macroc esit timoroso.
Ehi! Sei sicuro che questo ponte possa reggere il peso di un gigante? chiese guardando
lacqua sotto di s.
Non tutto quel che  piccolo  debole, gigante, cos come non tutto quel che  grande  forte
rispose lelfo senza fermarsi.
Dai, Macroc lo incoraggi David, andiamo!
Fai presto a parlare tu, piccolo uomo brontol il Principe di RocOorc, sei solo un po pi
grande di un elfo!
Ma se il ponte crolla, anche io cadr! rispose il ragazzo.
S, ma tu sai nuotare!
Il ponte regger, Macroc. Andiamo!
Il gigante sbuff una volta ancora ma non si tir indietro.
Da l sopra la vista sul lago era bellissima e si potevano scorgere molti pesci che nuotavano
tranquilli nelle acque chiare. Mentre procedevano, i tre cominciarono a sentire il rumore della cascata,
finch il fragore si fece assordante e laria si riemp di spruzzi che brillavano al sole. La vista
dellacqua che precipitava dalla Citt del Cielo e si gettava nellAlbion a pochi metri da loro li lasci
senza fiato. Giunsero infine alla base dello stelo e solo allora David, che per tutto quel tempo si era
chiesto come avrebbero fatto a salire, not che lungo la colonna era scolpita uninterminabile scala di
pietra; i gradini sporgevano dalla colonna uno a uno, senza alcun parapetto. Non cerano n cancelli n
guardie; la Citt del Cielo era sempre aperta e chiunque vi poteva accedere.
I compagni si fermarono ai piedi della scala e osservarono a lungo quellopera straordinaria;
Etheria li sovrastava immensa e irraggiungibile.
Siete pronti? chiese infine Ohedn.
Ma... quanto tempo impiegheremo per arrivare lass? domand il ragazzo.
Lelfo non rispose.
Siete pronti? chiese ancora.
S!
Allora andiamo, etherin!
Etherin? domand Macroc.
Coloro che salgono alla Citt del Cielo per la prima volta sono etherin.
Cosa significa? chiese David.
Lo scoprirai presto. Andiamo.
La scala avvolgeva la colonna come una spirale e per compiere un giro completo occorrevano
molti minuti. A ogni tornata, i compagni si trovavano un po pi in alto, finch cominciarono a provare
un senso di vertigine che li costringeva a stare vicini alla parete. Questo naturalmente non valeva per
lelfo, che sembrava del tutto indifferente allaltezza.
Man mano che salivano, il loro orizzonte si allargava permettendo di osservare dallalto il
mondo straordinario che avevano attraversato nei giorni precedenti: la radura, le case di pietra, i
giardini fioriti, lOlor con il suo corso lucente e, pi lontano ancora, la Foresta Eterna, gli alberi
colossali. Fu allora che il ragazzo si accorse di un fenomeno straordinario; gli sembr che la scala sotto
di loro fosse ancora pi lunga di quella che gli restava da salire.
Quando finalmente cap, rest incantato a guardare in basso; Etheria si rifletteva nel Lago
Bianco e il suo stelo appariva doppiamente lungo.
Guarda, Macroc! Guarda gi!  bellissimo!
Non ci penso nemmeno! rispose il gigante in preda alle vertigini. Andiamo, non fermarti!
Il ragazzo guard in alto e la vista di quella scalinata infinita che incombeva sopra le loro teste
quasi lo sopraffece.
Non ce la faremo mai ad arrivare l in cima pens,  impossibile!
Sei gi stanco, David? chiese Ohedn in quel momento.
No.
Quasi volesse metterlo alla prova, lelfo acceler landatura e la salita continu pi rapida. Gli
etherin dovettero affrettarsi per raggiungere Ohedn.
Siete stanchi? chiese di nuovo lelfo appena i due furono dietro di lui.
No risposero i due giovani.
Allora, forza!
E allung il passo.
Ehi! pens David. Non possiamo salire cos in fretta!
Cosa succede, Rownroc? Ci scoppier il cuore! Perch andiamo cos veloci?
Non lo so, non lo so proprio!
La salita  lunga li interruppe lelfo. Volete dormire per le scale?
No, ma...
Siete stanchi?
No...
E allora, via! li incit Ohedn e si mise letteralmente a correre.
Gli elfi sono pazzi, David grid Macroc nella lingua dei giganti. Te lo dico io!
Il ragazzo non rispose, cercando di conservare il fiato per la corsa. Mentre i gradini scorrevano
veloci sotto i suoi piedi, cominci a capire.
Non sono stanco; anzi mi sento leggero... leggero come un... etherin!
Com possibile, Ohedn? Pi saliamo e meno fatica facciamo!
Te ne sei accorto! Etheria  benevola con gli amici e rende la loro salita facile e veloce. Se cos
non fosse, pochi avrebbero il coraggio di dare la scalata alla Citt del Cielo! Saremo alla Porta del
Cigno prima del tramonto, etherin. Andiamo!
La corsa continu e i tre cominciarono a salire con una rapidit sovrannaturale, come se una
forza invisibile li spingesse lungo la spirale di pietra. Man mano che salivano, una gioia incontenibile
gonfiava i loro cuori e li spingeva a correre ancor pi veloci.
Ma poco prima di giungere alla cima, lelfo improvvisamente si ferm e rivolse lo sguardo
verso ponente. Un vento leggero soffiava da ovest agitando i suoi lunghi capelli castani.
Cosa c, Ohedn? chiese Macroc.
Senti questo odore, gigante?
Macroc e David annusarono laria e sentirono lodore inconfondibile del legno che brucia. In
quellistante, dalla foresta si alz una nube nera che in breve si allarg fino a oscurare il tramonto.
Il vento soffia da ovest disse Ohedn, e spinge il fuoco verso di noi... verso Etheria. Il
ponente  alleato di Kahs; la sua avanzata  ripresa.
David guard in direzione del fuoco e gli parve improvvisamente che il fumo si allungasse
verso di lui come unombra maligna e lo avvolgesse nel suo mantello. Quel che vide dopo...
***
Inhin halph! grida lufficiale elfo.
Gli arcieri incoccano.
Halphal!
Gli archi si tendono.
Inhalph!
La battaglia ha inizio.
Le frecce sibilano nellaria e si insinuano tra gli scudi; i soldati feriti urlano.
Nahaaakn! grida il capo kahuro.
Le catapulte ruotano i bracci e scagliano i loro proiettili di fuoco. Le fiamme avvolgono gli
alberi sacri, bruciano gli arbohr, lesercito delle montagne carica, la carneficina si compie. Kahs, a
cavallo, marcia silenzioso tra le rovine fumanti.
Il cavaliere frena il destriero e si guarda attorno; il cavallo nervoso raspa il terreno con lo
zoccolo alzando una nube di cenere.
Perch sei venuto ad Arcnia, David?
La sua voce... la sua voce  come un alito di morte.
Chi sei?
Vuoi vedere il volto di Kahs, giovane uomo?
S...
Lentamente il cavaliere alza una mano. Sotto i cenci polverosi luccica il guanto dargento.
Afferra il cappuccio... lo scosta... il suo volto ... ...
David! Ehi, David!
Co... cosa c?
Te lo chiedo io, Rownroc! Parlavi da solo.
Niente...  passato.
Andiamo, allora!
S... s, certo.
Il giovane guard ancora una volta la nube nera che invadeva il cielo e un brivido gelido lo
scosse.
Andiamo, David! lo chiam Ohedn.
La salita riprese; pochi minuti pi tardi giunsero dinnanzi alla porta di Etheria.

CAPITOLO 33.
LA SORGENTE DELLOLOR.
Un grande cigno di marmo bianco, con le ali spiegate nellatto di spiccare il volo, sormontava la
porta di Etheria. Le mura di cinta, bianche come tutto il resto, erano ricoperte qua e l da piante
rampicanti che formavano delle cascate di foglie pendenti nel vuoto; non cerano n cancelli, n guardie.
Perch non c nessuno, Ohedn?Non avete paura che il nemico possa entrare nella Citt del
Cielo? chiese David.
Non temere, piccolo gigante. Etheria non  sguarnita come sembra.
Oltre larco del cigno, li accolse un lungo viale di ulivi, lastricato di pietra bianca. Dietro agli
alberi, che avevano i tronchi grandi e contorti e sembravano incredibilmente vecchi, stavano dei
giardini fioriti e l David scorse i primi abitanti di Etheria. Sembravano elfi, ma non erano vestiti come
il popolo degli alberi e neppure come il popolo della radura; indossavano corte tuniche bianche e
portavano degli ornamenti di foglie sul capo e sulle braccia.
Chi sono? chiese il ragazzo.
Etherelph rispose Ohedn, elfi del cielo.
David lo guard con aria interrogativa e Ohedn anticip le sue domande.
Sono elfi simili a noi, ma non usano il muhur e non vivono tra gli alberi. Abitano la Citt del
Cielo e raramente scendono nella radura. Sono astronomi, druidi, alchimisti e conoscono i segreti per
estrarre il metallo dalla roccia. Venite.
I tre giunsero sulle sponde di un grande canale dove scorreva lenta dellacqua cristallina. David
e il gigante videro molti elfi che facevano il bagno nella corrente lieve.
Guarda, Macroc! Anche gli elfi sanno nuotare!
Gli elfi sono creature magiche, Rownroc!
Non serve la magia per stare a galla, grande roccia.
Un elfo si allontan dai compagni e nuot verso di loro. Si muoveva con eleganza e, appena fu
pi vicino, i tre giovani si accorsero che era una fanciulla. Quando vide il terzetto fermo sulla sponda,
lelfa spalanc i grandi occhi scuri e per un attimo rest immobile. Ohedn alz il braccio e salut,
come a dire va tutto bene.
La fanciulla riprese a nuotare e, man mano che si avvicinava, i tre giovani scoprirono quanto
fosse graziosa. Appena i suoi piedi toccarono il fondo, inizi a camminare verso di loro, osservandoli
curiosa. Mentre emergeva, David si chiese quale costume potesse indossare per il bagno unelfa del
cielo. La risposta giunse pochi istanti dopo e lo lasci di sasso: la ragazza usc dallacqua nuda e
bellissima e senza imbarazzo cammin fino allulivo a cui era appesa la sua tunica chiara. Si asciug
con un panno e si vest con calma. Poi pass davanti ai tre stranieri e salut con un sorriso e un gesto
della mano. David e Macroc erano senza parole. Ohedn disse lunica cosa che tutti e tre avevano in
mente.
Le elfe del cielo sono creature meravigliose.
Gi... concluse David.
Oltre lacqua sorgevano delle piccole abitazioni di pietra bianca, con le pareti ornate da piante
rampicanti fiorite. Erano disposte luna accanto allaltra a formare una cerchia. La compagnia pass
sotto unampia volta e il gigante fu costretto a chinarsi per non battere la testa; entrarono cos nel cuore
abitato della Citt del Cielo.
Le strade si riempirono improvvisamente di gente e i tre si ritrovarono a camminare in mezzo a
una moltitudine di elfi. La vista del gigante provocava meraviglia ma nessun timore; la presenza di
Ohedn rassicurava gli abitanti di Etheria e molti di loro salutavano il giovane soldato di Arbora con
un gesto della mano o un breve inchino, chiamandolo al solito arborelph, elfo degli alberi. Ohedn
rispondeva con un cenno del capo.
David vide altre fanciulle, ugualmente belle, e poi i bambini, anche loro vestiti con piccole
tuniche chiare e i capelli cortissimi. Giocavano tra loro con dei sassi bianchi e neri che lanciavano sulle
pietre del lastricato.
Che gioco ? chiese il ragazzo incuriosito.
Bianconero.
E come funziona?
Semplice. Si lanciano i sassi sulle pietre. Uno lancia i bianchi e laltro i neri. Due neri sulla
stessa pietra vincono su un bianco e viceversa. Chi resta senza sassi ha perso.
Forte!
Tuttintorno alla piazza stavano le piccole abitazioni di pietra e David vide, attraverso le porte e
le finestre aperte, che ospitavano delle botteghe.
Cosa stanno facendo, Ohedn?
Sono gli artigiani di Etheria rispose lelfo, fabbri, sarti, vetrai, scultori; a Etheria puoi
trovare tutto quello che cerchi.
Tra i clienti era possibile riconoscere gli elfi della radura, che portavano i loro abiti colorati e i
grandi cappelli. Entravano e uscivano per acquistare vestiti, utensili e molto altro.
Gli artigiani lavoravano con laiuto di strane macchine, azionate da un ingegnoso sistema
idraulico. Lacqua scorreva in piccoli canali che passavano tra una casa e laltra fin dentro le botteghe.
Da dove viene lacqua, Ohedn? chiese David. Siamo in cima a una colonna di roccia;
com possibile?
 lOlor rispose lelfo. Venite.
Percorrendo delle scale tortuose, il soldato li condusse nel punto pi alto di Etheria. Si
ritrovarono al margine di una grande vasca circolare, circondata da un ordine di colonne bianche. Al
centro lacqua si gonfiava formando turbini tumultuosi.
Questa  la sorgente dellOlor disse Ohedn. Lacqua sale lungo lo stelo di Etheria e sgorga
qui, al centro della Citt del Cielo. Poi, attraverso i canali, viene distribuita alle case, alle botteghe e
naturalmente a... Vitra.
Vitra? ripet David.
Lelfo percorse tutto il colonnato e invit il ragazzo e Macroc a guardare verso sud. Al margine
della citt, circondata da un prato verdissimo, sorgeva una grande cupola bianca, sormontata da una
lanterna di vetro e fiancheggiata da una torre circolare di straordinaria bellezza.
Quella  Vitra disse Ohedn, la Reggia del Cielo, la Reggia di Ossidea.

CAPITOLO 34.
VITRA.
Davanti al portone dingresso stavano due elfi in armatura dargento. Erano gli elfi pi alti e
robusti che David avesse mai visto, ma risultavano comunque un poco pi bassi di lui. Indossavano un
elmo, cos lucido e splendente che non si poteva guardarlo senza esserne abbagliati, e una cotta di
maglia che scendeva fino alle ginocchia. Le spalle e il petto erano protetti da piastre lucenti che
scintillavano a ogni movimento. Portavano su un braccio lo scudo, su cui era raffigurato il cigno di
Etheria, e con laltro reggevano una lunga lancia. Dietro di loro splendeva il grande portone dargento,
interamente ricoperto da altorilievi che raffiguravano la storia della Citt del Cielo.
Quando i tre giovani si avvicinarono, le guardie salutarono Ohedn con fare militaresco e questo
rispose allo stesso modo, portando il pugno destro sulla spalla sinistra. Le guardie e lelfo degli alberi si
scambiarono poche parole, finch una di loro url un ordine e il portone si apr dallinterno. I tre
entrarono a Vitra.
Li accolse un etherio con la barba rada e bianca e gli occhi contornati da piccole rughe. Era la
prima volta che incontravano un elfo segnato dal tempo e David pens che dovesse essere davvero
vecchissimo.
Benvenuti a Vitra disse, io sono Airelph.
Poi rimase per qualche istante a osservare Macroc. Il gigante lo guard a sua volta, come a dire
cosa c da guardare?
Perdonami, principe dei giganti rispose lelfo senza che la domanda venisse pronunciata, da
molto tempo non vedevo uno della tua stirpe.
Macroc rest di sasso.
Tu... tu hai visto altri giganti?
Ero solo un bambino quando i nostri popoli si combatterono, tremila e settecento anni fa.
Macroc lo fiss incredulo.
I tre seguirono Airelph attraverso la sala dingresso finch giunsero a una grande porta di legno
finemente intarsiata; lelfo la tocc appena e quella si apr senza un rumore.
Venite.
Una luce magica, celestiale, li accolse appena varcata la soglia. Il ragazzo e il gigante
guardarono verso lalto e restarono a bocca aperta; si trovavano allinterno della grande cupola. I raggi
del sole filtravano attraverso le pareti dalabastro e tutta la volta splendeva come una gemma. Al
centro, altissima, brillava la lanterna di vetro; un raggio riflesso scendeva come una spada di luce e
illuminava una vasca circolare posta al centro della grande sala tonda. Lacqua sgorgava silenziosa dal
basso e fluiva lenta in un canale che portava allesterno, passando sotto un grande arco.
Il ragazzo si guard attorno, ansioso di riconoscere la figura della regina, ma Airelph tir dritto
e varcando il medesimo arco usc allaperto.
Due file di statue erano schierate ai lati del giardino: da una parte erano raffigurate solo figure
femminili, dallaltra solo figure maschili. Elfi ed elfe, giovani e bellissimi, si guardavano negli occhi,
separati dal canale che usciva dalla cupola. Alcune statue erano ornate da piante rampicanti che le
avvolgevano come vestiti di foglie.
Giunsero al margine di una vasca di forma ellittica, circondata anchessa da statue marmoree.
Era di gran lunga la pi grande che avessero visto da quando erano giunti a Etheria.
Questo  lEtherion disse lelfo, il Lago del Cielo. Guardate!
Airelph indic verso il basso e David e Macroc restarono senza fiato. Si trovavano proprio in
cima alla cascata che si gettava nellAlbion, il Lago Bianco da cui sorgeva Etheria. Lacqua dellOlor
sgorgava al centro della cupola, percorreva il canale e dopo aver riempito il Lago del Cielo precipitava
formando la grande cascata.
Incredibile disse il gigante nella lingua delle rocce.
Fantastico disse il ragazzo nella lingua degli uomini.
Airelph guard verso lorizzonte, strizzando appena i piccoli occhi azzurri.
Ossidea sta arrivando disse lelfo.
Il giovane Dream e il principe di RocOorc guardarono nella medesima direzione, senza capire.
Ma... dov? chiese David dopo qualche istante di esitazione.
L! disse letherio indicando un punto nel cielo. Ora la puoi vedere anche tu.
David scrut attentamente e scorse un puntolino bianco, cos lontano che si perdeva
nellazzurro. Mentre lo fissava, quelloggetto si fece poco a poco pi grande, finch il ragazzo riusc a
distinguere la figura di un uccello; teneva il lungo collo disteso in avanti e batteva le ali con una
cadenza veloce e regolare.
 un cigno! esclam il ragazzo.
Galanthr  il suo nome rispose lelfo, il sacro cigno di Etheria.
Man mano che si avvicinava, il ragazzo si accorse di quanto fosse grande. Il battito delle ali era
cos vigoroso da poterne sentire il rumore.
Luccello cominci a scendere di quota e si port allaltezza del Lago del Cielo. Fu allora che il
piccolo gigante vide per la prima volta la regina degli elfi; una fanciulla minuta sedeva tra le ali
candide e governava quellessere straordinario.
Il cigno giunse a poche decine di metri dalla cascata e, velocissimo, cal sullEtherion, con le
zampe distese in avanti. Sfrecci sulle loro teste, cos basso da far agitare i capelli del gigante, e scivol
sullacqua; attravers rapido il Lago del Cielo e si infil nel canale, alzando due grandi spruzzi che
bagnarono le statue. Infine, richiuse le ali e scomparve allinterno della cupola.
David e Macroc erano impietriti, ma Airelph li scosse e li invit a seguirlo.
Venite, forza!
Il cigno aveva raggiunto la vasca interna e il raggio di luce riflessa che scendeva dalla lanterna
illuminava il suo piumaggio candido facendolo risplendere. Era davvero immenso e magnifico.
Luccello si accost al bordo e la fanciulla scese a terra, appoggiando i piedi nudi sulla pietra
bagnata. Indossava una tunica bianca e corta, simile a quelle degli altri elfi del cielo. Sulle spalle e sulle
braccia portava ornamenti di rami e di foglie. Un piccolo coltello con limpugnatura di smeraldo le
pendeva dalla cintura sottile.
Quando alz la testa e li guard, i due giovani furono folgorati dalla sua bellezza di elfa: aveva
la pelle chiarissima, color della luna, e gli occhi grandi e verdi, come le foglie in primavera. Portava un
diadema dargento, con tre rubini che splendevano sulla fronte. I capelli corvini erano raccolti dietro la
nuca, lasciando scoperte le grandi orecchie a punta. Piccole ciocche sfuggite si arricciavano
graziosamente sulle tempie. Mentre si avvicinava, la fanciulla osserv i nuovi arrivati uno per uno e il
suo sguardo si ferm a lungo sul giovane della razza degli uomini. David sent il cuore frullare nel
petto.
Lelfa si accost al giovane arboreo, gli prese la mano e lo salut con affetto.
Bentornato a Vitra, Ohedn disse e lui rispose inchinandosi.
Grazie, Ossidea.
Poi la regina si rivolse al gigante guardandolo con sincera curiosit.
Benvenuto a Vitra, Macroc di RocOorc! Ricordo bene il giorno in cui giunse la notizia della
nascita del principe delle rocce; come sei cresciuto!
I compagni risero mentre lui si chin sulla regina, le prese la mano tra il pollice e lindice e
guardandola negli occhi le disse:
Ossidea etheranhim, per il bene di tutti gli arcnidi.
Grazie, principe rispose lei.
Infine Ossidea si rivolse a David:
Benvenuto nella Citt del Cielo, David Dream disse fissandolo seria. Da molto tempo
aspettavo il tuo arrivo.
Alludire queste parole, il giovane sent la testa girare e gli parve di perdersi per un tempo
infinito in quegli occhi verdi e lucenti.
Egli vide, come in un sogno, i ricordi confusi di unepoca perduta e i frammenti di una guerra
antica e dimenticata; un pianto dolcissimo e malinconico accompagnava quelle reminiscenze, come una
preghiera. Prima che una lacrima le rigasse il volto, la regina chiuse gli occhi e chin la testa; parve
allora al ragazzo di sentire sussurrare delle parole nella sua mente.
Hedorreil nehir elphophol, hobrom thor! Perdona il popolo degli elfi, principe degli uomini!
David fece un passo indietro, turbato, ma quando la regina riapr gli occhi, lingresso della sua
anima era stato richiuso.
Fu allora che David impugn Inuk e la estrasse dal fodero. Ohedn, sorpreso, sguain
rapidissimo, ma Ossidea lo ferm con un gesto. Il giovane Dream afferr la lama della sua spada e
porgendo lelsa disse:
Questa  Inuk, il pungiglione dellape. Mi  stata donata da Naink nik, sovrana dei nuk nuk.
Essa reca un dono per la regina degli elfi.
La fanciulla guard stupita la spada; dopo un istante di esitazione, allung lentamente la mano.
Appena Ossidea lo sfior, il pomo dellelsa si apr come un guscio, producendo un sottile rumore
metallico. Unape si libr nellaria, accompagnata da un lieve ronzio; volteggi lenta attorno alla testa
della regina e poi vol nella cupola; sfior il becco del cigno, che la segu curioso, e sal verso la luce
della lanterna di vetro, fino a scomparire.
Un dono molto prezioso disse Ossidea sorridendo.
***
Avete visto il fronte della guerra, mia regina? chiese Airelph.
S. Kahs si sta preparando a varcare il fiume. La battaglia dellOlor sta per cominciare.
Lelfa guard in direzione del fumo e dopo un lungo sospiro aggiunse: Che Arcon protegga lesercito
di Arbora. Poi la regina si rivolse ai suoi ospiti. Ma ora, raccontatemi la vostra storia, amici
dellest.
Ossidea li condusse in una grande sala e fece portare cibo e bevande elfiche. David e Macroc
raccontarono il loro viaggio straordinario attraverso la Terra di Arcon e la regina li ascolt con
attenzione, senza perdere una sola parola.
Il vostro  stato un viaggio lungo e pericoloso disse infine, avete dimostrato valore e
coraggio.
Ma come possiamo aiutare il popolo degli elfi? chiese David. Se neppure lesercito di
Arbora riesce a respingere Kahs... cosa possiamo fare noi?
La regina sorrise.
Io non conosco il disegno di Arcon, piccolo gigante, ma la vostra presenza qui  un fatto
straordinario e... non  frutto del caso. Molte cose stanno per succedere. Ora andiamo a riposare e
speriamo che il giorno ci porti buone notizie.

CAPITOLO 35.
LATTACCO.
David camminava nella brughiera, sotto un cielo azzurrissimo. Un vento caldo e lieve
diffondeva il profumo dei fiori e accompagnava il volo degli insetti. Il giovane percorreva un sentiero
di ciottoli ricavato tra lerica e il cardo.
Laquila se ne stava sopra un masso grigio che affiorava tra la vegetazione, lisciandosi le penne
con il grosso becco ricurvo. Il piumaggio doro splendeva come un frammento di sole. David si
avvicin cauto, temendo di spaventarla.
Quando giunse a pochi metri da lei, laquila ripieg per bene le ali, si sistem sulle zampe e lo
guard silenziosa; il ragazzo rest a osservarla incantato. Una cavalletta, grande e verde, salt sulla
roccia e and a posarsi tra le zampe del rapace. Luccello chin il capo e la guard curioso finch
quella, con un nuovo salto, si rituff nel verde.
Improvvisamente il rapace alz la testa e guardando in lontananza spalanc i grandi occhi tondi.
Cosa c? chiese David voltandosi nella stessa direzione, che cosa hai visto?
Laquila apr il becco e grid; poi si rivolse al giovane e il suo verso divenne parola.
Molte cose stanno per succedere, figlio di Arcon.  tempo che ti svegli.
Come?
Svegliatiiiiiiiiiii... kiiiiii... kiiiiii... kiiiiii.
E il suo grido risuon cos forte che spezz lincantesimo del sogno.
Macroc e Ohedn dormivano profondamente. Il rumore dei loro respiri, cos simile e cos
diverso, riempiva la stanza. David si alz a sedere; una luce tremula filtrava da sotto la porta.
Il giovane cerc a tentoni, finch sent sotto la mano la sua spada nuk nuk. La sguain e
cammin fino alla porta. Lentamente gir la maniglia, apr uno spiraglio e sbirci fuori. Una fiaccola
ardeva ancora, illuminando il corridoio di fronte a loro.
David usc e guard da una parte e dallaltra, ma la luce era cos debole che subito moriva
lasciando il corridoio buio. Il ragazzo prese la torcia dal muro e con quella in una mano e Inuk
nellaltra si incammin verso le stanze reali.
La fiamma sfrigolava, ora ravvivandosi, ora affievolendosi e pi duna volta David dovette
fermarsi per paura che si spegnesse. Improvvisamente un suono debole e indecifrabile giunse attraverso
i corridoi di pietra. Dapprima gli parve il rumore di passi veloci, ma quando lo ud di nuovo dubit.
Sembrano... battiti dala. Forse pens il ragazzo il cigno  sveglio e si sta sgranchendo le
ali.
David sal lungo le scale anguste, tenendo la torcia alta davanti a s, con il cuore che batteva
forte. Quando giunse nellandito, la fiamma si affievol fin quasi a spegnersi; il giovane si ferm e la
guard pregando che riprendesse vigore. Appena si ravviv, egli ebbe limpressione di vedere due
grandi occhi color porpora aprirsi sul muro di pietra; ma allimprovviso la fiamma si spense e il buio
avvolse ogni cosa.
Oh, no...
Il giovane ud un rumore alle spalle e si sent stringere con forza disumana, come se un serpente
gigantesco lo avesse avvolto nelle sue spire. Cerc di gridare per chiamare aiuto, ma non riusciva
neppure a prendere fiato. Poi un dolore lancinante gli trafisse una spalla, un dolore che in pochi istanti
crebbe e si diffuse per tutto il corpo come un veleno. Il goblo lo aveva preso nelle sue ali e gli aveva
affondato le zanne velenose nella spalla, fino allosso.
David barcoll, da una parte e dallaltra, sbatt contro le pareti nel tentativo di liberarsi dalla
morsa, ma la stretta del goblo era troppo forte. Mentre sentiva le gambe diventare sempre pi deboli, un
ultimo pensiero gli affior alla mente.
Le scale...
Indietreggi finch il pavimento gli manc sotto il piede e si sent cadere nel vuoto.
La spada... non devo lasciar cadere la spada!
I due corpi avvinghiati rotolarono nel buio, lungo i gradini di pietra. Il giovane si rannicchi
come pot nelle ali del goblo, che lo avvolgevano come un sudario e loro malgrado lo proteggevano
dalla caduta. Quando finalmente si fermarono ai piedi della scala, David era ancora cosciente e il suo
nemico aveva allentato la presa; non molto, ma abbastanza da permettergli di alzare il polso della mano
destra e conficcare Inuk nellala. La creatura rest immobile per un istante; poi, come colpita da una
scossa elettrica, si ritrasse e a stento soffoc il suo dolore gemendo nel buio.
Finalmente libero da quella stretta mortale, David si tocc la spalla sanguinante, prese fiato e
url con tutta la forza che gli era rimasta. Il suo grido disperato echeggi nei corridoi di pietra.
Le torce si accesero in ogni angolo. Ohedn fu il primo ad arrivare; appena vide la creatura
rannicchiata per terra in preda alle convulsioni, diede lallarme:
Gobli! Gobli nella Reggia del Cielo! Proteggete la regina degli elfi!
Svegliata dalle urla, Ossidea scivol silenziosa fuori dalle lenzuola. Unombra pass rapida
dinnanzi alla finestra nelle mura di pietra. La regina degli elfi cerc a tentoni la cinta che aveva lasciato
vicino ai suoi abiti. Quando finalmente riusc a trovarla, sguain il piccolo coltello e rest immobile nel
buio, ascoltando i rumori della battaglia. Nuove ombre sfilarono silenziose davanti alla finestra,
oscurando la luce della luna. Ossidea strinse il pugnale e si accost al muro temendo dessere scorta. In
quellistante la maniglia della porta ruot lentamente e la serratura scatt. La stanza della regina si
riemp della luce tremula di una torcia e il capo della guardia reale comparve sulla soglia come uno
spettro.
Rahaal?! esclam la regina.
Lelfo si muoveva lento, come se una forza oscura e terribile gli legasse le gambe. Un rivolo di
sangue scorreva da sotto larmatura dargento.
Fuggite! riusc a dire il comandante. Poi cedette al veleno e stramazz a terra.
Nello stesso istante la finestra and in pezzi e i gobli entrarono nella stanza. Ossidea vibr un
fendente nel buio, raccolse rapida la torcia da terra e corse verso il corridoio.
I gobli giacevano a terra uno sullaltro, assieme alle guardie che avevano combattuto per
difendere la regina di Etheria. Ossidea esit, impietrita, e subito sent i nemici giungere alle spalle. Con
una velocit sorprendente lelfa colp il primo in pieno petto, lasciando il coltello conficcato nelle
membra; poi scavalcando i corpi che ostruivano il passaggio, fugg lungo il corridoio di pietra.
Ohedn correva verso le stanze reali lasciandosi dietro una scia di sangue. Evitava gli attacchi
con unagilit che solo gli arborei possiedono e ogni volta rispondeva con un fendente letale. Il
guerriero di Arbora vide la luce di una torcia muoversi rapida nella sua direzione e riconobbe la regina
di Etheria. Il nemico apparve dun tratto sopra di lei, illuminato dalla medesima fiamma, con le ali
spiegate, pronto a soffocarla col suo veleno.
I piedi dellelfo si staccarono da terra e Ohedn parve librarsi nellaria come per magia; correva
sulla parete di pietra, come sui rami della foresta, sostenuto dalla sua destrezza e dallardore guerriero.
La lama tagli laria con un sibilo freddo e la testa del goblo si stacc dal corpo. Ohedn ricadde a terra
alle spalle di Ossidea e scrut il corridoio; i versi bestiali di altri nemici giunsero dalla penombra.
Mentre la regina fuggiva, larboreo si gett nel buio, ma per quanti nemici riuscisse a uccidere,
altri ne giungevano e la lotta sembrava interminabile; lelfo si ferm a riprendere fiato, reggendo la
torcia dinnanzi a s.
Hai bisogno di aiuto, arborelph?
Macroc comparve alle sue spalle, menando un grosso bastone. Appena lo videro, i gobli
arretrarono timorosi, ma poi tornarono ad attaccare. Il pi avventato si gett sul gigante che ruot il
bastone e lo spiaccic letteralmente contro la parete di pietra. Prima che Macroc potesse colpire
ancora, i gobli si gettarono su di lui, ma il principe di RocOorc estrasse il suo lungo coltello e vibr un
colpo cos violento che la lama lasci un profondo solco sulla roccia, sprigionando una nuvola di
scintille; i corpi di due gobli caddero sul pavimento in una pozza di sangue. Subito dopo tre frecce
saettarono una dopo laltra nel corridoio buio, sfiorando i capelli del gigante. Macroc si gir di scatto
giusto in tempo per vedere Ohedn che scagliava unaltra freccia; il dardo gli pass a un soffio
dallorecchio destro, cos vicino che il gigante ne sent il tocco incandescente.
Per le corna delluro, Ohedn! Mi vuoi ammazzare?
Non  colpa mia se occupi tutto il corridoio, grosso come sei! rispose lelfo e incocc unaltra
freccia. Macroc rest immobile, gli occhi sbarrati, mentre la saetta gli passava sotto le gambe,
cogliendo il bersaglio alle sue spalle.
Gli elfi sono pazzi pens il gigante tirando un sospiro di sollievo. Poi si gir, brandendo il
coltello in una mano e il bastone nellaltra, pronto a riprendere la battaglia, ma i gobli erano tutti a
terra.
Per la barba di Uroc! si disse osservando quella carneficina. Devo ammettere che quel
piccoletto  una vera furia.
In quel mentre delle grida giunsero dallesterno.
Vengono dalla sala del trono! disse Ohedn. Presto, andiamo!
I due si precipitarono lungo i corridoi. Quando giunsero alla cupola dalabastro, si trovarono
dinnanzi una scena orribile. I gobli volavano dappertutto, come uccelli in una grande voliera. Una
schiera di soldati etheri circondava la vasca del cigno, cercando di difendere Ossidea e Galanthr
dallattacco degli aggressori.
La regina stava accostata al bordo della vasca, impugnando una spada. Lacqua era rossa di
sangue e i corpi di alcuni gobli galleggiavano a pancia in gi.
Per le corna delluro! disse Macroc sgranando gli occhi. Sono centinaia!
E ne arrivano altri! rispose Ohedn indicando larco dingresso.
Larboreo incocc una freccia, prese la mira e scocc; il dardo pass sopra la vasca, attravers
tutta la sala e colp un goblo dalla parte opposta della cupola. Poi lelfo sguain la spada e inizi a
correre, velocissimo, vibrando fendenti da una parte e dallaltra. I gobli si alzarono in volo per evitare
dessere colpiti e fu allora che larboreo spicc di nuovo la sua corsa prodigiosa sulle pareti della
cupola, tagliando laria con la lama dargento. Gli assalitori si alzarono ancor pi e iniziarono a girare
sotto la grande lanterna di vetro. Ohedn ricadde a terra vicino a Macroc dopo aver compiuto un intero
giro.
Alla porta, presto!
Il gigante corse verso larco e con la sua mole colossale si piazz di guardia brandendo il grosso
bastone.
Per tutte le corna di tutti gli uri! disse il principe di RocOorc guardando in alto. Il cielo era
oscurato dal volo di centinaia di gobli, che si gettavano sulla reggia come insetti impazziti. Abbiamo
bisogno di rinforzi! grid roteando il bastone e colpendo il primo dei nuovi arrivati con una botta
secca e precisa.
Tieni duro, arriveranno! rispose Ohedn; lelfo aveva rinfoderato la spada e si era piazzato
alle spalle del gigante. Da l tirava sui gobli con il suo arco.
Macroc respingeva gli assalitori, colpendo con il bastone e coi pugni, incurante dei graffi e dei
morsi che sembravano non avere effetto su di lui.
Sono troppi, Ohedn, non ce la faccio! grid senza smettere di lottare.
Resisti! grid lelfo, ma un goblo riusc a varcare la soglia e aggred larboreo alle spalle,
conficcandogli le zanne nel collo. Ohedn grid di dolore e, gettato larco, strinse la freccia nel pugno e
la piant alla cieca nel corpo del suo assalitore. Poi cadde in ginocchio in preda agli effetti del morso; si
trascin carponi fino al canale e raccolse lacqua dellOlor che scorreva rossa di sangue. Bevve due
lunghi sorsi, sperando cos di fermare lazione del veleno.
Appena i gobli si accorsero che lelfo era stato ferito, si gettarono su di lui, ma Ohedn fece in
tempo a sguainare e a respingere il primo attacco. Si alz in piedi e di nuovo si accost al gigante
reggendo la spada a fatica, cercando di mettere a fuoco le immagini che si sdoppiavano davanti ai suoi
occhi. I gobli non dovevano pi temere le sue frecce e tornarono ad aggredire la regina di Etheria e il
cigno sacro. Il primo fu colpito dalla lancia di un soldato, ma il compagno che lo seguiva riusc a
evitare il colpo e si avvent su Ossidea; ma prima che potesse allungare gli artigli su di lei, Galanthr
lo afferr col suo becco gigantesco e lo scagli lontano.
Fu allora, quando il nemico sembrava sul punto di prevalere, che improvvisamente sentirono
quello strano rumore. Era come un ronzio, un ronzio che in breve si fece assordante.
Che cosa succede, Macroc? Cos questo rumore? chiese lelfo.
Il gigante esit, incredulo.
Sono le api disse infine.
Uno sciame dapi si alzava dalla radura, cos grande da oscurare lalba. Gli insetti giunsero
veloci sopra Vitra e avvolsero i gobli come una nube. Le urla degli assalitori si confusero al ronzio
degli insetti.
Li attaccano! Attaccano i nostri nemici! esclam Macroc.
Lassalto si fece disordinato e il gigante riusc a riconquistare il varco dingresso.
Poco dopo, il principe vide le frecce saettare nel cielo; i soldati etheri erano finalmente giunti in
suo aiuto. Mentre gli arcieri tiravano sul nemico, almeno cinquanta lancieri, protetti da unarmatura
dargento, si schierarono a difesa della cupola.
La battaglia continu furiosa nei Giardini del Cielo.
I gobli che riuscivano a evitare le frecce e le punture delle api si gettavano sugli elfi
ingaggiando terribili lotte corpo a corpo. Gli etheri cercavano di difendersi dai morsi velenosi con gli
scudi dargento e colpivano con le lance e con le spade. Le urla della battaglia echeggiavano nei
giardini di Vitra.
Per un po sembr che le forze in campo si equivalessero e che lo scontro dovesse proseguire
fino allultimo superstite. Poi, improvvisamente, i gobli si dispersero e gli etheri riuscirono a riprendere
il controllo della situazione.
Ce labbiamo fatta, Ohedn! disse Macroc alzando in aria il bastone. Si ritirano!
Lelfo annu. Appariva stremato, ma si reggeva in piedi con le sue forze.
Ma... dov David? chiese il gigante guardandosi attorno. Solo allora si accorsero che il
giovane della razza degli uomini non era con loro.
***
... morto?
No... respira ancora.
Il goblo ha morso in profondit.
Se non fosse stato per lui...
Fate piano; mettetelo qua.
Bevi, piccolo gigante, bevi! Coraggio! Un sorso solo.
S, s, lo so... un sorso solo... ma sono cos stanco... cos lontano...
Devi bere, David! Forza!
Cos... lontano.
Non ce la fa...  finita.
No... non ancora! disse la regina di Etheria.
Ossidea avvicin lampolla alla bocca e bevve.
Poi, mentre tutti la guardavano senza capire, si chin e appoggi le labbra su quelle del giovane.
Bevi, David.
Lacqua dellOlor flu tiepida da bocca a bocca, da elfa a uomo.
La mente di David vagava in quello spazio sottile tra la vita e la morte; il giovane ripercorse nel
delirio il lungo viaggio che lo aveva portato fin l.
Vide il professor Bowler, che teneva faccia da porcello Walton e gli porgeva la chiave della
pendola, vide il postino con il bastone dalla testa di drago che gli consegnava la lettera di suo padre,
vide se stesso in ginocchio mentre tirava fuori dallorologio il libro incompiuto. Vide lelfo ferito, che
gli parlava con parole incomprensibili ma che ora gli risultavano chiare e ancor pi terribili: Io vengo
da Etheria. Ossidea  in grave pericolo. Kahs arma le sue schiere.
David vide il melograno che lo aveva accolto nella Terra di Arcon, vide le scimmie dacqua che
ripetevano le sue parole senza comprenderne il significato, vide Grulfus che annusava il suo volto
coperto di fango, vide i lupantichi che lo inseguivano nel labirinto tra i fiori, vide Naink nik e di nuovo
sent le sue parole profetiche: Un segreto terribile ti accompagna, David Dream.
Vide laquila doro che lo proteggeva dallassalto dei lupantichi, vide Macroc, il principe dei
giganti, che lo guardava divertito, il giorno del loro incontro; vide RocOorc tra i faraglioni, vide il
viale dei re, con le statue gigantesche. Vide il vecchio marinaio che reggeva la lanterna al porto di
Nrdur, vide le onde della tempesta che si abbattevano sulle fiancate del Mhorrob; vide i gurbl che li
trainavano verso Gorbla, vide Nagr che gli parlava dallalto del suo trono. Vide il deserto di sale,
splendente e terribile, vide Macroc che lo portava in spalla attraverso la notte. Vide la Foresta Eterna e
Lihenol che gli veniva incontro nella penombra del sottobosco, vide le lucciole volare tra gli alberi
sacri, vide il goblo sorpreso da Ohedn comparire magicamente sul tronco. Vide la Nivhenoo e Holb
con i suoi fratelli, vide Etheria specchiarsi nel Lago Bianco, come un frammento di luna precipitato
sulla Terra. Vide lo sguardo dolcissimo e malinconico di Ossidea e di nuovo ud la sua misteriosa
preghiera: Perdona il popolo degli elfi, principe degli uomini. Poi tutto si fece buio finch due occhi
color del ghiaccio si aprirono nelloscurit e le parole del lupantco risuonarono nella sua mente in
delirio: La paurrra  forrrte.
Lentamente la belva serr le palpebre e si dissolse nellombra; solo il buio era rimasto, un buio
assoluto, impenetrabile, malefico.
Chi sei? chiese il giovane.
Kahs rispose con la voce sottile della regina delle api.
Un segreto terribile ti accompagna, David Dream.
***
Quando David apr gli occhi, la regina era ancora china su di lui e le loro labbra erano giunte.
Bentornato! disse lei tirandosi su e asciugandosi la bocca; nei suoi occhi brillava una gioia
immensa.
Ossidea prese lampolla e di nuovo lavvicin al ragazzo alzandogli la testa.
Bevi... bevi ancora, piccolo gigante.
Mentre beveva, il giovane gir gli occhi attorno e vide molti elfi che lo guardavano. Poi
riconobbe il viso di Macroc; il gigante gli sorrise e strizz locchio.

CAPITOLO 36.
LA BATTAGLIA DELLOLOR.
Era lalba quando le guardie di Vitra annunciarono larrivo di qualcuno.
Cosa succede, Macroc? chiese David allamico che lo aveva vegliato per tutta la notte.
Arborei... rispose il gigante guardando dalla finestra. Non hanno la faccia di chi porta buone
notizie.
Il giovane Dream fece per alzarsi.
Sei troppo debole, Rownroc. Stai gi! Hai bisogno di riprenderti.
Sto bene, grande roccia, non preoccuparti ribatt David appoggiandosi allamico. Dobbiamo
sapere cosa  successo.
Ossidea e Airelph erano nella cupola; di fronte a loro, David riconobbe Lihenol, lufficiale
dellesercito di Arbora che li aveva accolti nella foresta. Era ferito a un braccio e zoppicava.
Cosa  successo, Lihenol? chiese la regina osservando la fasciatura insanguinata.
Ossidea, mia regina, perdonatemi per quello che sto per dire rispose larboreo chinando il
capo. Lesercito di Kahs ha varcato lOlor. Il popolo degli alberi  stato sconfitto.
A quella notizia, lelfa per un istante rest immobile, come pietrificata. Poi trasse un lungo
respiro e volt lo sguardo a occidente, in direzione del fronte; il fumo saliva nuovamente dalla foresta e
oscurava il cielo del mattino.
Racconta la battaglia, Lihenol disse infine.
***
Credevamo di poter fermare Kahs sullOlor, perch le sue macchine da guerra non possono
attraversare lacqua senza affondare. Avevamo schierato lungo il fiume i nostri arcieri migliori, pronti a
colpire i kahuri non appena avessero tentato di guadare. Il soldato di Arbora si tocc il braccio ferito
e la sua mano si tinse di sangue. Lattacco  cominciato nelle prime ore della notte. Kahs ha disposto
le catapulte lungo le sponde occidentali dellOlor e ha ordinato di lanciare il fuoco oltre il fiume. Allora
ci siamo rifugiati nellacqua e abbiamo lasciato che il fuoco ci superasse; poi siamo tornati a disporci
tra le rocce, pronti a colpire; tre file di arcieri erano nascoste nelloscurit al margine del fiume. Ma
Kahs aveva in serbo un nuovo piano. Dal buio sono avanzate delle macchine immense, illuminate
dalla luce delle fiamme. Erano alte come torri dassedio e certamente occorrevano centinaia di soldati
per spingerle. Inutilmente gli arcieri scoccavano perch i nemici erano protetti dalle stesse macchine
che spingevano e le frecce si conficcavano nel legno senza nuocere. Quando tutte furono posizionate
lungo il fiume, i kahuri si sono fermati e un silenzio irreale, rotto solo dallo scorrere dellacqua, ha
imprigionato la battaglia. Poi si  udito un grido altissimo, un comando nella lingua delle montagne;
improvvisamente tutte le macchine hanno lasciato cadere un grande ponte mobile, che ha travolto la
prima fila di arcieri. Subito dopo le catapulte, dalle retrovie, hanno ripreso a lanciare i proiettili di
fuoco e la carica  cominciata. I kahuri si sono gettati sui ponti e hanno travolto gli elfi, rimasti
imprigionati tra il fiume e il fuoco. Il popolo degli alberi ha combattuto fino allultimo e molti nemici
sono stati uccisi, ma alla fine... Kahs ha colto la sua vittoria.
Lihenol si ferm un istante con gli occhi fissi a terra; il ricordo di quel momento terribile
scuoteva il suo animo in modo insopportabile.
Quando la resistenza degli elfi  stata vinta, il nemico ha usato gli stessi ponti per far avanzare
le catapulte e ha ripreso la sua marcia di fuoco attraverso la foresta. Kahs conosce larte della guerra,
mia regina, e non ha piet di nulla concluse Lihenol.

CAPITOLO 37.
IL CIGNO SACRO.

Cosa succeder adesso, Lihenol? chiese Ossidea, che durante tutto il racconto non aveva mai
smesso di fissare il fuoco in lontananza.
Tra due o tre giorni al massimo, lesercito di Kahs sar ad Alborhan. La radura  perduta.
Poi inizier lassedio di Etheria rispose lelfo con la morte nel cuore.
Ossidea guard ancora in direzione del fuoco, poi volt lo sguardo altrove, laddove la guerra
non aveva ancora piantato il suo morso e sembr voler abbracciare tutto quel mondo con il suo sguardo
amorevole, finch due lacrime sottili le rigarono il viso. Infine diede ordine di prepararsi allassedio.
Suonate i corni di Etheria! Che la popolazione della radura possa rifugiarsi nella Citt del
Cielo e ad Arbora. Aiutateli a mettersi in salvo. Quando lultimo abitante sar al sicuro, chiudete la
scala e preparatevi allassedio.
David ascoltava sconvolto. Non riusciva a rassegnarsi allidea che quella terra straordinaria
fosse travolta dalla guerra.
Se lesercito degli uri fosse qui, se i giganti potessero battersi al fianco degli elfi disse
Macroc stringendo il pugno, ricaccerebbero i kahuri sulle montagne da cui sono scesi.
Lo so, mio giovane principe rispose Ossidea.
Il popolo delle rocce non ha una flotta disse Airelph. Non  in grado di attraversare il Mare
di Mezzo.
A quelle parole David ripens improvvisamente al giorno in cui aveva cavalcato Gulgl.
Quando era tornato a bordo, Macroc si era rivolto a Golghien e lo aveva stuzzicato, chiedendogli se
anche lui avrebbe potuto cavalcare il delfino.
Non mi provocare, gigante aveva risposto lufficiale di Gorbla. I gurbl governano creature
molto pi grandi di te.
Ossidea disse il giovane dimenticando ogni riserbo, ascoltami! Forse non tutto  perduto. I
giganti non hanno una flotta, ma il popolo del mare s. I gurbl hanno molte navi e forse saprebbero
traghettare il popolo delle rocce fino alle Terre dOccidente.
Ossidea disse allora Airelph, il principe di RocOorc  il benvenuto a Vitra, ma se i
giganti difenderanno la Citt del Cielo dai kahuri... chi sapr difendere gli elfi dai giganti?
A quelle parole Macroc parve infuocarsi; si chin fino a inginocchiarsi e rivolto a Ossidea
parl rosso in viso.
Regina degli elfi, se lesercito degli uri potesse difendere la Citt del Cielo, lo farebbe solo per
vedere nuovamente la pace nelle Terre dOccidente. Lo giuro sul mio onore e sullonore di tutto il
popolo delle rocce.
Ti credo, principe Macroc disse Ossidea prendendogli la mano.
Allora dateci un buon cavallo, veloce chiese David rincuorato dalle parole dellamico,
andremo a Gorbla e poi a RocOorc e torneremo con un esercito di giganti.
Occorrerebbero settimane per giungere alle Terre dOriente intervenne ancora Airelph, e
mesi prima dellarrivo dei giganti ad Alborhan; non possiamo resistere cos a lungo.
Fu allora che Ossidea si allontan dal gruppo e si avvicin allacqua. Galanthr, il cigno sacro,
entr nella cupola nuotando nel canale e la raggiunse; il cigno e la fanciulla restarono a lungo vicini e
sebbene nessuno dei due proferisse parola, era chiaro che stava succedendo qualcosa. Poi Ossidea torn
verso David e fissando il ragazzo negli occhi disse:
C un modo molto pi rapido per giungere alle Terre dOriente.
Il ragazzo la guard senza capire.
Galanthr ti porter a RocOorc.
David sgran gli occhi per lo stupore; avrebbe volato sul dorso del cigno?
Ossidea intervenne Airelph, solo la regina degli elfi pu cavalcare il cigno sacro! Se
Etheria verr espugnata, chi ti porter in salvo?
Per la salvezza di tutti gli elfi e della loro regina, caro Airelph replic Ossidea, il cigno
voler fino a RocOorc. L giunto, Galanthr torner a Etheria, mentre David condurr lesercito dei
giganti fino ad Alborhan.
Macroc si rivolse allamico e gli parl pieno di eccitazione.
Per la barba di tutti i re di RocOorc! Ti aspetta un viaggio incredibile! Se solo quel cigno
fosse un po pi grande... Ma non pensare che io me ne stia qui ad aspettarti senza far nulla. Appena
sarai partito, io stesso partir e vi verr incontro sulle sponde occidentali del Mare di Mezzo. Ci
incontreremo l!
Se io non ti avessi incontrato, amico mio, sarei gi morto cento volte disse David
abbracciandolo. Ci incontreremo al deserto di sale, grande roccia! Sta attento, mi raccomando!
Non temere per me, piccolo uomo. I kahuri non mi fanno paura. Tu, piuttosto, tieniti forte e di
a mio padre che mi dispiace avergli mentito.
Glielo dir, Macroc, stai tranquillo. Al deserto di sale, allora!
Non temere.
Il ragazzo, tremante di emozione, sapendo che ogni istante era prezioso, corse a raccogliere le
poche cose che costituivano il suo bagaglio e torn nella cupola. Salut Ohedn e Airelph e si avvicin
alla vasca, accompagnato da Ossidea.
Non  difficile cavalcare il cigno gli disse la regina. Lascia che sia lui a guidarti. Ricordati:
Galanthr comprende anche le cose che non vengono dette. Fidati di lui!
Il cigno, senza che nessun ordine venisse pronunciato, si accost al bordo della vasca. David si
mise la sacca e il corno a tracolla e sporse un piede in avanti. Galanthr si fece ancora pi vicino e in
un attimo il ragazzo si ritrov seduto sul suo dorso. Il piumaggio era cos soffice che le sue gambe
parvero sprofondare. David sent che quella creatura aveva una forza straordinaria e si sent al sicuro.
Ossidea gli prese la mano e guardandolo negli occhi lo salut con poche parole sussurrate:
Torna, piccolo gigante!
David rest a guardarla un istante e gli sembr pi bella che mai.
Tra venti giorni, al sorgere del sole, guarda a est.
Poi si volt e si prepar alla partenza; senza bisogno che il ragazzo dicesse nulla, Galanthr si
diresse verso luscita. Appena fu fuori dalla cupola, il cigno acceler il nuoto e apr le grandi ali
bianche battendole con forza; mentre il suo corpo lentamente si sollevava, prese a correre sullacqua e
il giovane inizi a sentire la forza del vento sul viso e tra i capelli. Attraversarono veloci il Lago del
Cielo e in pochi istanti raggiunsero la cascata. Un ultimo passo nellacqua e Galanthr si gett nel
vuoto. Il ragazzo trattenne il respiro, mentre luccello si librava nellaria con il suo volo battuto.
Il cigno prosegu in linea retta, poi fece una lunga virata verso ovest e prese quota, finch si
trov a volteggiare sopra la Citt del Cielo. David riusc a individuare la reggia di Ossidea e nel
giardino vide gli amici che seguivano il suo volo a testa in su. Dun tratto, un suono potentissimo
riemp il cielo: erano i corni di Etheria che avvisavano il popolo della radura; lesodo era cominciato.
Galanthr comp un ultimo giro sopra la citt, poi si diresse deciso verso oriente, in direzione del Mare
di Mezzo.
Mentre il cigno si allontanava, Airelph si accost alla regina e le sussurr queste parole:
Non conosce lantico passato, mia regina.
Il suo animo  puro rispose Ossidea.
Un giorno scoprir il segreto del popolo perduto disse lelfo.
Ossidea rimase a lungo in silenzio guardando Galanthr in lontananza.
Il suo animo  puro ripet infine.
...
.
...
FINE.